[Ripreso dallo Strano Attrattore 1.0, edizione del 20-10-2006. Integrato per l'occasione.]

Chassis in legno, tastiera meccanica, una cloche da telegrafo come mouse. E altoparlanti,  porte USB, scheda Ethernet e schermo piatto. Un sogno neogotico ispirato da fantasie retrofuturiste, che prende forma nel più esclusivo computer mai assemblato. Concepito da una mente folle, indubbiamente, ma non posso non condividere la meraviglia di Zoon.

L’apparizione di questo eccentrico retrocomputer accende il bagliore di una coincidenza ancora più assurda: solo pochi giorni fa sul suo blog William Gibson, padre del cyberpunk e dello steampunk, dichiarava di essersi affidato fino a tempi recenti a una vecchia macchina da scrivere per la stesura delle sue opere. Un sodalizio durato fino alla sua rottura, che nel 2000 lo costrinse a rivolgersi a un computer. Quello fu l’inizio del suo rapporto di ossessiva dipendenza da e-Bay, ma questa è un’altra storia.

Così, una confessione e un annuncio accendono nella rete un lampo neurale con il sapore della ierofania. E se non fossimo altro che il sogno di un calcolatore meccanico? Magari la realtà si spinge davvero più in là dei più cupi presagi dei fratelli Wachowski… Magari questa che sperimentiamo è solo la realtà virtuale generata da macchine analitico-differenziali di Babbage in un continuum di Gernsback alternativo.

Questo è forse il più bello dei corti della serie Animatrix. Scritto e diretto da Shinichiro Watanabe, si intitola A Detective Story. Open your eyes, guys!