Nel quarto capitolo di Guerreros, un personaggio afferma: “Rivoltare-l’espazio-nudo rivolta tutto”.

“E’ come se si rivoltasse su se stesso” spiega un altro (l’artista locativo autore della riproduzione della morte di River Phoenix). “Tipo cyberspazio. [...] Si potrebbe quasi dire che è iniziata il primo maggio del 2000. [...] Geohacking. O perlomeno il suo potenziale. Il governo annunciò allora che i limiti di accesso a quello che fino a quel momento era stato un sistema esclusivamente militare sarebbero stati eliminati. I civili furono in grado di accedere per la prima volta alle coordinate geografiche del GPS”.

Poche settimane fa è stata resa nota l’acquisizione di Tele Atlas da parte di TomTom, compagnia leader nel settore dei navigatori satellitari. Quasi 3 miliardi di euro per gli scatti di 2.800 macchine fotografiche montate su 200 furgoni sguinzagliati per le strade del Vecchio e del Nuovo Continente, destinati a essere cuciti nelle carte stradali tridimensionali di cui la società olandese si avvarrà nei suoi sistemi di navigazione (fonte Repubblica.it). Nokia si appresta a fare lo stesso, rilevando la statunitense Navteq per cui ha offerto la bellezza di 5,1 miliardi di euro. Una gara a chi per primo produrrà la cartografia definitiva, corsa sul filo dell’imminente transizione dalla piatta bidimensionalità attuale al rilievo 3D del domani. Alla fine, raggiunto un livello di rendering tale da garantire una risoluzione adeguata, potremo passare dalla ricerca lessicale a quella grafica: zoomando su una zona a scelta avremo già prospettati tutti i possibili punti di interesse che vi sono ubicati. Questo sarà il geoweb.

Un altro passo avanti e ci troviamo catapultati in uno scenario ancora più sconvolgente. Anytime, anywhere. Era con queste parole che annunciavo poco più di un mese fa il motto della Ubiquitous Society, la compagnia incaricata di gestire lo sviluppo della più grande rete ubiqua nazionale attualmente in progettazione, quella giapponese. Tag RFID inseriti in punti strategici potrebbero fornire la sponda per una interazione sempre più attiva (e pervasiva) tra l’uomo/operatore e il paesaggio/ambiente, snocciolando dati sulle attività commerciali in esercizio, i punti di interesse culturale, i collegamenti pubblici e i percorsi utili per i disabili, magari in lingue diverse. I cellulari, i palmari, gli smartphone collegati al sistema di tracciamento satellitare potranno ricevere in tempo reale informazioni derivate dalla loro localizzazione geografica. I dispositivi di identificazione a radiofrequenza chiuderebbero il cerchio, portandoci a destinazione.

Intanto Google Maps, che attualmente detiene il primato per la qualità delle foto almeno per quanto concerne il territorio americano, annuncia che il traguardo è “di costruire un mondo allo specchio, una replica del mondo”. Un mondo sotterraneo, fatto di invisibili linee che si intrecciano a segnare le coordinate psicografiche di uno spazio sempre più integrato con i nostri sensi.

Immagine di IguanaJo: Golden Gate Fog.