Sul sito ufficiale del Festival Letterature di Roma è on-line la trascrizione completa dell’intervento di William Gibson. I più pigri (e avvezzi all’inglese) potranno godersi la lettura di Gibson in streaming (via XL Repubblica). I più curiosi, invece, potranno ascoltarsi anche un estratto del primo capitolo di Guerreros, letto da Claudio Santamaria, insieme al racconto di Joe R. Lansdale (anche questo in formato testo e in formato video).

A integrazione di quanto riportavo il 26 maggio, riprendo altri brani di estremo interesse dalla relazione di Gibson. Si tratta, come già accennavo, di una rielaborazione ed espansione di un suo articolo del 1996, “Dead Man Sing”, pubblicato su un supplemento della rivista Forbes e incluso qui da noi nell’antologia Parco giochi con pena di morte (ed. Mondadori).

“Adesso mappiamo letteralmente ogni cosa, dal genoma umano agli ultimi esempi sopravvissuti degli abiti da lavoro americani degli anni Cinquanta non ancora indossati, e i nostri motori di ricerca indagano con crescente precisione.

Ed è così che la nostra storia sta cambiando. Le tecnologie emergenti svelano un passato in via di evoluzione. Quello che oggi ci appartiene, il meglio che siamo stati in grado di mettere insieme, è spaventosamente, o misericordiosamente, frammentario. Con un incremento esponenziale della potenza dei computer, e una discesa parimenti esponenziale del loro costo, il nostro oggi cambierà. La terra incognita dismetterà i suoi misteri come mai aveva fatto prima, e in quell’Ora digitale si presenteranno a noi nuovi progenitori.

Immagino che, in quell’Ora, l’arte sarà vista sempre più come atto non di creazione ma di curatela. Ed è probabile che sia la sola arte possibile, in quell’Ora. Nel reale dei media atemporali, il gesto può dimostrarsi impossibile, o, piuttosto, gli unici gesti possibili possono dimostrarsi quelli di accumulo, di ostentazione, di ricontestualizzazione.”

[...]

“Dico comunque “verità” al plurale, e non al singolare, visto che l’altro aspetto della nuova ubiquità dell’informazione sembra tanto folle quanto trasparente. Malgrado il numero e i poteri degli strumenti utilizzati per derivare modelli dall’informazione, ogni significato muta di forma in base al contesto, con l’interpretazione che viene a sostegno dei progetti di chi vi si trova ad avere a che fare. Un mondo di trasparenza dell’informazione sarà per forza anche un mondo dalla delirante molteplicità di punti di vista, attraversato da una semina di false informazioni, dalla disinformazione, da teorie della cospirazione e da un elevato tasso di pazzia. Potremmo anche essere capaci di vedere più chiaramente cosa sta accadendo, ma questo non significa che ci troveremo anche prontamente d’accordo.”

[...]

“Il mio momento digitale unico e infinito, nel quale niente è dimenticato, nel quale nessuna informazione viene messa sotto silenzio, potrebbe non essere il nostro futuro. Richiede salute ed energia e un pianeta ancora in grado di sostenerci. E i sogni degli scrittori di fantascienza percorrono sempre il grande disegno del tempo lungo strane traiettorie.

Ma i miei sogni più grandi sono sempre stati quelli della trasparenza, della conservazione della memoria e della fine del silenzio.”

C’è poco da commentare, e molto da riflettere. Inoltre, dalle immagini diffuse sembrerebbe che questa magica accoppiata abbia richiamato un bel po’ di gente. Come l’attenzione che la stampa sta rivolgendo a Gibson in questi giorni (qui, per esempio, una intervista sul romanzo rilasciata al Manifesto), non può che fare piacere. La Letteratura forse non è così morta come vorrebbero farci credere gli accademici nostrani, fermi a… quanto? Mezzo secolo fa?

Altro che XXI secolo…