[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 21-01-2007. Integrato con un post del 15-12-2005.]

L’eco di luce che parte dal buco nero supermassivo si propaga attraverso le profondità della galassia, lungo un viaggio che percorre le epoche. Non è morto ciò che in eterno può aspettare, e in strane ere anche la morte può essere uccisa. Dall’emissione ad alta energia di onde elettromagnetiche generate dalla materia che la Singolarità fagocita, l’impulso arriva fino a noi, adesso, sulla Terra. Ad ascoltarla c’è un occhio elettronico, puntato dritto al cuore della Via Lattea. Scruta nel buio, lo ascolta mentre digrigna i denti e rabbrividisce all’urlo della materia che si estingue in una terribile alchimia quantistica, una trasmutazione che la sublima a un nuovo stato dell’essere, dove perfino questa parola e il suo contrario si svestono del loro abituale significato.

E’ la non-vita al di là dell’orizzonte degli eventi, oltre l’ignoto. Proprio come la nostra condizione dopo il cataclisma singolaritariano, visto adesso coi nostri occhi. Ma nessun satellite Chandra può sondare queste oscurità e nemmeno la nostra mente, che pure ha un disperato bisogno del futuro. Sopravvivere, ecco cosa serve per arrivare alla conoscenza, per vincere i limiti della ragione, per gettare lo sguardo un po’ più in là, verso una nuova consapevolezza morale.


Emissione di raggi-X dal buco nero supermassivo situato nel nucleo di Centaurus A,
la galassia attiva più vicina alla Terra (13.000 a.l.). Foto dal telescopio orbitale Chandra.

Termodinamica per buchi neri

Principio Zero: Tutti i punti dell’orizzonte degli eventi di un buco nero in equilibrio hanno la stessa gravità superficiale.

Primo Principio: Durante una trasformazione, la massa, la velocità di rotazione e il momento angolare di un buco nero variano in funzione della sua area e della gravità superficiale.

Secondo Principio: E’ impossibile annullare la gravità superficiale di un buco nero mediante una serie finita di trasformazioni.

Formulazione alternativa del Secondo Principio: L’area di un buco nero non può diminuire nel tempo: se esso è completamente isolato dall’esterno, manterrà costante la propria superficie, tendendo ad aumentarla non appena entrerà in interazione con l’ambiente esterno.