Archive for the ‘Uncategorized’ Category

La famiglia Addams

Posted on Novembre 16th, 2014 in Televisione, Uncategorized, teatro | No Comments »

Recentemente sono andata a vedere a Milano al Teatro della Luna il musical La Famiglia Addams. I protagonisti erano Elio di Elio e le Storie Tese e Geppy Cucciari. Ma tutta la famiglia è stata protagonista, soprattutto Mercoledì (perdonatemi i nomi degli altri attori non me li ricordo).

Inutile dire che ho riso molto. Elio si è rivelato un attore in gamba e Geppy Cucciari invece è una brava cantante e non me l’aspettavo, è stato una sorpresa. Ogni membro del cast ha avuto il suo momento e ha potuto cantare un pezzo che ha messo in evidenza le proprie doti canore e di recitazione. Perfino Lurch, il maggiordomo che per tutto il musical ha biascicato dei versi incomprensibili, ha cantato alla fine un pezzo veramente forte con una voce da basso molto potente, quasi da cantante lirico. Inaspettato.

La storia del musical è abbastanza semplice: le due famiglie coinvolte, gli Addams e la famiglia del fidanzato di Mercoledì, si chiedono che cosa significa essere normali, cosa rende felici nella vita, quanto bisogna lottare per il proprio amore. Questioni universali in grado di appassionare le generazioni più giovani e quelle dei loro genitori.

Il musical mi è piaciuto veramente tanto, ha avuto numerosi momenti comici con battute fulminanti e attimi di profondità che hanno fatto pensare. Le canzoni sono una più bella dell’altra, i ballerini sono stati bravi, le scenografie incredibili e i costumi memorabili, realizzati da un grande stilista come Antonio Marras.

Se vi capita che sono in touneé vicino a voi, non perdete tempo e acquistate i biglietti. Io ho avuto la fortuna di avere dei posti nel primo settore a pochi metri dal palcoscenico e posso assicurare che vale la pena spendere un po’ di più, si possono ammirare le espressioni dei volti e godere meglio l’interazione tra i personaggi oltre a vedere bene i magnifici costumi.

L’esperienza del teatro è molto più ricca di quella del cinema. Se potete, andate, sono soldi ben spesi.

The Leftovers

Posted on Luglio 29th, 2014 in Televisione, Uncategorized, donne | No Comments »

Ho visto i primi tre episodi della nuova serie The Leftovers e sono rimasta disgustata. Malgrado la buona volontà degli attori le storie fanno schifo.

C’è un sentimento che proviene dall’esperienza dell’11 settembre: ricordare i propri morti, onorarli, non lasciarli andare, trasformarli in eroi e vivere come se fossero ancora con noi. Questo secondo me denota un’incapacità a gestire le emozioni e le esperienze, a elaborare il lutto e ad accettare la realtà della vita. Una caratteristica della cultura americana. Il mito del grande pioniere del passato d’altronde si basa sull’idea che con forza e coraggio si possano cambiare le cose, trasformare la propria vita e riuscire ad avere successo lì dove gli altri falliscono. Ma un avvenimento come quello raccontato nella serie, dove l’1% della popolazione scompare misteriosamente, non lo si riesce ad accettare, non lo si può cambiare e quindi la società americana entra in crisi.

Secondo la serie quasi ogni famiglia ha avuto una persona scomparsa al suo interno e questo rende tutti molto solidali anche se ci sono tensioni su come affrontare questa perdita: c’è chi organizza parate commemorative (il sindaco), chi denuncia i criminali scomparsi insieme alle persone innocenti (il prete), chi cerca di sopravvivere malgrado la terribile perdita (una donna) ecc.

Il protagonista maschile, lo sceriffo della città, ha perso la moglie non perché è scomparsa ma perché si è unita a un gruppo organizzato come una setta e formato da dissidenti che organizzano contro-proteste allee parate commemorative ecc. Vivono come in una comune ma hanno regole abbastanza strette, come per esempio mantenere il silenzio, che per me personalmente sarebbero fin troppo difficili e icnomprensibili da seguire. Purtroppo dopo aver visto solo tre episodi non si riesce bene a capire quale sia il ruolo di questa chiamiamola ’setta del silenzio’ ma non credo che lo capirò a breve perché non ho intenzione di continuare a seguire la serie, neanche per dovere di cronaca, mi ha disgustato troppo.

Intorno allo sceriffo ruotano alcuni personaggi femminili molto interessanti che tradiscono fin troppo bene il concetto che i media americani e i produttori hanno delle donne in questo momento. La moglie dello sceriffo per esempio, benché interpretata da una bravissima attrice, è costretta al silenzio e comunica con gli altri dentro e fuori la setta solo con bigliettini scritti a mano. Il personaggio è chiaramente una donna di mezza età con figli adolescenti e capita spesso che il ruolo delle donne mature nella società americana venga sminuito perché ridotto al silenzio. Se non hai il diritto alla parola non puoi esprimere quello che pensi e quello che provi e quindi conti meno di niente. Questo significa anche che le donne dopo una certa età, quando non sono più fertili, non contano più, non rivestono più alcuna importanza, sono fantasmi bianchi che non sono più neanche in grado di sussurrare.

La figlia invece è la tipica adolescente americana, quindi ribelle e non ancora ben inserita nella società patriarcale. Va in giro con l’amica a combinare guai malgrado le raccomandazioni del padre, lo sceriffo, e il loro rapporto in un certo senso mi ricorda un po’ quello di Twilight.

L’episodio che vede protagonista Christopher Ecclestone nella parte di un prete che deve trovare soldi per ricomprare la propria parrocchia che gli viene espropriata mi ha convinto che la serie è un completo fallimento. La stupidità della trama è un insulto all’intelligenza del pubblico e poco può fare il nostro ex-Doctor Who per risollevare le sorti della storia. Non c’è proprio niente da fare, non c’è via di scampo.

Conclusioni: guardate la serie solo se non avete proprio niente altro da guardare e soprattutto se avete una gamba rotta e siete immobilizzati a letto.

The Bridge

Posted on Luglio 29th, 2014 in Televisione, Uncategorized, donne | No Comments »

Sono riuscita a guardare alcuni episodi di The Bridge sia nella versione originale svedese che in quella americana e ho notato alcune differenze che secondo me sono molto importanti.

Prima di tutto la protagonista femminile svedese non è una ex-modella splendida diventata attrice come nella serie americana. In secondo luogo la sua vita quotidiana al di fuori dell’ufficio viene mostrata con molto più realismo, senza pregiudizi e senza compromessi dettati dal desiderio di auto-censurarsi per poter andare in onda in prima serata. Per esempio in un episodio l’investigatrice svedese viene mostrata prima che si stimola le parti intime in modo molto esplicito e poi va in un bar a rimorchiare un uomo con cui passa la notte felicemente. I due vengono mostrati in vari stadi di nudità. La mattina dopo l’uomo se ne va sconvolto perché la donna, che non riesce a dormire, si mette a lavorare guardando delle foto di cadaveri sul suo computer. Non tutti possono reggere alla vista e certamente lei non è una donna comune.

Il modo di lavorare negli uffici, intendo il rapporto tra colleghi, le relazioni umane, sono molto più realistici nella serie svedese, mentre la versione americana la sento un po’ più distante, mi tocca di meno. Questo realismo diventa molto crudo ed emotivamente pesante  in alcuni episodi quando persone innocenti rimangono uccise senza che l’investigatrice svedese e la sua squadra possano fare qualcosa per salvarli. La morte, l’impossibilità di riuscire a salvare tutti malgrado gli sforzi, rendono la serie molto vivida e rimane nella mente per molti giorni dopo aver visto un episodio. Peggio di alcune scene viste al telegiornale.

Questo crudo realismo è totalmente assente nella versione americana, dove tutto sembra artisticamente orchestrato, gli eventi sono edulcorati e le emozioni censurate.

Il mio pensiero è che la televisione svedese e scandinava in generale abbia deciso di seguire la lezione dei suoi grandi registi cinematografici del passato guardando in faccia la dura realtà senza retrocedere neanche di fronte all’evento terminale della vita.

La televisione americana, benché si stia lentamente smarcando dai vecchi cliché hollywoodiani, non riesce comunque ancora a dimenticarli e il realismo, che pure dopo l’11 settembre ha caratterizzato una vasta produzione televisiva e cinematografica, non ha ancora raggiunto i livelli che affrontiamo qua in Europa. Gli americani hanno paura fi affrontarre faccia a faccia certi argomenti e le loro narrazioni sembrano sempre edulcorate. Il realismo d’altronde non lo si può affrontare solo con la conta dei cadaveri alla fine di un episodio, ci vuole ben altro.

Qualcuno conosce “Guardians of the Galaxy?”

Posted on Giugno 1st, 2013 in Uncategorized, cinema, donne | No Comments »

Vecchi fumetti a me sconosciuti (ma questo è facile, io non leggo mai fumetti) stanno facendo parlare molto di se da quando è in pre-produzione un film tratto dalla serie. “Guardians of the Galaxy”. Ma chi li conosce, chi sono questi guardiani della galassia. Mi toccherà fare delle ricerche e leggerli. Non tanto perché vogliono farne un film, quanto per il numero di attrici eccezionali che stanno reclutando. La prima di cui ho saputo è Zoe Saldana, vista in Avatar e in Star Trek dove interpreta una  Uhura fidanzata di Spock. Il suo personaggio sarà un’aliena dalla pelle verde. Mmm, mi ricorda qualcosa. Poi scopro che Glenn Close interpreterà il capo dei guardiani della galassia, un ruolo simile a quello di Samuel L. Jackson/Nick Fury negli Avengers. Oggi scopro anche che la cattiva principale sarà interpretata da Karen Gillan, una delle companion di Doctor Who.

Le riprese dovrebbero iniziare alla fine di giugno con una uscita nelle sale programmata per agosto 2014, ma io non riesco ad aspettare, l’attesa sarà troppo lunga. Caspita, queste notizie sono incredibili. Speriamo che i ruoli vengano scritti con criterio e non usando vecchi clichè, ma Glenn Close non avrebbe accettato la parte se non fosse stata di suo gusto e quindi c’è speranza.

Nel film naturalmente non ci sono solo donne, c’è un folto gruppo anche di attori uomini, ma in questo momento non riesco a pensare a loro, vedo solo alcune attrici eccezionali recitare in ruoli importanti in un film di azione/avventura. Non tutto è perduto per il genere femminile.

Patrick Stewart: un uomo una leggenda

Posted on Giugno 1st, 2013 in Uncategorized | No Comments »

Sono sempre andata alle convention di fantascienza per incontrare gli amici e non mi è mai interessato molto quello che avevano da dire gli ospiti internazionali. Certe volte però mi viene da pensare che forse non erano gli ospiti giusti. Ci sono ospiti e ospiti. Ad una recente convention in Texas, la Comicpalooza, Patrick Stewart ha risposto a una domanda posta da una fan che gli ha raccontato di come i suoi discorsi pregnanti l’abbiano aiutata a superare un momento difficile della sua vita. La difficoltà era un’esperienza di violenza di cui sembra che Patrick Stewart sia un esperto involontario.

Tutti sappiamo che in passato Patrick Stewart ha raccontato di come la sua infanzia sia stata costellata di eventi violenti causati dal padre che picchiava la madre e non sappiamo se abbia mai picchiato anche il giovane Patrick. In occasione di questa convention texana Stewart ha raccontato di aver scoperto come i problemi del padre fossero causati dallo Stress Post-Traumatico causatogli dalle sue esperienze nella seconda guerra mondiale. In un periodo come quello in cui viviamo oggi dove i soldati inglesi e americani tornano da vari teatri di guerra in medio oriente e dove si fa una continua lotta alla violenza sulle donne, basti pensare alle cifre del femminicidio in Italia, le parole di Stewart si dimostrano sagge, appropriate, incredibili e oserei dire femministe.

Stewart ha spronato gli uomini a cambiare atteggiamento verso le donne e ha incoraggiato tutti a cambiare mentalità verso il problema della violenza e verso i problemi dei soldati. Per questo motivo è diventato il testimonial di due associazioni che si occupano una di aiutare veterani di guerra e l’altra di case-rifugio per donne vittime di violenza.

Quindi non solo il personaggio che recitava in Star Trek: The Next Generation, il Capitano Picard, è stato un modello per tutti noi, ma anche l’attore ha cose molto serie da dire.

Ho preso queste notizie da un sito che seguo che si chiama Women and Hollywood che in genere si occupa esclusivamente di film di/ su donne, di registe e di attrici, ma capita a volte che parlino di uomini che si occupano di problemi sociali che riguardano anche le donne. In questo caso il femminista della settimana è proprio Patrick Stewart. Di seguito il link per andare al sito e vedere una ripresa amatoriale di Stewart che parla appunto alla Comicpalooza in Texas. Ci sono i sottotitoli in inglese.

http://blogs.indiewire.com/womenandhollywood/feminist-of-the-day-patrick-stewart-talks-violence-against-women

Ultime dal Giappone

Posted on Aprile 10th, 2013 in Uncategorized | No Comments »

Le notizie che ci giungono dall’Oriente sinceramente mi riportano indietro di una trentina d’anni in piena guerra fredda dove i due litiganti erano Usa e URSS. Adesso invece è Pyongyang che minaccia il mondo. Al telegiornale hanno fatto vedere i missili Patriot a Tokyo e un po’ di sudore freddo mi è colato giù dalla fronte. Ma poi ho pensato che al Giappone non può succedere nulla e che non succederà nulla neanche a noi. Perché? Ecco un possibile articolo di giornale in tema guerra atomica sci-fi e anime giapponesi.

ULTIME NOTIZIE DAL GIAPPONE

Il Primo Ministro giapponese ha convocato oggi Actarus e la sua squadra di piloti alla sede del governo. Nel pomeriggio incontrerà le guerriere Sailor guidate dalla famosa Sailor Moon. Domani invece sarà la volta di Godzilla e nel pomeriggio dei Pokémon. La natura delle convocazioni non è ancora ben chiara e l’ufficio del Ministro non ha rilasciato comunicati ufficiali, ma tutti noi possiamo immaginare quali richieste verranno loro fatte. Sappiamo che Godzilla, evidentemente di sesso femminile, ha creato un nido in uno dei parchi di Tokyo per poter deporre le uova e formare così un esercito formidabile di suoi pari. Il gruppo di piloti guidati da Actarus, in seguito ai problemi di Fukushima, ha invece lavorato a una nuova astronave per Goldrake in grado di resistere alle radiazioni e lavorare in siti contaminati e questo ora potrebbe essere molto utile. Non sappiamo ancora che cosa possono offrire alla nazione giapponese e al mondo gli altri gruppi di eroi, ma crediamo che ognuno di loro saprà dare il massimo per garantire il mantenimento della pace. Entro breve saremo in grado di offrire degli aggiornamenti.

Per un attimo lasciatemi sognare e tornare ai miei eroi e a quelli di mia figlia. Mi sono rimasti solo loro. La situazione italiana è fallimentare, il mondo rischia la guerra nucleare, siamo tornati a prima del crollo del muro di Berlino. Niente è cambiato, niente cambierà mai. La vita non è una linea diritta che progredisce ma un cerchio dove tutto si ripete.

Fantascienza inglese senza donne

Posted on Marzo 30th, 2013 in Televisione, Uncategorized, donne | No Comments »

A volte mi domando che ci stanno a fare le donne nel mondo se poi l’unica cosa che riusciamo a fare e che la società ci permette di fare è stare fuori a guardare cosa fanno gli uomini senza avere la possiblità di entrare anche noi.  L’esclusione, che sia volontaria o accidentale, fa sentire inutili, è frustrante e impedice di realizzare un proprio progetto di vita.

Possiamo capire quindi come si devono sentire le sceneggiatrici inglesi, a cui, volontariamente o accidentalmente, è stato impedito di scrivere storie per le serie nuove di Doctor Who. Negli ultimi giorni c’è stato grande movimento nella rete perchè all’improvviso si sono accorti tutti che tra gli sceneggiatori di Doctor Who non c’è stata neanche una donna almeno dal 2008. Non ne sono affatto sorpresa. La fantascienza è sempre stata dominio maschile ed è stato molto difficile farsi prendere sul serio in questo campo. Non è un caso allora che le donne abbiano invaso altri ambiti come per esempio quello dei vampiri e del fantasy in generale che per un sacco di tempo sono stati considerati con snobismo da chi leggeva Asimov. Solo che adesso Asimov è scomparso dagli scaffali delle librerie e guarda caso il 90% di quello che si trova è composto da storie di vampiri e di fantasy scritte da donne e con protagoniste donne.

Doctor Who, naturalmente, essendo un sopravvissuto della fantascienza classica con astronavi, robot, Dalek e mostri alieni vari, non può che continuare nella tradizione ed escludere le donne. Per fortuna le Companion sono state scelte con maggiore oculatezza negli ultimi anni e hanno avuto pari dignità nelle storie trasformandosi in partner e collaboratrici di tutto rispetto anche se non ho mai amato le Companion che si innamorano del Dottore e rimangono al suo fianco fino al sacrificio personale. Molto rétro. Puàh!

Sinceramente non sapevo dell’assenza di sceneggiatrici in Doctor Who perché se una storia è bella lo è indipendentemente dal genere di appartenenza dello scrttore/tttrice. Sta di fatto però che mi ero accorta di certi problemi riguardanti le Companion, come appunto sempre il fatto che si innamorano del Dottore, una cosa che dopo un po’ viene a noia e che se può essere giustificato dalla presenza di interpreti del Dottore particolarmente affascinanti per altri non vedo proprio come gli venga in mente. Ma poi  i personaggi femminili, che siano tra i buoni o tra i cattivi non sono mai del tutto soddisfacenti, eccetto poche eccezioni come River Song, ma anche qui c’è da discutere, perché anche lei è o è stata o sarà coinvolta sentimentalmente con il Dottore. Sembra che il Dottore sia l’unico uomo degno di questo nome e che l’unico desiderio di qualsiasi donna che incontra è di unirsi a lui in senso biblico. Un po’ riduttivo. Anche i dialoghi tra donne si riducono a considerazioni sul Dottore e non ci sono mai argomenti seri di discussione, che ne so, quelli classici della fantascienza: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, qual è il significato della vita oltre a 42, quale problema personale (che non sia il mio amore per il Dottore) devo risolvere prima di poter sconfiggere i nemici insieme a lui ecc. Cose così insomma, quelle descritte nel mito dell’eroe di Joseph Campbell per esempio. Ma forse il viaggio dell’eroe è appunto per definizione dell’eroe e non ha niente a che vedere con l’eroina, il cui unico scopo nella vita sembra sia di portarsi a letto l’eroe.

Come al solito le donne sono cittadine di serie B e vengono escluse sistematicamente dai ruoli dietro la macchina da presa e davanti hanno solo ruoli tradizionali, anche se brillanti.

Niente di nuovo.

Ecco gli indirizzi degli articoli sull’assenza di sceneggiatrici in Doctor Who:

http://blogs.indiewire.com/womenandhollywood/hall-of-shame-the-producers-of-dr-who

http://www.guardian.co.uk/tv-and-radio/tvandradioblog/2013/mar/27/doctor-who-female-writers

http://io9.com/doctor-who-really-does-need-more-female-writers-461257152

http://stelladuffy.wordpress.com/2013/03/26/dr-who-and-the-missing-women/

Kerry Washington

Posted on Febbraio 7th, 2013 in Televisione, Uncategorized, cinema, donne | No Comments »

Un paio di giorni fa mi chiedevo quale attrice e quale personaggio femminile potessero sostituire l’attrice Anna Torv e il personaggio di Olivia Dunham della serie Fringe che è appena finita. Forse ho trovato una buona sostituta. Kerry Washington è in onda in questo periodo con la serie Scandal di cui è la protagonista. Purtroppo non è una serie di fantascienza, fantastica, fantasy, horror ecc., è la classica serie americana ambientata a Washington dietro le quinte delle stanze del potere. Quindi è una serie con molta politica americana, ma come si può vedere guardando anche solo pochi episodi, i temi e i problemi che affrontano i politici americani sono veramente buffi e ridicoli rispetto agli scandali che sconvolgono la sKerry Washingtoncena politica italiana. La serie quindi, anche se densa di intrighi e di manovre nell’ombra, fornisce intrattenimento puro che per me è riposante rispetto ad altre serie, tipo Criminal Minds, che non riesco a guardare perchè troppo angosciose. Il personaggio è molto interessante perché viene chiamata a risolvere problemi che se venissero alla luce porterebbero allo scandalo e alla rovina molte persone. Le soluzioni a volte sono puramente legali, altre volte sono totalmente illegali e a volte anche pericolose. In più si viene a scoprire che lei è l’amante del Presidente degli Stati Uniti che pubblicamente è felicemente sposato e con la moglie incinta. Per chi non lo sapesse la serie Scandal è la prima serie americana che vede come protagonista una attrice di colore. Molte attrici di colore fanno da supporting actress nelle serie ma questa è la prima volta. Non ci potevo credere quando l’ho scoperto.

Oltre a Scandal possiamo ammirare la bravura di Kerry Washington anche al cinema nel film di Tarantino Django Unchained dove interpreta la moglie che deve essere salvata prima che lo schiavista Leonardo Di Caprio eserciti i propri diritti di proprietà sul suo corpo. E’ la solita parte della donna in pericolo che deve essere salvata dal suo principe sul cavallo bianco, ma l’ambientazione schiavista rende il tutto molto più serio e molto più drammatico.

Brava Kerry!

The Hobbit al cinema

Posted on Febbraio 5th, 2013 in Uncategorized, cinema, donne | 3 Comments »

Ho visto The Hobbit al cinema con la mia famiglia. Premetto che non ho mai letto i libri di Tolkien (lo so che state inorridendo) perché ho sempre preferito Asimov, mentre mia figlia li sta leggendo adesso, quindi le mie opinioni si basano esclusivamente sul lavoro di Peter Jackson.

La prima cosa che mia figlia mi ha detto all’uscita dal cinema è “A parte la breve scena con la regina degli Elfi, non c’era neanche una donna protagonista, però, malgrado questo, il film è stato bello”. Malgrado l’assenza di donne il film è stato bello! Mi viene da piangere. A un certo punto mi sembrava di guardare un programma di calcio, mi sono sentita esclusa, come se mi fossi introdotta di soppiatto al cinema a guardare un prodotto per soli uomini. Mi sono sentita alienata, distante, quello che succedeva sullo schermo non mi riguardava, era roba da uomini. E la scena con la regina degli Elfi  non ha fatto altro che rinforzare questa distanza. Alcune scene erano meglio di altre ma sono uscita dal cinema disgustata. Mia figlia si è lasciata invece coinvolgere dall’avventura e si è buttata a capofitto nei duelli e negli scontri, ma io non ci sono riuscita. Colpa mia? Colpa di Jackson? Colpa di Tolkien? No lo so, forse tutte e tre le cose insieme.

Un elemento femminile comunque c’era. Bilbo. Bilbo rappresenta la dimensione familiare, tradizionalmente relegata alle donne, in opposizione alla dimensione sociale dei nani, regno incontrastato degli uomini. Il contrasto tra di loro è palese nelle scene iniziali in cui vediamo come mangiano i nani e come considera invece il pasto Bilbo, con tutte le preoccupazioni per il servizio di piatti. Bilbo vuole condurre una vita tranquilla, con le sue routine, la sua comodità, l’assenza di sorprese, la calma e il buon cibo. Viene strappato con l’inganno da tutto questo da Gandalf che lo coinvolge nella lotta dei nani per la riconquista della loro antica città sotterranea. Bilbo si unisce a loro perché vuole aiutarli a ritrovare quella vita familiare tranquilla che i nani hanno perso. Nel film questa vita familiare però viene codificata come negativa, uno spreco di capacità e di energie, mentre la vera vita, quella che ha veramente valore e l’unica degna di essere vissuta, è quella dell’avventura, della lotta e della conquista. La dimensione femminile, statica, quindi è svalutata a favore della dimensione maschile, dinamica. E nel film vediamo come Bilbo si trasforma gradualmente da eroe femminilizzato in eroe mascolinizzato, attraverso la scoperta del coraggio, l’uso delle armi e l’intelligenza nelle situazioni impreviste.

Come devo considerare allora questo film? Un attacco misogino alla vita delle donne? Persino mia figlia si è resa conto che qualcosa non andava nella storia.  L’assenza delle donne era troppo palese e neanche la scena con Cate Blanchett/Galadriel l’ha potuta nascondere.

L’assenza delle donne nei film comunque non è una novità. Il pubblico femminile è abituato a identificarsi con l’eroe uomo, perché non ci sono eroine a portata. Ma in The Hobbit non sono riuscita a identificarmi con nessuno. Per me The Hobbit è stato un completo fallimento.

Un’ultima considerazione comunque la devo fare. Considerare la dimensione familiare come unica dimensione femminile marca The Hobbit come un prodotto culturale antiquato. Sappiamo tutti quali sono i pregi del mondo creato da Tolkien e l’attualità dei temi che in esso ha espresso, ma è innegabile che le donne non hanno alcun posto in questo mondo e questo fa di Tolkien un autore obsoleto, almeno da questo punto di vista femminista. Femminile e maschile non devono essere in opposizione, non devono essere identificati come positivo e negativo, giusto o sbagliato, superiore e inferiore, come invece succede nel mondo di Tolkien. Non dimentichiamoci che anche nella trilogia del Signore degli anelli Jackson si è dovuto arrampicare sugli specchi per creare personaggi femminili credibili e ampliare le loro scene.Questo significa che c’è una richiesta da parte del pubblico, ma se gli autori del cinema e della televisione continuano a non preoccuparsi troppo di questo, perderanno metà del proprio pubblico potenziale, perché noi donne iniziamo a stancarci di essere cancellate dalla rappresentazione della realtà che danno oggi i mass media.

Alberto se n’è andato

Posted on Gennaio 3rd, 2013 in Uncategorized | No Comments »

Ho conosciuto Alberto Lisiero a Roma nel 1990 attraverso amici di amici, che essendo tutti appassionati di Star Trek, mi dissero che lo dovevo conoscere. Quella mattina abbiamo chiacchierato della nostra serie preferita naturalmente e si è visto subito che c’era un feeling particolare: entusiasmo, passione, codice di comportamento della Flotta, ma anche molta decisione e idee molto chiare su cosa fare. Non era il solito fanfarone che mette su una rivista e dopo un anno molla tutto perchè si è stancato. Si vedeva che c’era qualcosa di più, quasi un bagliore negli occhi. Come il pifferaio magico della favola riuscì a convincermi a seguirlo. Mi iscrissi allo STIC e cominciai a frequentare il gruppo locale romano. Nel ‘91 partecipai alla mia prima convention dello STIC, quella di Venezia, un’esperienza indimenticabile. Una Kobayashi Maru divertentissima che ci tenne occupati tutta la notte fino all’alba. e un programma fitto fitto di iniziative e eventi. Tornai a casa che camminavo a mezzo metro da terra, mi sentivo felice e leggera. Questi stessi sentimenti li ho provati ad ogni Sticcon negli anni successivi, ma naturalmente lo Stic non era solo convention, mi sono fatta un sacco di amici e ho conosciuto parecchia gente da Mtrimonio Klingonogni parte d’Italia e a volte del mondo. Il destino poi ha voluto che grazie ad amici dello Stic ho potuto conoscere la persona che poi è diventata il mio attuale marito. Qualcuno forse ancora ricorda il matrimonio Klingon che io e mio marito abbiamo organizzato alla Sticcon di Bellaria nel ‘98. Furono giorni meravigliosi anche perché per me il mio matrimonio Klingon è stato molto più emozionante della cerimonia civile che abbiamo celebrato qualche tempo più tardi.

Purtroppo le nostre strade, mia e di Alberto e dello Stic, poi si sono separate, la vita è fatta così, ma lo Stic per me e soprattutto quegli anni fantastici vissuti grazie ad Alberto e Gabriella fanno parte della mia vita e nessuno potrà mai portarmeli via.

Grazie Alberto, per la tua determinazione e per la tua leadership.