Il fascino della Frontiera è forte, oggi come in tutti i periodi di transizione. Riprendendo le parole di Marshall McLuhan: “Gli uomini sulle frontiere, siano esse spaziali o temporali, abbandonano le loro vecchie identità. I vicinati danno identità. Le frontiere le strappano via.

La prima cosa che quindi mi ha colpito leggendo il saggio di Wu Ming 1 intitolato New Italian Epic. Memorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro, che ha innescato un bel dibattito non solo in rete, è stato il ricorso a immagini e metafore dalla forte carica iconografica, da Jack Beauregard (personificazione stessa della Frontiera e di un ideale passato glorioso) alla splendida ripresa della premessa di 54:

Non c’è nessun «dopoguerra».
Gli stolti chiamavano «pace» il semplice allontanarsi del fronte.
Gli stolti difendevano la pace sostenendo il braccio armato del denaro.
Oltre la prima duna gli scontri proseguivano. Zanne di animali chimerici
affondate nelle carni, il Cielo pieno d’acciaio e fumi, intere culture estirpate dalla
Terra.

Ma l’intervento di Wu Ming 1 intesse un discorso molto più vasto e articolato, elevandosi quasi al rango di una chiamata alle armi. E quello che sorprende, a questo punto, è l’enorme quantità di punti di contatto con il Connettivismo. Meditandoci sopra con il compagno Fernoski, abbiamo prodotto una nostra riflessione sui punti salienti del documento, e non solo. La trovate on-line su Next-Station.org

Adesso, a voi la parola.