Il futuro e gli italiani ovvero il pessimismo è reazionario

Come prima introduzione a questo blog, riposto qui un lungo commento che avevo mandato alla lista di fantascienza:

Ok, ho appena letto un interessante articolo sulla Repubblica che tratta del silenzioso abbandono da parte delle società della cura del cliente. Il cliente affezionato, è la persuasione che si sta diffondendo strisciante, comincia a perdere valore marginale - conosce i canali di comunicazione e li usa ripetutamente, costituendo un costo per la compagnia. Di conseguenza si tolgono i numeri di telefono dai siti web, si interpongono ostacoli di tutti i tipi come multipli operatori telefonici, lunghe attese, complicati menù eccetera eccetera.

L’articolo finisce così:

“Se poi qualche nostalgico insiste nel rivendicarsi cliente, nel pretendere l’antica gratificazione del “solo perché è lei”, si rivolga pure alla signorina online, all’”assistente personale che ti darà le risposte che desideri”. L’hanno già assunta parecchi fornitori, si presenta da una finestrella, sorridente, ti guarda negli occhi, pronta e disponibile, spesso ha un nome, qualche volta perfino una voce. È solo una replicante, naturalmente, un androide elettronico, un’immagine animata, ma che pretendiamo di più? Siamo clienti virtuali, ci spetta al massimo un interlocutore sintetico.”

Leggo, di seguito, il primo commento, che comincia così:

“E così se ne va un altro rapporto umano.”

Al che una piccola lampadina si accende sulla mia testa. Non riguarda il contenuto del commento, ma il suo tono. Mi viene spontaneo chiamarlo “Che tempi signora mia”, ma una volta formulato in questo modo mi ricorda un tono molto simile:

“Che roba contessa, all’industria di Aldo
han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti;
volevano avere i salari aumentati,
gridavano, pensi, di esser sfruttati.
E quando è arrivata la polizia
quei pazzi straccioni han gridato più forte,
di sangue han sporcato il cortile e le porte chissa quanto tempo ci vorrà per pulire…”.
“Sapesse, mia cara che cosa mi ha detto
un caro parente, dell’occupazione
che quella gentaglia rinchiusa lì dentro
di libero amore facea professione…
Del resto, mia cara, di che si stupisce?
anche l’operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori:
non c’è più morale, contessa…”

Quello che il commento fa (Contessa fa altre cose più complicate) è prendere un trend e immediatamente saltare ad una conclusione esistenziale.

Esempi (inventati)

Aumenta del 50% il tempo passato sui siti di network sociale –> “A rapporti reali con persone reali si sostituiscono rapporti sintentici, basati sul mutuo isolamento”

Cala il consumo di sceneggiati televisivi, aumenta il consumo di videogames –> “Ormai abbiamo perso la capacità di prestare attenzione ad una trama e alla costruzione dei personaggi, e siamo solo capaci di reagire sul corto periodo, il nostro span di attenzione si è ridotto a pochi secondi…”

Il makeup non è più riservato alle donne: aumenta il consumo di cosmetici maschili, ed esplode il fenomeno dei saloni di bellezza maschili –> “E così la cultura del narcisismo, dell’adorazione dell’immagine, allarga inesorabilmente il suo campo d’azione…”

Notare che ognuno di questi esempi fittizzi puo’ essere considerato positivamente: è un bene se la gente parla con gli amici invece di andare a guardare le donnine nude o di rimanere consumatori passivi, è un bene che la gente si occupi in compiti attivi che stimolano la creatività invece di addormentarsi davanti a Beautiful, è un bene che gli uomini curino il proprio aspetto e dedichino del tempo alla, ehm, cura della propria persona.

E mi dico, sì, magari gli italiani sono costituzionalmente pessimisti (e Dio sa che ne hanno ragione) e c’è “il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà”…. (ma faccio notare che Gramsci viveva sotto il fascismo, con la seconda guerra mondiale all’orizzonte, e più che pessimista era realista.)

Ma il modo in cui queste notizie sono costruite è una specie di imbuto per incanalare l’amarezza e il pessimismo. Per esempio, trattando di trend oggettivamente negativi, come il cambiamento climatico, si puo’ dire ‘tutto va male e siamo condannati all’estinzione” oppure si puo’ costruire il pezzo con “se non facciamo qualcosa ADESSO, come per esempio tagliare il numero dei voli, ridurre i consumi eccetera eccetera eccetera, siamo destinati a epocali cambiamenti climatici che avranno un costo economico e sociale devastante”. Insomma, invece di inanellare segnali tutti negativi, traendone una conclusione inevitabile e cosmica, si delinea il problema, si citano possibili soluzioni, si valuta quanto tali soluzioni sono probabili ed efficaci, e si invita all’azioni.

Non so quanto questa tendenza al catastrofismo sia nel DNA italiano. Perchè, dopo tutto, l’Italia ha sì tante ragioni per essere pessimista, ma è anche quel paese che tutti danno per spacciato e poi ritorna a galla a mo’ di turacciolo fra la costernazione (e a volte il dispetto) degli astanti. Quindi non è che siamo tanto dei disfattisti.

Una cosa che mi viene in mente, per finire, e magari adesso riesco anche a riallacciarmi alla fantascienza, è che a un certo punto un mio amico, coincidentalmente ma forse no un editor di una casa editrice di fantascienza americana, ha scritto in un post su Usenet che la mentalità reazionaria si incentra esattamente attorno a questa idea: che il futuro è nero e immutabile, e che l’unica possibile reazione razionale è abbandonarsi alla disperazione oppure coltivare un cinico distacco.

Ma questa, dice lui, è la reazione che il reazionario vuole da noi, perchè Dio non voglia che si possa pensare che degli umili pezzenti, dei semplici essere umani, possano avere una qualche influenza sul futuro. Da lì a fondare sindacati e società di mutuo sostegno, e magari perfino formulare piani per una società migliore, non c’è che un passo. E quindi, dice lui, il cuore della posizione progressista è questa convinzione: che un futuro migliore è immaginabile e costruibile, e che quindi agire per avvicinarlo non è sciocco idealismo ma un comportamento razionale.

Dico questo perchè sento spesso in questa lista circolare la seduzione della disperazione, l’idea che il futuro non possa che essere _inevitabilmente_ brutale, disperato e oppressivo, e che nulla sia possibile fare per combattere questa situazione. Non voglio dire che non si debba ipotizzare, scrivere o pensare a uno scenario del genere: vorrei solo indicare quali sono i meccanismi ahem, sovrastrutturali che ci infilano in questo imbuto.

Meditate gente meditate, come diceva quello.

Oh, e piccola appendice psicologica: il catastrofismo è una caratteristica tipica anche della depressione. Il depresso vede la realtà spesso con maggiore razionalità che il non depresso, ma la proiezione che fa della sua e di altri esistenza nel futuro è invariabilmente catastrofica, e questo è uno dei sintomi peggiori della malattia. Chi comincia a prendere antidepressivi ha spesso la strana esperienza di vedere le stesse cose, ma con spirito molto diverso. La depressione non fornisce, come pensano molti, una visione più chiara: distorce invece tutto quello che si vede interpretandolo come un portento di catastrofe. Che l’Italia soffra di una depressione collettiva?

2 comments ↓

#1 Sim Dawdler on 12.12.08 at 10:40

Da incorniciare.

#2 Rita on 01.10.09 at 15:13

Mi vengono in mente due “cose” leggendo questo post, la prima è la legge di gravità, la seconda un’idea che ho letto in un racconto di Asimov.
La prima. Certe volte penso che la legge di gravità non sia strettamente legata alla fisica, ma abbia applicazione anche a livello sociale, psicologico, industriale, nel senso (lo so che vale ovunque) che il mondo segue una sorta di disciplinare legato alla gravità. Se c’è qualcosa che va trionfalmente bene, è schizza verso paradisi inimmaginabili, ecco che subito dopo, senza un prevedibile perché, ricade verso il basso, con un gran bel tonfo. Il mercato azionario rientra bene in questa casistica, ma faccio un esempio idiota: Britney Spears. La tipa da un inizio in sordina, è schizzata ai vertici delle classifiche, ha riscosso un tale successo, è salita così in alto, che la gravità l’ha fatta precipitare. Si è schiantata tanto quanto era salita e per rialzarsi, ha dovuto scavare verso l’alto.
L’idea di Asimov, invece, immagina il mondo come una colonia batterica, quelle nei vetrini tondi delle colture da laboratorio. Ogni volta che l’umanità progredisce, si sposta verso l’esterno della coltura, ma non riesce a uscire perché sul limite interno è depositata la penicillina che ammazza tutti i batteri che vi giungono. L’umanità, quindi, come la coltura batterica, è destinata a restare nel vetrino per vivere, ma una vita non troppo evoluta, se non vuole perire.
Forse il quadro è un po’ deprimente, ma è saggio: una corsa indiavolata ammazza qualsiasi cavallo, mentre il trotto rende interessante la strada e permette di vivere a lungo.
Questo potrebbe sembrare un invito alla mediocrità, ma in realtà è un invito allo studio e alla preparazione: si può sfuggire alla penicillina, trovando una sostanza che la neutralizzi; si può volare alti e non precipitare mai, avendo l’energia per restare in quota.

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