Triste solitario y ingles

Leggo, perchè voglio farmi del male, un libro di David Lane, uno dei giornalisti dell’Economist che a suo tempo tanto indignarono il Principe. E’ un libro sull’Italia, cioè su Berlusconi, e mi ricorda un sacco di cose che avevo beatamente dimenticato.

Si apre, essendo un libro diretto agli inglesi, con diverse pagine asciutte ma liriche sulle tombe dei soldati britannici e americani caduti ad Anzio, e nei messi successivi, per la liberazione dell’Italia. Si sofferma sul fatto che molti dei caduti americani hanno nomi italiani: Saverio, Di Cesare, Chilotti.

E poi brutalmente riferisce che secondo Berlusconi non il sangue di quei soldati, o dei partigiani, ha fatto nascere la Repubblica. No, la vera, autentica Liberazione è arrivata nel ‘48, con la vittoria della Democrazia Cristiana.

Per un italiano l’impatto emotivo di questa apertura non è facile da capire. Ogni novembre qui il - diciamo - 98% degli inglesi si appunta un papavero al bavero. Quelli che non ce l’hanno, generalmente l’hanno perso. I papaveri sono di carta, sfornati da una fabbrica che impiegava mutilati di guerra (e ora per lo più impega i figli disabili degli stessi). I proventi finanziano la British Legion, che si occupa di curare gli interessi e la salute dei veterani.

Ecco - eccomi qui a spiergare gli inglesi agli italiani. Per lo più, passo troppo tempo a spiegare gli italiani agli altri.

All’inizio di aprile due miei amici newyorkesi erano a Roma, alla fine di diverse settimane di viaggi europei per festeggiare le nozze d’argento. Chiacchiero con loro e gli chiedo se hanno già sperimentato il curioso fenomeno dell’Italiano Che Si Scusa. Io ho cominciato a notarlo qualche tempo fa: quando l’ennesima notizia di colore compare sulle pagine dei giornali esteri, gli italiani si precipitano a scusarsi. E’ un impulso nobile ma malriposto. Gli altri non sono offesi: sono divertiti. Da tempo l’Italia per loro è la macchietta della comunità internazionale, la spalla comica che fornisce un risvolto leggero a momenti di tensione. Se mai il nostro Paese era noto per altre cose, ormai l’immagine di simpatici cafoni, di piacioni da periferia, di cafoncelli il cui scopo principale e’ di fornire la nota di colore, è fermamente stabilita nell’immaginario collettivo internazionale.

Il mio amico americano mi dice di no, che gli italiani non si sono scusati con lui, ancora.

Poi la mattina del terremoto lo sento in chat. E’ scosso, perché nonostante abbia vissuto a Seattle è stato tanto tempo fa e di terremoti a New York non ce ne sono molti. Lui e la moglie si trovano emotivamente coinvolti, ed è per questo che, una volta tornati in America, la battuta del Silvio sui campeggiatori li fa trasecolare. Cosa? Come? Cosa ha detto?

“Un voto di sfiducia non glielo leva nessuno”, commenta un loro amico. E io penso, Oh, beata innocenza.

Emerge dalla conversazione che segue che a) nessuno in Italia questa storia dei campeggiatori se l’è, come si diceva ai miei tempi, cagata di striscio. Sarà abitudine. Sarà stanchezza. Sarà rassegnazione. Boh. b) Che diversi fra inglesi, americani e irlandesi hanno sperimentato lo stesso fenomeno dell’Italiano che si Scusa. Solo che ormai anche gli italiani che vivono a Dublino, Londra e New York hanno smesso di scusarsi. Fanno spallucce. Dicono, “Ne ha sparate di ben altre”.

Gli italiani all’esterno hanno smesso di scusarsi perchè hanno smesso di raccontarsi balle. Si sono rassegnati. Hanno aperto gli occhi. Non vanno più in giro a cercare di convincere la gente che “quello là” è un’aberrazione, un’anomalia, un abbaglio. Non possono più in coscienza affermare che l’Italia si merita di meglio. Vanno in giro a borbottare “Ahi serva Italia, di dolore ostello, non donna di province, ma bordello” amaramente, e nessuno ovviamente li capisce, ma almeno si sentono in augusta compagnia.

E così da qui vivono con un fremito di passione il Divorzio All’Italiana. Telefono a casa e mia mamma come mio papà mi ripetono, macchè la ragazzina, macchè l’indignazione, è una questione di soldi, la Veronica vuole proteggere l’eredità dei figli. Da qui, io mi sento romantica, o forse solo meno cinica. Penso che un moto di disgusto, anche solo privato, riscatti in parte il mio paese. Oddio, poi quando la Veronica dice “ma nessuno ha un moto di disgusto? Nessuno reagisce?” mi viene da dirle, cara, ma dove sei vissuta fino ad oggi?

Ma non è l’unica a non voler vedere. Ascolto un’intervista con Scalfari (Eugenio) alla tv e mi deprimo. Mi deprimo per la risoluta cecità di fronte all’evidenza. Beh, in fondo ha solo il 40% nei sondaggi. In realtà non è così brutta. I cattolici gli si rivolteranno contro. Mica possono ignorare questa cosa…

Come no. Hanno ignorato ben di peggio. Ripetutatmente. Coerentemente. Suvvia, smettiano di raccontarci favole.

Se solo potessimo chiedere tutti il divorzio.

Nel frattempo, come dice il mio moroso nel sentire la notizia che la Veronica divorzia da Berlusconi: “Possiamo fare una colletta per le spese legali?”

1 comment so far ↓

#1 Fernando on 05.11.09 at 19:49

Anna, qua abbiamo perso il senso del reale. Come in una profezia debordiana, tutto è spettacolo. Siamo - apparentemente - con le spalle al muro. Ma qualcosa dovremo pur fare… o no?

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