Sempre tra le news odierne di Fantascienza.com, segnalo l’annuncio della messa in linea del numero 107 di Delos Science Fiction, la prima rivista telematica di fantascienza in Italia che per l’occasione ha approntato uno speciale estivo dedicato alla narrativa. Carmine Treanni, autore di una introduzione profondissima e lucida sui tempi postmoderni che stanno vivendo la fantascienza e l’immaginario da essa alimentato, ha chiesto a otto autori di provare a immaginare un possibile futuro per l’Italia. Insieme a mostri sacri del calibro di Vittorio Catani, Donato Altomare (fresco protagonista di una doppietta al Premio Urania), Silvio Sosio e Virginio Marafante, e a fianco di altre giovani e valenti leve come l’amico Alberto Priora, Roberto Paura e Leonardo Pappalardo, sono stato invitato a offrire il mio contributo, cosa che ho fatto con estremo piacere.

L’idea di ambientare un racconto in un territorio che mi era familiare mi ronzava dalla testa da un po’ di tempo. Per la genesi vi rimando a quanto scrivevo il 25 marzo scorso sullo Strano Attrattore 1.0, dove anticipavo anche l’incipit di Orfani della connessione, che adesso potete leggere in versione integrata e definitiva su Delos. L’illustrazione che correda il racconto, che potete ammirare anche qua sopra, è opera di Giorgio Raffaelli, a cui va nuovamente il mio più sincero ringraziamento.

I luoghi del racconto sono quelli della mia infanzia: le propaggini delle colline materane affacciate sulla valle del Cavone, tra l’Appennino e la costa jonica. Si tratta del secondo racconto che ambiento in quella zona. Il primo, Terre Morte, era apparso sul Numero Zero di NeXT, quando tutto questo era ancora un sogno prototipale. E adesso quei tempi mi sembrano sepolti sotto strati geologici disseminati di progetti: alcuni in rovina, altri ben conservati, altri ancora che forse verranno un giorno riesumati e rimessi in sesto. Per cominciare, un terzo racconto con lo stesso sfondo ma a tema ucronico potrebbe seguire fra non molto. Ma è ancora tutto da vedere.

Per il momento, accontentatevi di questo: Orfani della connessione si situa in un futuro non ben precisato, che potrebbe cadere tra 10 anni come tra 50. Si confronta con il tema dell’augmented reality, ovvero l’espansione informativa della realtà percepita attraverso l’uso di dispositivi a radiofrequenza, display retinici virtuali e altre diavolerie in grado di consegnarci una rete pervasiva e (quasi) ubiqua. Ne parlava anche Anisotropie, qualche giorno fa, e il racconto va a riallacciarsi al discorso che teneva banco anche da queste parti sul futuro della Rete.

Se la scrittura risente dell’ultimo Gibson e non ho problemi ad ammetterlo, le atmosfere del racconto sono invece fortemente debitrici della lezione di Breece D’J Pancake, che con queste cose non ha niente a che vedere. O forse sì. Lascio che siate voi a deciderlo. Buona lettura!