Un gioco che qualche settimana fa andava per la maggiore tra i british science fiction writers provvisti di blog consiste nel riportare i migliori (o i peggiori, questione come sempre di punti di vista) commenti da una stella postati dai lettori ai propri libri su Amazon. La sfida è stata lanciata da John Scalzi, che quest’anno è in finale al premio Hugo con The Last Colony, ed è stata subito ripresa da Charles Stross e Ken MacLeod.

Siccome in Italia non siamo da meno, anche se non siamo distribuiti su Amazon, Urania ManiaAnobii ci vengono in soccorso. E così, ecco che cosa pensa chi non ritiene Sezione π² degno nemmeno di una stelletta o della sufficienza. Per fortuna Revenant è scampato al massacro. (Per il momento.)

“La trama scorre ad un ritmo decisamente troppo lento per i miei gusti.
In molti punti l’attenzione e l’interesse del lettore sono messi a dura prova.”

“Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più dal premio Urania 2006!”

“No, non mi e’ piaciuto del tutto troppo pieno di “paroloni”e con trama e descrizioni a volte incomprensibili senza una decina di  lauree.
mi dispiace ma la fantascienza non e’ solo per un’élite ma anche per la gente semplice e di questo libro ho dovuto rileggere anche piu’ volte passi interi per arrivare ad afferrare il senso dei discorsi e la trama e poi ci vuole il vocabolario per tradurre parole ormai in disuso o che hanno acquisito  un diverso significato…..”maman eloise fu colta da un’epifania” ???????non era meglio ebbe una visione.”

“Concordo con quanti hanno scritto che il romanzo è troppo lento e troppo “complicato” in certi passaggi… A volte la ricercatezza linguistica è eccessiva e sembra più uno sfoggio di stile che un reale sviluppo della trama. Con meno descrizioni fini a se stesse, meno “viaggi” interiori, meno pretese linguistiche e più azione/trama, sono convinto che il buon DE MATTEO possa scrivere tranquillamente un romanzo di buon livello.”

“La trama sembrava accativante e ho iniziato la lettura con le migliori intenzioni. Ho desistito intorno a pagina 80. Peccato, perchè le idee, per quanto non originali al 100%, sono azzeccate, i personaggi credibili… il problema è la scrittura dell’autore che ho trovato irrimediabilmente ripetitiva, noiosa, prolissa, priva di mordente. Proprio un peccato.”

Gamberetta ritiene invece che il libro non sia degno nemmeno di una misera stella, ma ci scrive intorno un trattato di qualche migliaio di caratteri, una disamina minuziosa che così comincia:

“Napoli, 2059. L’umanità si trova in piena Singolarità, uno sviluppo frenetico e costante di ogni scienza, che porta a continui mutamenti e nuove tecnologie ogni giorno. Per dire, la lingua è cambiata, tanto da appiccicare i prefissi quanto-, olo- e nano- a qualunque cosa.
Così abbiamo gli olotelefoni, le nanolavatrici e le quantospazzole che funzionano nella stessa esatta maniera di telefoni, lavatrici e spazzole ai giorni nostri, però sono frutto della Singolarità! Cool!

In realtà, pur cianciando di chissà quali incredibili progressi, Sezione Pi-Quadro sarebbe potuto essere ambientato ai giorni nostri, anzi, per alcuni versi è quasi retrofuturistico, perché già oggi se uno vuole diffondere un documento mal visto dalla scienza ufficiale non ne fa fascicoli fotocopiati da distribuire nelle università, ma lo pubblica su Internet.
L’unico elemento fantascientifico è la possibilità di recuperare dal cervello dei cadaveri i ricordi delle ultime ore di vita. Fine. Perciò se si sta cercando un romanzo di fantascienza, tutta la fantascienza è lì, né più, né meno, il resto è rumore di fondo e technobabble.”

Il resto della fantascienza (tutta la fantascienza che volete) potete trovarlo sul suo blog.