CRUSOE è una serie di tredici episodi prodotta dalla NBC che trae ispirazione diretta dai celeberrimi romanzi di Daniel Dafoe che narrano le disavventure del naufrago più famoso della storia della letteratura. Purtroppo per il povero telespettatore il naufragio non si limita ad essere semplicemente quello del povero Robinson, ma quello che ci troviamo davanti è il naufragio di un’intera serie.

Nonostante la presenza di un budget considerevole, con oltre 17 milioni di sterline, il largo uso di location e di esterni di alto livello, che vanno dal Sud Africa alle Seychelles all’Inghilterra, e un cast di tutto rispetto con nomi importanti della cinematografia mondiale, il telefilm fa acqua da tutte le parti e naufraga violentemente sugli scogli della critica, ma ancor peggio su quelli dell’audience.  Eppure anche da parte degli addetti ai lavori ruotava una notevole aspettativa intorno a questo progetto, alimentata nei mesi antecedenti l’uscita del telefilm da una campagna promozionale di altissimo livello con iniziative importanti e divertenti realizzate sul web e non, come quella della costruzione della vera casa sull’albero e il blog del diario del naufrago.  La parte di Robinson Crusoe è interpretata dal biondo efebico Philip Winchester(Thunderbirds), che è sicuramente un bel volto per copertine patinate, ma quando si tratta di recitare manifesta tutti i suoi limiti con un’interpretazione di Crusoe assolutamente monocorde.  D’altro canto è abbastanza inspiegabile come si sia potuto sprecare in maniera così vuota e superficiale la presenza nel cast di attori di altissimo livello comeSam Neill (TudorsJurassic ParkPunto di Non Ritorno – Event HorizonIl Seme della FolliaLezioni di Piano), Anna Walton (Hellboy II – The Golden Army)

Sean Bean (RoninIl Signore degli Anelli) o Joaquim de Almeida (24) con apparizioni ectoplasmatiche e inconsistenti.  Per quanto riguarda la trama sembra essere costruita per un pubblico di dodicenni: tanta azione fine a se stessa, dialoghi ridotti all’osso, e tutta una serie di incongruenze e ingenuità talvolta paradossali che unite a una spasmodica ricerca del colpo a effetto, che mai si rivela tale, rendono francamente insopportabile la visione di questo telefilm a un pubblico maggiorenne.  Sono comunque divertenti le scene delle trappole e di tutti gli ingegnosi marchingegni prodotti dalla fervida mente di Crusoe, che rimandano direttamente a un’iconografia disneyana o a quella di film del passato come Goonies, ma da sole non sono in grado minimamente di garantire un sufficiente appeal al prodotto.  In definitiva possiamo quindi parlare di un telefilm che tradisce ogni aspettativa possibile, dove l’assenza di idee e la povertà di contenuti diventano un macigno in grado di far naufragare Crusoe anche come mero e semplice prodotto di intrattenimento.  Il tracollo di audience nelle puntate successive alla premiere manifesta chiaramente una disaffezione anche da parte del grande pubblico che forse per una volta non si è lasciato abbindolare e ha deciso saggiamente di premere il tasto rosso del telecomando.