Banksy è un artista inglese che ha fatto molto parlare di sè negli ultimi anni. E’ tanto inafferrabile quanto incisivo nelle sue incursioni: finora si è infiltrato nel recinto dei pinguini dello zoo di Londra travestito da pinguino, esibendo un cartello con la scritta: “il pesce ci fa schifo, il posto non ci piace, ci annoiamo a morte”; ha taroccato 500 copie del cd di Paris Hilton, sostituendo sulla copertina dell’album il volto della “cantante” con la testa di un cane, e alterando significativamente i titoli dei brani e il contenuto stesso del cd, con un remix firmato dall’artista DM (che non sono io, ma secondo gli esperti potrebbe essere Danger Mouse dei Gnarls Barkley); e, periodicamente, introduce nei musei di mezzo mondo sue opere nelle quali rielabora a modo suo i maestri del Settecento, oppure (come nel Museo di Storia Naturale di New York) sferra i suoi sottili attacchi alla politica militarista americana come al circuito dello spettacolo e all’establishment culturale.

Un personaggio che sembra uscito da un libro di William Gibson, insomma: un artista underground che si sottrae alle luci della ribalta e parla solo attraverso le sue performance. La sua esperienza è emblematica e potrebbe portare a una rivoluzione paradigmatica in campo artistico ma non solo: il successo delle sue opere potrebbe in effetti solleticare la fantasia di qualche pubblicitario. Non so se si può parlare di viral art, ma sono abbastanza sicuro che fra qualche anno il fenomeno continuerà a essere analizzato come caso di studio.

Partito come graffitaro, Banksy è oggi uno degli artisti più quotati, tanto che i suoi lavori all’asta valgono decine di migliaia di sterline. Ma lui continua a sottrarsi ai riflettori. E pur restando nell’ombra, la voce a lui dedicata su Wikipedia continua ad allungarsi di imprese…

[Banksy: a sinistra "Soldier with spray can"; a destra "Withus Oragainstus".
Altre opere dell'artista britannico possono essere ammirate a questo link.]