Accennavo ieri a Bruce Sterling (neanche troppo di sfuggita, a dire il vero) e oggi mi sono imbattuto in questa sua intervista rilasciata al Giornale solo pochi giorni fa. Al di là della scarsa dimestichezza con la fantascienza tradita dalla giornalista (che dimostra di non aver letto né MirrorshadesLa macchina della realtà, perdendosi se non altro due eccellenti letture), la loro chiacchierata colpisce per 3 cose.

1. Lo stato dell’architettura. Le considerazioni di Sterling sono in larga misura condivisibili. E’ difficile non venire colti da un impressione di “elitismo” di fronte all’architettura contemporanea. L’innovazione, soprattutto sul fronte delle strutture ecologiche, si accompagna troppo spesso con il concetto di lusso. E questo abbinamento genera il sospetto che possa innescarsi un circolo vizioso. La speranza è che le arcologie care all’immaginario fantascientifico (su cui torneremo presto), la Tomorrow Tower proposta da William McDonough, il Turning Torso realizzato a Malmö da Santiago Calatrava, diventino modelli per le ipotetiche città del domani e, con essi, la strada dei grandi edifici eco-sostenibili non sia destinata a restare confinata in un contesto di lusso.

2. I baroni dell’energia verde. In realtà, qui mi ritrovo in disaccordo con Sterling. Le grandi aziende sono quelle che stanno investendo di più nelle fonti rinnovabili, in virtù della loro posizione di vantaggio e del volume necessario a questi investimenti. Ma non sono le sole. Le fonti rinnovabili si prestano per loro natura a una rivoluzione concettuale negli scenari dell’energia, la transizione dalla generazione centralizzata alla generazione distribuita. Se è vero che una società piccola e giovane già oggi incontra le sue difficoltà per inserirsi nel settore, è anche vero che le peculiarità delle rinnovabili (eolico, fotovoltaico e solare termico in testa) si prestano a esperienze di cooperativismo e consorziamento. Le comunità locali dovrebbero rendersene conto ora che il mercato è ancora in una fase magmatica, con operatori per il momento incapaci di imporre un regime di oligopolio analogo al mercato degli idrocarburi.

3. Cyber Italian Science Fiction. Decretata conclusa l’esperienza del cyberpunk, Sterling (che da qualche anno vive a Torino: il più famoso scrittore di fantascienza torinese, lo ha definito S* sul suo blog) dice di voler passare dalla counterculture alla alterculture e con questo intende: “guardare il mondo dal punto di vista di altre culture”. Sarebbe interessante informarlo del Connettivismo

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