Come non si reagisce ad una recensione ovvero lo stato delle lettere

Lo ammetto, quando se la prendono con i miei amici tendo a incavolarmi. Però, come da bambina mi incavolavo quando la maestra mi dava un brutto voto ma riconoscevo di essermelo meritato, e come quando mi rifiutano un racconto mi rifugio in un angolo singhiozzando ma comprendo che l’editore ha le sue ragioni, così so bene quando un mio amico viene criticato  a ragione o no.

Fra ieri e oggi dunque ho provato molto personale fastidio per le critiche subite dal mio amico Giorgio, ma non mi sarei mossa a scriverne se non fosse per la forma e il contenuto di queste critiche.

Si da il caso che Giorgio abbia letto Bad Prisma, una antologia di racconti italiani edita da Mondadori. Non gli è piaciuto. Non gli è piaciuto tanto. Giorgio giudica la cura editoriale insufficiente, e ne ritiene responsabile l’editore. Rileva una serie di errori nei racconti, per esempio la comparsa di una t-shirt dell’Uomo Ragno negli anni 40-50, quando tale tipo di indumenti era completamente ignoto in Italia, e per lo più nei dintorni della A23, la cui costruzione è iniziata nel 1966, e così via. Giorgio non fa molti esempi tanto specifici, il che è un peccato perchè io mi ci diverto, ma l’impressione è che non voglia infierire.

Per tutto questo usa un linguaggio deciso: dice che l’antologia, “è indecente (sì sì, ho scritto proprio indecente) soprattutto in quanto prodotto editoriale nel suo complesso”, dice di un racconto in particolare che “solo a ripensarci c’ho i conati”, e finisce dicendo: “Ma lì in Mondadori non avete proprio nessuna vergogna?”

La sostanza della recensione è più composta, ma altrettanto negativa: “Parliamo dei racconti. La qualità generale è davvero bassa.” Giorgio si ferma e parla in modo lusinghiero di due racconti (nei commenti poi ne cita un terzo). Del resto dice: ” ma la maggior parte dei partecipanti si accontenta del compitino più o meno dignitoso, più o meno - solitamente molto meno - originale.”

Mi fermo per notare che anche io a volte ho constatato con tristezza questa caratteristica nei racconti italiani (e non solo, ma ahimè i racconti italiani sono in questo più regolari). Sono compitini, senza guizzi, senza scatti, goffi, a volte puliti ma privi di anima. E molto spesso, troppo spesso, sono rimasticature delle stesse storie, degli stessi temi, delle stesse ossessioni. Ricordo bene il disappunto che prese me e gli altri giudici di un premio letterario quando ci capitò di leggere racconto dopo racconto dopo racconto dopo racconto dopo racconto sulla predazione di organi. Lo scrittore italiano generalmente e’ tecnofobo, quindi La Malvagia Multinazionale Anglosassone è regolarmente impegnata a intrappolare poveri popolani, o ad allevare cloni, o a rapire alieni, per strappargli organi vitali. (Uno degli altri giudici, tanto per dare un’idea completa della situazione, era un signore vivo solo grazie ad un recente trapianto di rene. M’immagino la sua letizia.)

Forse il tema specifico cambia con gli anni, ma quello che sorprende è quanto poco questi scrittori fossero consci della poca originalità della loro idea. In parte questo deriva da uno dei problemi della fantascienza italiana: la mancanza di un gruppo di scrittori che si incontrano e si criticano regolarmente. Nel mio gruppo di scrittura la discussione spesso verte su: “La Le Guin ha scritto un racconto bellissimo su questo tema, l’hai letto?”, “Hai letto Blindsight di Peter Watts? Watts ha dei vampiri completamente fantascientifici, assolutamente niente di soprannaturale, e hanno tutto, bevono sangue, vengono presi dalla convulsioni quando vedono un angolo retto…”, oppure: “Hai letto i racconti della Tiptree? Perchè sono sicuro che ti piacerebbero.”

E dai gruppi di scrittura possiamo passare anche all’altra grande carenza del panorama fantascientifico italiano: la completa mancanza di familiarità con il concetto di critica. Giorgio scrive di un racconto:

Poi c’è il grande nome, ovvero Alan D. Altieri, con un racconto che spacca il culo ai passeri you blooda muthafucka (cioè, ok… era per adeguarmi al suo stile) ma che insomma mi ha lasciato un paio di dubbi: perché i suoi personaggi passano con tanta disinvoltura dall’italiano all’americano? A ’sto punto non era meglio lasciare tutti i dialoghi in lingua?. E poi per quale motivo in un racconto il cui fulcro è il pessimismo apocalittico di una realtà devastata dall’intervento armato dell’uomo si presentano armi e tecnologie belliche con tanto declamatorio entusiasmo? Sono l’unico che avverte una qualche morbosa contraddizione?

Ora questa particolare osservazione non è di per sè molto originale, ma un recensore non è costretto a essere originale, il suo compito è di sollevare domande. E quando una domanda è fondamentale e si ripropone spesso nella letteratura, viene fatta ripetutamente.

Di fatto la contraddizione implicita fra condannare la violenza e gloriarsi nella sua rappresentazione è al centro di almeno un romanzo recente, l’eccellente Black Man di Richard Morgan, in cui una società largamente libera dall’istinto violento prima deve ricrearlo in umani artificiali, poi si trova a emarginarli e a sradicarli, facendo intollerabile violenza nei loro confronti.

La migliore riflessione all’interno di un romanzo di fantascienza che ho trovato al proposito si trova in “L’altro Universo” di Iain M Banks, in cui una delle navi comincia a riflettere sulla tensione fra il suo riconoscere che la violenza è male e la sua funzione di macchina da guerra - e finisce per commettere suicidio, incapace di risolvere il conflitto.

Quindi insomma, la domanda di Giorgio non era peregrina, e magari meritava una risposta.

Invece.

Invece la reazione dei fan dell’autore è questa - e cito così come sono, nella loro interezza, perchè ci si faccia un’idea del tono generale:

Reperto A) “domanda : perchè il terribile recensore, che definisce “indecente” il libro, non si sbatte e scrive LUI una raccolta? Dal tono è evidente che LUI saprebbe farlo…..altro quesito…perchè questo illustre signor nessuno non è nel direttivo di qualche grande azienda editoriale ? E’ altrettanto evidente, sempre dal tono che LUI saprebbe come fare bene le cose…….ma perfavore…”

Reperto B) “In Italia oltre 60 miliono di Commissari Tecnici per la Nazionale di Calcio abbiamo anche mazzetti di editor e scritori nascosti :-)
Mi piacerebbe vedere quali sono i capolavori che legge…”

Reperto C) “Già hai ragione Beppe…..è che un conto è sentire una critica espressa in maniera educata e circostanziata, un altro è vedere qualcuno che evidentemente sfoga le sue frustrazioni prendensela col lavoro degli altri.”

Reperto D) “Recensire in quel modo è fin troppo facile, basta essere sprezzanti e far cadere dall’alto qualche considerazione banale. Per fare un lavoro decente bisogna impegnarsi un minimo, pare sia meno divertente…”

Reperto E) “Sull’argomento mi sono espresso qui, su FB, al telefono, al foro romano, in piazza sotto casa mia.
Mi viene ancora in mente che chi sta tanto attento a studiare il particolare nei lavori degli altri, poi invece utilizza termini grevi con immane leggerezza.
“indecente”
Mi sembra quantomeno gratuito.
E’ ovvio che ci si fa notare di più sparando a zero sul lavoro degli altri.
C’e’ molta gente che si da un tono, facendo il severissimo cassatore e riuscendo sempre a esporre i lati negativi di ogni opera anche quando poi è ritenuta dalla maggioranza diffusamente godibile.”

Reperto F) “mah, non so… ho letto la recensione ma mi sembra che la stessa definizione del recensiore e dei suoi sostenitori come .. alienati… sia sufficiente.
di fatto mi farebbe piacere che tutti quelli che frequentano FB andassero a cercare la nota di marilù oliva su cosa significa scrivere una recensione.
riassumo qui il mio pensiero che è discutibile ma quantomeno professionale.
a mio avviso se un libro non mi piace non ne parlo. lanciarsi in una filippica(tra l’altro scarsamente motivata)come fa Jo Iguana mi sembra tradire soprattutto acredine verso una casa editrice che ha rifiutato di pubblicarti.
secondariamente credo che una recensione sia uno strumento per il lettore in modo che possa capire che, se il suo gusto è in linea con un determinato filone, in quel particolare libro possa trovarci le cose che cerca.
del gusto, della volontà di mettersi in mostra, di farsi un nome alle spalle di chi scrive veramente, devo dire che non mi importa molto. e questo vale anche per i critici “paludati”che da ben altre tribune bocciano o promuovonocon acredine o entusiasmo per motivi non sempre chiari.
e poi, alla fine, io credo che ogni narratore, famoso o meno, bravo o mediocre, sappia dentro di sè se ha partecipato a un’antologia perchè gli faceva comodo piazzare una roba che aveva nel cassetto o se ci ha messo un po’ di cuore. e, quando la polvere si posa, è quello che conta. quello con cui chi scrive ,alla fine, deve farei conti. critiche o elogi a parte.

e adesso che ho fatto il serioso lascio la parola a un amico di poche parole… chi è?

<Immagine di Bud Spencer che tira un pugno>”

Reperto E) “Credo che Bud abbia espresso la summa del pensiero di tutti noi.”

Yep, come dicono qua. Ce dell’altro sul blog di Urania, se siete interessati, ma non cambia di molto, se non che Giorgio risponde.

Ora, prima di tutto quello che mi colpisce è il fatto che in Italia non è facile distinguere fra una critica e un attacco. Tante cose anche della politica italiana si spiegano se si tiene presente questo. Non siamo una società meritocratica, siamo una società che funziona con i rapporti amizicia, lealtà e aiuto reciproco fra persone, e la cosa non è di per sè negativa. Abbiamo famiglia premurose e solidarietà fra amici - d’altra parte, abbiamo anche la raccomandazione e la Mafia.

In una società basata sulla meritocrazia, se il tuo libro ha dei difetti questi vengono sviscerati in pubblico, le orecchie ti bruciano un po’, ma stai zitto e sorridi. Capisci che quello che è stato valutato (a torto o a ragione) è la tua prestazione, non la tua persona. Perchè la tua prestazione è la tua faccia pubblica, quello sulla base di cui vieni promosso, remunerato, rispettato e così via. La tua prestazione non è una qualità personale e non è fissa: puoi migliorare, o peggiorare, e comunque non ha nulla a che fare con la tua vita emotiva e interiore.

In una società basata sui rapporti di amicizia e lealtà reciproca, quello che conta è la tua persona (spesso, il tuo onore), la tua reputazione. Una critica quindi è una ferita alla tua personalità, una offesa personale. Siccome successo e remunerazione (non solo in denaro) dipendono dal fatto che sei rispettato e benvoluto più che dal fatto che sie bravo o no, una critica è una dimostrazione di inimicizia.

Per questo la reazione ad una critica è: ma questo perchè ce l’ha con me?

Altri tipi di reazioni che sono spiegabili in questa luce sono: Ma questo pensa di essere meglio di me? si noti - la critica ad una prestazione è tecnica, ma la critica alla persona è una valutazione, e quindi la critica non viene letta come “pensa che il mio racconto sia indecente”, ma come “Pensa che io sono indecente.” Al che la ritorsione: “indecente sarai tu!”

Un altra caratteristica di questo atteggiamento emerge bene dal Reperto F, il cui autore sostiene che se un libro non piace bisogna tacerne, perchè parlare male di un libro è, nella sua mente, indistiguibile dall’offendere una persona. Allo stesso modo, la critica non è una valutazione dei contenuti, forme, problemi, temi, soluzioni e discorsi che un libro ha o adotta nei confronti di altri libri - è semplicemente una questione di gusti. E’ insomma un fatto emotivo, intimo, personale.

Gli ostacoli posti al riconoscere la funzione di una critica alla prestazione sono tali che dalla confusione dolente nasce, in mancanza di meglio, l’ipotesi di motivi occulti. Se questo critica, deve avere delle ragioni di risentimento. Magari è uno scrittore fallito. Magari l’editore gli ha fatto uno sgarbo. Magari la moglie non gliela da’ (o se donna, avrebbe bisogno di una bella scopata) - quest’ultima ipotesi soprattuto ventilata in privato ma mai troppo distante dalla superficie.

Devo dire che più rileggo il pezzo di Giorgio, più avrei voluto una critica più dettagliata, feroce ma fredda. Non avendo letto il libro, posso solo fidarmi di Giorgio nel suo giudizio - e siccome sono italiana anche io, tendo a farlo. Ma siccome so che non sempre io e Giorgio la vediamo allo stesso modo (spesso, ma ehi, non sempre), vorrei davvero una critica più dettagliata, con citazioni e numeri di pagina. Anche se le mie chance di mettere le mani sul libro sono pressochè nulle e la mia voglia di leggerlo piuttosto scarsa.

A questo punto però vorrei affrontare alcune cose nel dettaglio:

Reperto A) “domanda : perchè il terribile recensore, che definisce “indecente” il libro, non si sbatte e scrive LUI una raccolta? Dal tono è evidente che LUI saprebbe farlo…..altro quesito…perchè questo illustre signor nessuno non è nel direttivo di qualche grande azienda editoriale ? E’ altrettanto evidente, sempre dal tono che LUI saprebbe come fare bene le cose…….ma perfavore…”

Intanto, perchè una raccolta non si scrive, a meno che non sia un’antologia personale. In questo caso, visto che è la cura editoriale di cui si parla, le abilità in questione sono la capacità di scegliere un racconto, revisionarlo, ottenere un contratto da un editore, supervisionare il personale che si occupa della preparazione del libro come oggetto fisico, per esempio correttori di bozze, impaginatori, stampatori, artisti per la copertina, grafici per il layout, eccetera, eccetera, eccetera.

La ragione per cui Giorgio non è nel direttivo di una casa editrice è che di professione fa il grafico, un lavoro in cui è bravo e da quel che so ben considerato.

Reperto B) “In Italia oltre 60 miliono di Commissari Tecnici per la Nazionale di Calcio abbiamo anche mazzetti di editor e scritori nascosti :-)
Mi piacerebbe vedere quali sono i capolavori che legge…”

Perchè ovviamente, per giudicare la performance di una squadra bisogna avere personalmente giocato per vent’anni e poi allenato un serie A… nel qual caso c’è sempre qualcuno che ti dice, perchè, quanti scudetti hai vinto tu?

O in altre parole, non è necessario saper fare una cosa per giudicarla. Altrimenti staremmo tutti davanti alla Cappella Sistina facendo, “Uh? Posso avere un po’ di patatine?” Capisco la tentazione di dire, ma prova un po’ tu! Che però è più giustificata quando a dirlo è qualcuno che in effetti ha fatto la cosa in questione.

Per il Reperto C) mi limito a segnalare che Giorgio non mi è mai parso particolarmente frustrato, anzi: è una persona attiva e ottimista, in grado di godersi la vita (deh, vive a Modena), e fa, espone e vende fotografie di notevole livello tecnico e artistico, il bastardo. Peraltro, Giorgio è uno dei pochissimi fantascientifici italiani che non scrive, non ha mai scritto, non ha mai avuto intenzione di scrivere.

Per il Reperto F) ho già detto; per il Reperto E), nel leggere di “un’opera diffusamente godibile” ho sorriso al ricordo nostalgico di un momento chiave della lista di fantascienza.

Dunque, era successo che un partecipante alla lista si era piazzato mi pare al sesto posto in un concorso letterario. Fiero e contento (con qualche giustificazione, poverino) aveva condiviso un link al suo racconto.Tutti in lista avevano mandato un mesaggio di congratulazioni, dicendo “Bravo! bellissimo racconto!” “Racconto eccezionale!” “Bel racconto! Congratulazioni!”.

Io avevo letto il racconto in questione ed ero rimasta zitta. Avevo però mandato un’email a un mio caro amico, giovane ma bravo scrittore e intelligente lettore, chiedendogli, “Sono pazza io o si sbagliano loro?”

Poi ero uscita.

Al mio ritorno avevo trovato una serie di sei o sette email, progressivamente più indignate. Parafraso:

1. “OH mio Dio!”

2. “Ma questo racconto è orrendo!”

3. “Ma COME FANNO questi a dire che gli piace?”

4. “Senti, ho composto una critica, me la puoi leggere?”

5. “Guarda, ti mando il testo, secondo te va bene?”

6. (Alla lista): “Un elenco incompleto e parziale dei difetti di questo racconto include: la grammatica, la sintassi, la cotruzione del periodo, la caratterizzazione dei personaggi, lo stile, la trama…”

Siccome il mio amico aveva mandato in copia tutto questo anche a Silvio Sosio, l’ultima email nella mia casella era di Silvio, che chiedeva sommessamente: “X, hai mai pensato di darti alla carriera diplomatica?”

(Ricordo anche con affetto la piccola lezione di Silvio su come comporre una critica che includa un elemento positivo: “Del tuo racconto mi è piaciuto in particolare il punto che chiude il secondo paragrafo. E’ piacevolmente rotondo e perfettamente inchiostrato.”)

Per dire che solo perchè una cosa è piaciuta a tanti non vuol dire che piaccia a tutti, non vuol dire che i tanti abbiano ragione, non vuol dire che sia vietato criticarla. Anche se il fallout di una critica onesta a volte è… divertente più per gli astanti che per i partecipanti.

14 comments ↓

#1 Beppe on 09.09.09 at 19:43

Lo sa che e da maleducati estrapolare frasi da altri forum senza dirlo e sfuggendo ad un confronto?
Se le interessa discutere invece di compiacersi da sola di ciò che scrive si presenti nel forum dove ha preso le frasi.
Saluti

#2 Anna Feruglio Dal Dan on 09.09.09 at 23:00

No estrapolo nulla. Ho citato i commenti nella loro interezza e dando un link, in modo che chi fosse interessato potesse controllare l’integrità dei testi.

Ho in effetti cercato di partecipare al forum, ma richiedeva un’iscrizione, e d’altra parte non mi interessava fare le pulci agli altri ma dire la mia.

Sono in effetti intervenuta nel blog di Urania, se le interessa.

Ha qualcosa di pertinente da obiettare a ciò che ho detto?

#3 Beppe on 09.10.09 at 06:56

Ribadisco il fatto che quando si commentano frasi altrui è buona norma per prima cosa avvisare chi le ha scritte ma, superata questa piccola questione più legata alla buona educazione che al merito del discutere volevo farle presente il mio punto di vista.
Lei ha citato un mio intervento, estrapolandola dal contesto e dandole un significato diverso dal quello originario che avrà notato era ironico (faccina in fondo alla frase) e comunque non privo del suo valore intriseco.
Per commentare una qualsiasi cosa occorre una certa competenza, non è necessario essere pittori per criticare la Gioconda, ma bisogna avere studiato la storia dell’ arte però….ha capito la differenza?
Vorrei inoltre far notare che stiamo parlando di un’ antologia da edicola (prezzo 4,90 euro) con la partecipazione di giovani scrittori emergenti, se era così illeggibile bastava chiudere il libro e non proseguire nella lettura.
Il sig. Giorgio (il nome lo ha detto Lei, probabilmente lo conosce, io ho visto solo il suo nik) non era mica obbligato a leggerlo per contratto o lavoro, visto che non fa il critico letterario ma il grafico, giusto no?
Un tale livore è, a mio parere, frutto di altre componenti

#4 Anna Feruglio Dal Dan on 09.10.09 at 07:32

Caro Bebbe, lei probabilmente avrà notato che il commento che ha scritto, ripeto, copiato nella sua interezza (ho solo omesso i nomi, per evitare di farne una questione di persone), è apparso su un forum internet. A tutti gli effetti, è come se lei avesse scritto una lettera al suo giornale, che poi è stata pubblicata.

In altre parole, lei si è esposto in pubblico, una cosa che peraltro ritengo lodevole.

Io frequento la rete da parecchi anni e mi sono resa conto - a volte dolorosamente - che quando si scrive qualcosa in pubblico accade che le nostre parole viaggino molto più oltre di quanto immaginavamo. Per questo la solita raccomandazione è: non scrivere nulla che tu non sia disposto a vedere stampata sulla prima pagina del Corriere della Sera.

Così è per il mio articolo. Sul fatto che ripetere e commentare - peraltro, ritengo, senza fare illazioni sulla vita personale dell’estensore - parole scritte in pubblico in risposta ad una pubblica recensione sia maleduato, io e lei evidentemente abbiamo opinioni diverse.

Come lei avrà notato nel leggere il mio articolo, il mio punto è precisamente questo: in Italia, ogni critica viene vista non come l’espressione di un parere tecnico su un prodotto, ma come un attacco/insulto/offesa. Ho per lei come persona il massimo rispetto. Sono in totale disaccordo con quello che lei scrive, e ho certamente il diritto, anzi, direi il dovere, di dirlo in pubblico. Ma non penso che lei sia cattivo/stupido/frustrato/veda lei, penso che lei si sbagli.

Certamente il giudizio si forma tramite una serie di esperienze molto diverse, alcune delle quali culturalmente determinate. Per esempio, la musica giapponese sembra alle nostre orecchie discordante e sgradevole. Ma che sia necessario in ogni caso un corso specifico nella materia è semplicemente falso: lei davvero pensa che i milioni di persone che sfilano davanti alla Cappella Sistina abbiano tutti un’educazione classica?

Come ho detto nell’articolo, certamente per scrivere una recensione ci vogliono abilità particolari, che io possiedo in maniera molto minore di Giorgio. Se lei si prende la briga di leggere il resto del suo blog, vedrà che Giorgio legge molto, e in maniera molto attenta, e che è intelligente e attento nelle sue interpretazione e articolato nell’esprimerle. (Peraltro, che io sappia non esiste un corso di “critica letteraria”. La maggior parte dei critici, e in verità degli editor, che conosco non hanno neppure una laurea in lettere. Nel caso di Patrick Nielsen Hayden, editor del ramo fantascienza della Tor Books, nemmeno un diploma di scuola superiore.)

Il nome di Iguana Jo è Giorgio Raffaelli. Questo non è un mistero, Giorgio è molto attivo nel fandom e ben conosciuto.

Vede, trovo che tutto questo discorso sulla preparazione di un critico sia piuttosto fuorviante. Quando si esprime un’opinione, questa può essere buona o cattiva a prescindere dalla statura morale e preparazione intellettuale di chi la esprime. Certo mi dispiace che Giorgio abbia espresso opinioni forti senza concretizzarle con più esempi precisi. In questo caso, bisogna affidarsi alla storia del recensore, che io conosco, ma che peraltro non è nascosta e inaccessibile. Sapendo che Giorgio ha letto tanto e consapevolmente posso fare una tara, e valutare quanto affidabile sia la sua opinione. Le sue credenziali, quindi, non sono una preparazione scolastica, ma sono esposte in pubblico dove chiunque le può vedere.

Veniamo adesso al punto che lei solleva, e cioé che Giorgio, avendo letto il libro, avrebbe ben potuto tacere il fatto che non gli era piaciuto. E perchè, in nome del cielo? Se nessun libro viene mai stroncato, come si fa a capire quali valgono e quali no? Se non si fanno che critiche positive, come si può capire quando una ciofeca appare all’orizzonte delle lettere?

Se è per questo, è dalle critiche, positive e negative, che impariamo a valutare. Consideriamo gli argomenti, li sottoponiamo al vaglio del nostro giudizio personale, e così calibriamo il nostro modo di affrontare la vita.

Personalmente ho scoperto almeno due libri che ho gradito e che sono stati importanti nella mia vita leggendo due stroncature. Sulla stampa in lingua inglese, ovviamente, perchè una stroncatura non sarebbe concepibile in Italia, ed è una nostra perdita.

Vede, il mondo della fantascienza italiana è piccolo e ci si conosce tutti. Io vi ho lavorato per decenni. E per decenni ho tacuto su tutte le orrende schifezze che mi capitava di leggere, per due motivi fondamentali: il primo è che non ho la costanza e la motivazione di finire un libro che non mi piace, e il secondo, ma molto più importante, è che sapevo che avrebbe influenzato la mia carriera.

Giorgio non ha questi problemi, perchè anche se è appassionatamente interessato alla fantascienza in genere e alla fantascienza italiana in particolare, non ne dipende nè per il proprio vivere, nè per gratificare il proprio ego. Può quindi dire quello che vuole liberamente, e lo fa da anni, rimanendo pur sempre amico di tutto il fandom.

#5 S* on 09.10.09 at 07:48

Un paio di cose.

La prima cosa è che, ovviamente, ognuno ha il diritto di scrivere recensioni nel modo che preferisce scrivendo ciò che ritiene giusto. Frasi del tipo “il signor Giorgio non era mica obbligato a leggere il libro” sono semplicemente stupidaggini.

La seconda cosa è che il forum citato da Anna non è un sito di critica letteraria ma una community di fan. Per quanto senza dubbio sia popolato da persone più evolute di tanti altri siti di fan (musicali, televisivi, cinematografici eccetera) è comunque un sito di fan, e non ci si possono attendere reazioni diverse.

Detto questo.
Le recensioni dure di Giorgio a me non piacciono.
Il problema delle recensioni violente in questo periodo è particolarmente sentito, soprattutto nell’ambito fantasy, da quando si è scatenato il fenomeno “gamberetta”, che molti ingenui esaltano proprio perché apparentemente è l’unica a dire le cose come stanno a fronte di un establishment moderato. Giorgio ha molti punti in comune con Gamberetta, anche se so che hanno fatto “a botte” almeno una volta in occasione della recensione di Sezione PiQuadro.

Stroncare un testo è molto facile. Testi perfetti non ne esistono, difetti se ne trovano ovunque. Quando cominci a stroncare ti senti forte e più intelligente degli altri.
Bisogna però considerare due fatti.
Primo fatto. Hai davvero capito cosa stai leggendo? Il fatto che un tizio avesse la maglietta negli anni quaranta è davvero un dettaglio così fondamentale? I racconti di Fredric Brown è basato sull’originalità, ma non è affatto obbligatorio per un racconto essere originale: possono essere altri i punti di forza di una storia. Ogni critica è un punto di vista: bisogna quindi sempre scrivere, a mio avviso, con quel minimo di umiltà che è opportuna quando si esprimono opinioni proprie e si accetta la possibilità che altri possano avere idee diverse senza per questo essere considerati idioti.

Punto secondo. Cazzo, dietro ai libri ci sono delle persone. Se io vado a cena da un amico e mi serve un piatto che fa schifo, non gli dico in faccia che fa schifo. Non per questo devo dirgli che mi è piaciuto, ma posso essere onesto senza indurlo al suicidio.
Vuoi distruggere un libro di Stephen King o di Isaac Asimov, accomodati, ma se scrivi una recensione di un libro italiano tieni presente che ci sarà una persona che ha sudato e che ripone delle speranze in quello che ha scritto che la leggerà. Non è questione di onestà, è questione di educazione.
Poi per carità, se uno vuol fare l’eroe dell’eccellenza letteraria ad ogni costo può anche farlo, fregandosene di tutto e di tutti. Ma lamentarsi perché poi lo insultano mi sembra quantomeno naif.
S*

#6 iguana jo on 09.10.09 at 08:02

Se posso aggiungere solo una cosa, vorrei chiedere al signor Beppe perché le rimostranza sulle mie note a Bad Prisma non mi sono state fatte direttamente nello spazio commenti sotto il mio post.

Non sarebbe stato tutto più semplice?

#7 iguana jo on 09.10.09 at 08:16

Silvio, capisco la tua posizione, ma non la condivido.

Per prima cosa io non credo di essere stato maleducato. Feroce, cattivo, sopra le righe, finanché violento (forse…), ma non credo di aver mancato di rispetto alle persone dietro Bad Prisma.
La mia personale regola quando scrivo le mie note è non dire niente che non sarei disposto a leggere riguardo a qualcosa realizzato da me.

Poi è vero, le sensibilità sono diverse, non tutti sono disposti a mettersi in discussione etc. etc.
Ma questo non dipende certo da me.

Seconda cosa, al contrario di Gamberetta non spaccio le mie parole per oro colato. Come ho scritto poco fa sul mio blog, non ho velleità di recensore e ho il massimo rispetto per chi si sbatte a realizzare i libri che amo.
Le mie sono annotazione fatte da semplice lettore. E da lettore se un libro non mi piace mi prendo tutte le responsabilità (addirittura!) di dirlo senza mezzi termini.
Non voglio convincere nessuno, solo esprimere liberamente il mio pensiero. Se non sei d’accordo, puoi sempre rispondere, che lo spazio commenti è lì apposta.

Un’ultima cosa. A me non sembra di essermi lamentato per come sono stato trattato. Ognuno può pensare di me quel che preferisce, se si sbaglia pazienza.
Per quante parole io possa spendere difficilmente gli farò cambiare idea.

#8 Beppe on 09.10.09 at 09:12

Per primo rispondo al sig. Giorgio, se lei ha seguito la discussione vedrà che io ho visto la sua recensione dopo che mi è stata segnalate e, la risposta non era diretta a lei ma a chi mi aveva segnalato la cosa.
Entrando nello specifico vorrei spiegare ancora una volta il mio punto di vista.
Il sig. Giorgio era particolarmente “schifato” della lettura ed ha scritto le sue opinioni.
Ora, se il libro era di quel tale basso livello, perchè continuare la lettura?
Non era mica obbligato! Se un piatto non mi piace non lo mangio, perchè devo mangiarlo per forza per poi lamentarmi??
Caso diverso se fosse un obbligo (di lavoro o altro) ma in questo caso entrerrebbero in campo altre problematiche.
Non ho detto che non doveva esprimere tali opinioni, ho detto che non doveva nemmeno continuare a leggere se era tanto brutto!

Sig. Anna, le persone che ammirano la Cappella Sistina non saranno laureate in storia dell’ arte, ma non pensano che scrivano trattati sulla caratteristica delle pennellate o del colore utilizzato.

#9 iguana jo on 09.10.09 at 10:05

Beppe, il motivo per cui ho deciso di scrivere un post così deciso su Bad Prisma non è dovuto alla qualità dei racconti, che ok, non ho trovato particolarmente brillanti, ma che qualche buona sorpresa l’hanno pure riservata.
La cosa che mi ha indispettito, deluso, e fatto arrabbiare sono state le pretese evidenti del progetto che ambiva senza mezzi termini a stabilire un precedente sulla scena letteraria di genere italiana, cui però non ha corrisposto da un lato la qualità media della proposta (ok, è la mia opinione) dall’altro, e soprattutto, la mancanza della minima cura editoriale che un progetto simile avrebbe meritato.
Se hai l’impressione che i racconti pubblicati non siano stato nemmeno riletti, se trovi innumerevoli imperfezioni, quando sono proprio i dettagli ciò che fa la differenza tra un prodotto realizzato con passione e un altro raffazzonato alla bene e meglio, se ti trovi a chiederti se hai davvero letto quello che hai letto, beh… a me sembra che prima di tutto si manchi di rispetto al lettore.

Magari se dal vostro forum foste stati più sensibili al punto di vista del lettore piuttosto che a quello dello scrittore forse molte elucubrazioni sul mio stato mentale ve le sareste risparmiate. O forse no. Non è poi così importante.
In ogni caso credo che chiedere una spiegazioni al diretto interessato invece di parlarsi addosso forse avrebbe chiarito meglio le rispettive posizioni.

#10 S* on 09.10.09 at 19:50

@Iguana Joe: mi sembra di aver spiegato cosa intendevo parlando di educazione. La recensione da cui nasce questo dibattito non l’ho letta - in effetti il mio era un discorso generale che includeva certi tuoi commenti ma non si riferiva solo a quelli - ma se definisci il libro “indecente” sono abbastanza certo che Danilo Arona non si sentirà trattato molto educatamente.

#11 Anna Feruglio Dal Dan on 09.10.09 at 23:31

Accidenti, vorrei rispondere con una lunga pappardella articolata ma non ho il tempo! Ho ospiti e devo mostrargli tutta Londra in due giorni!

Ma in sostanza, dissento da quello che dici, Silvio: secondo me uno dei grossi problemi dell’Italia, e non solo nel campo fantascientifico, è la mancanza della capacità di fare fronte ad una critica. E siccome ogni critica viene vissuta, appunto, come un atto di maleducazione, non sembra esserci una via di mezzo fra il silenzio-assenso o la guerra aperta. Non si progredisce in queste circostanze.

Lo capisco che Arona non si senta allietato dalle parole di Giorgio, e francamente, avrei preferito meno conati di vomito e più critiche circostanziate: ma nonostante questo, le critiche circostanziate ci sono, e “indecente” non si riferisce alla persona Arona ma all’antologia che ha messo insieme. Dire che un prodotto è indecente non è maleducato. Dire che una persona è indecente potrebbe esserlo. (Devo dire comunque che tutti quanti, per quanto magari incazzati in privato, si sono comportati in pubblico con ammirevole professionalità, evitando ogni tentazione di dire Lei Non Sa Chi Sono Io.)

Sia chiaro che l’antologia io non l’ho letta, nè devo dire che mi interessi molto cercarla, avendo già dato per quanto riguarda il doveroso acquisto e la faticosa lettura di numerosi libri di fantascienza italiana.

Ma quello che mi ha colpito è che la reazione non è stata “Iguana Jo, addirittura vomitevole? Me lo spieghi per favore un po’ più in dettaglio cosa ti ha fatto tanto schifo nel racconto?” La reazione è stata “Taci tu, come osi, chissà che secondi oscuri fini hai, chi ti manda.”

E il punto non è tanto che mi abbia colpita perchè mi ha disgustato oltraggiato sorpreso eccetera - il punto è che i meccanismi di questa reazione mi sembrano interessanti, precisamente perchè sembrano impedire lo sviluppo di un dialogo magari acceso ma costruttivo, sulla sostanza. E senza un dialogo del genere, non si va molto lontano, purtroppo.

#12 iguana jo on 09.11.09 at 10:36

@ Silvio: allora bisogna che ti spieghi meglio, che non sono sicuro di capire a cosa ti riferisci.

Se parli dell’unica volta in cui ti ho preso (indirettamente) in mezzo, ovvero il post sulla traduzione del romanzo di Stross, beh… se i libri successivi non sono stai tradotti nello stesso modo forse a qualcosa è servita.

Per quanto riguarda la reazione delle persone il cui lavoro ho criticato senza troppi peli sulla lingua, beh il confronto che ho avuto con Dario Tonani o con Giovanni De Matteo riguardo i loro romanzi m’è parso molto franco e deciso, ma decisamente rispettoso delle rispettive posizioni.

Altre uscite particolarmente cattive non ne ricordo.

Per il resto sottoscrivo quanto dice Anna qui sopra.

Magari leggiti il mio commento su Bad Prisma. Ho cercato di spiegare perché trovo la cura editoriale del volume “indecente” e perché ripensare ad un racconto m’ha procurati i “conati”. Certo, sono termini forti, ma nascono dalla mia reazione di lettore al termine della lettura.
Come ho ripetuto più volte non mi aspetto che la mia opinione sia condivisa, mi aspetto che i miei argomenti siano contestati, discussi, anche ridicolizzati, perché no.
Ma salvo poche eccezioni questo non è successo. Non è curioso?

#13 danielepase on 09.12.09 at 00:01

Mah, leggo con ritardo di questa cosa saltando qui e là… Non mi esprimo nello specifico perchè non ho letto Bad Prisma, ma mi sembra tutto un po’ eccessivo. Le recensioni di Iguana sono sempre puntute, non è certo una novità. Va detto che il più delle volte sono circostanziate; poi si possono condividere o meno, ma sono posizioni argomentate. Mi ha sorpreso negativamente la levata di scudi “in difesa” che poco prendeva in considerazione gli argomente esposti (brutalmente, anche troppo) e molto le supposte motivazioni che le àgivano. Da questo punto di vista, certamente ha ragione la Dal Dan nel rilevare la scarsa propensione alla discussione critica che spira da ’ste parti.
Magari i difensori di Bad Prisma hanno ragione.
Di solito condivido solo la metà delle cose che scrive Iguana e non ne sarei sorpreso, ma di argomenti a sostegno onestamente non ne ho letti molti. Di accuse al cattivo Raffaelli invece sì. E non è un gran modo di difendere un libro, che peraltro se ti piace non smette di piacerti perchè non piace ad Iguana.
E’ vero come ricorda Sosio, che un fan non è un critico letterario, ma si suppone che chi apprezza un autore qualche parola in più di chi frequenta solo goal.com possa tirarlo fuori.
Se devo sostenere un libro che ho apprezzato (e proprio “contro” Iguana un paio di volte è capitato) di argomentazioni di solito ne trovo, mi pare la cosa più naturale del mondo.
Forse avremmo bisogno di meno tifosi di questo o quell’autore e più lettori consapevoli, o che si sforzano di esserlo.
Soprattutto, noto che molto facilmente ci si allontana dal pezzo e si finisce in ambiti estranei, il diritto di citazione o meno, se a questo o quello rode l’anima per qualcosa etc. etc.
Il centro di gravità della narrativa è la narrativa stessa, mi piacerebbe che lo ricardassimo più spesso.

#14 Vincenzo Oliva on 10.23.09 at 18:51

Leggo con molto e colpevole ritardo. In linea generale condivido l’impostazione del discorso di Anna su critica e italianità; e quello di S* su Gamberetta :-P.

Sul merito dell’antologia non posso pronunciarmi non avendola letta (visto come si presentava la cosa ho dato per scontata la sòla e passato la mano). Però ora mi è venuta la curiosità di vedere se era perfino peggio di quel che mi aspettassi :-)

V.

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