[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 03-04-2008]

Se esiste un elemento del nostro presente di cui credo non riusciremo mai più a fare a meno, nel futuro prossimo come in quello più remoto, dal mio punto di vista questo elemento non può essere che la Rete. Già oggi, la Rete come la conosciamo noi ha rivoluzionato le nostre esistenze: ci ha messo a disposizione risorse pressoché illimitate, ha accelerato i tempi di accesso alla conoscenza e liberato l’informazione dai vincoli strutturali della carta e dei palinsesti televisivi, stravolgendo i meccanismi di propagazione delle idee e del sapere, con una ricaduta ancora più amplificata nel microcosmo delle relazioni interpersonali.


Una rappresentazione del cyberspazio nel film Johnny Mnemonic,
trasposizione dell’omonimo racconto di William Gibson.

Per quanto possano sembrarci limitati internet (che si sta affacciando appena ora sull’orizzonte del web semantico), l’infrastruttura (ancora troppo spesso affetta dai malanni del digital divide) e il suo uso (la trasposizione “mascherata” di tutti i vizi e i difetti delle rispettive personalità reali nei mondi virtuali di Second Life, dei gruppi di discussione, dei forum e dei blog), la Rete è di fatto imprescindibile nelle nostre vite. Potrebbe sembrare che Legba stia cavalcando le mie frequenze sinaptiche, in questo momento, ma è una convinzione che coltivo ormai da tempo (per cui si tratterebbe del più lungo e persistente caso di possessione spiritica documentato).

Se devo immaginare come sarà la Rete fra 10 anni, o anche solo fra 5, avrei dei problemi non banali di estrapolazione. In meno di 5 anni abbiamo finora assistito all’esplosione dei blog prima e di Second Life poi. Wikipedia si va attestando come una fonte di documentazione affidabile, stimolante e in perenne aggiornamento. La nuova frontiera multimediale di YouTube, tutto sommato ancora relegata a uno stadio embrionale del suo sviluppo, se sfruttata al meglio potrebbe preludere a un ulteriore mutamento radicale nei meccanismi dell’informazione e della divulgazione. La strutturazione del web sul contesto semantico dei documenti pubblicati potrebbe essere altrettanto significativa, portando alla razionalizzazione e all’ottimizzazione nella reperibilità e nella consultazione dei contenuti. E queste sono solo le prime ipotesi che è possibile azzardare sulla base di quello che è disponibile in circolazione oggi. Non scordiamoci che nel 1999, solo 9 anni fa, mentre il mondo era impegnato a lottare contro la minaccia oscura del Millennium Bug, nessuno aveva la più pallida idea di cosa potesse essere un blog. E non parliamo di tutto il resto.

Ma dovendo proiettare nel domani i miei sogni (e, perché no, anche qualche speranza… tanto per non voler fare il visionario folle a tutti i costi), nel futuro, diciamo tra 20-25 anni, immaginerei una Rete sempre più integrata con il nostro mondo, a costituire un unico paesaggio informativo senza soluzione di continuità. Un panorama continuo e interattivo, con cui interagire attraverso opportuni dispositivi: magari l’evoluzione optoelettronica delle interfacce multi-touch, oppure lenti opportunamente modificate. Immagino strutture e oggetti etichettati da adeguate tag molecolari e una funzione di riconoscimento nelle nostre protesi ottiche, capaci così di attingere all’istante dalla Rete tutte le informazioni per una data voce del catalogo. Un panorama in cui il Virtuale si compenetra con il reale, in cui la velocità dei collegamenti renda tutti gli operatori partecipi di un dominio collettivo di esperienze e conoscenze. Un mondo simile a quello che viene fuori, nella prospettiva di chi ancora è relegato nel tempo-lento, dalle pagine che ho appena finito di scrivere. Come pure poteva intuirsi sullo sfondo della Sezione π2.

In quest’ottica, la civiltà progredirà verso orizzonti sempre più integrati: l’immediatezza nell’accesso alla Rete potrebbe definire il prossimo balzo evolutivo, l’ingresso in una globalizzazione vera, in cui ogni cosa è a portata di mano, ogni individuo (sia esso un uomo o una personalità artificiale) libero di muoversi, e il feedback dagli oggetti integrati (embedded) sia in tempo reale. Penso a una Rete che trascenda il cyberspazio, e anzi abbracci anche oggetti del nostro mondo fisico, materiale, in un unico continuum dei sensi. Non più un mondo da calpestare, ma un oceano di dati, scenari, contatti e interazioni in cui immergersi.


Una veduta di NewPort City, la “città integrata” che fa da sfondo alle vicende
della Sezione 9 nello shirowverse di
Ghost in the Shell. [Le altre due immagini di
questo post sono tratte rispettivamente da Ghost in the Shell e Minority Report]

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