[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 23-01-2007]

Dopo avere esplorato i territori del noir psicologico e del fumetto, Christopher Nolan compie conThe Prestige una riuscitissima incursione sul terreno del fantastico. Immaginario e fantascienza si fondono qui in chiave steampunk originando un’opera visionaria, suggestiva e seducente, trasfigurando nel conflitto tra due prestigiatori di fine Ottocento il confronto/scontro tra tradizione e modernità, tra trucco e innovazione tecnologica, con allegate vittime collaterali e con tanto di sorpresa finale. Intorno ai protagonisti l’età vittoriana sembra prendere vita ed eccezionali sono le prove dei personaggi di contorno, dall’ingénieur Michael Caine all’assistente-spia Scarlett Johansson, passando per un mefistofelico Nikola Tesla impersonato da un irriconoscibile David Bowie.

Il film è complesso e si presta a una molteplicità di letture che non è poi così frequente trovare al cinema, specie in prodotti rivolti a un pubblico ampio e tipicamente non di genere. Bale e Jackman si calano con disinvoltura nei rispettivi ruoli, che sono quelli di Alfred Borden detto “il Professore” (prestigiatore innato, inventore di trucchi, ossessionato dal superamento dei propri limiti) e di Robert Angier, “il Grande Danton” (ossessionato invece da un accecante desiderio di vendetta, che per riflesso lo spinge a tentare di oscurare in tutti i modi la fama del rivale). La trama è strutturata su tre diversi piani temporali, che riguardano rispettivamente il processo a Borden accusato dell’omicidio del collega/rivale, la ricerca di Angier di un’invenzione tecnologica che lo porti a imporsi definitivamente sull’altro, e il loro comune passato, in cui affondano le radici del contrasto. Il montaggio è azzeccato e non dà tregua allo spettatore, trascinato nei continui ribaltamenti di prospettiva fino al tragico (ma lo è davvero?) epilogo.

Un gioco di prestigio perfettamente riuscito, dunque. Che sviluppa bene la promessa dell’illusione, si articola in una sequenza di svolte sempre più straordinarie, per risolversi poi nello stupore finale. E poco importa che l’unico elemento scientifico del film (una volta tanto usato per giustificare l’incanto al posto dell’abusatissima magia) risulti in realtà impraticabile. Nikola Tesla non era tenuto a conoscere il teorema del no-cloning quantistico. Io continuo invece a domandarmi perché non è stato ancora tradotto in italiano il libro del veterano Christopher Priest che ha ispirato la trasposizione di Nolan. La cui visione è comunque consigliatissima a tutti.