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Il ghetto delle donne

Posted on Febbraio 14th, 2013 in donne, libri | No Comments »

Ieri stavo leggendo sul sito del Guardian, un quotidiano inglese di orientamento liberal, che la Marvel ha deciso di pubblicare, insieme alla casa editrice Hyperion, due romanzi che narrano le storie di due personaggi dei fumetti donna, cioè She-Hulk e Rogue degli X-Men. Le storie dovrebbero essere incentrate sulla difficoltà di essere un supereroe, ovvero come condurre una vita normale avendo dei superpoteri che impediscono di farlo. Fin qui tutto bene. Ma poi scopro leggendo l’articolo che la Marvel vuole dare alle storie un orientamento molto chick-lit, un termine che tradotto letteralmente significa “letteratura per pollastrelle”, ma che da noi potrebbe essere inteso come romanzi rosa.

Premetto che considero il mondo dei fumetti, soprattutto americani, un universo maschile e misogino dove solo raramente sono apparse delle meteore donna che, pur lasciando tracce indelebili, sono comunque state trattate in modi oltraggiosi dagli scrittori, per non parlare della sessualizzazione dei disegni. Questo già di per se mi rende molto guardinga e sospettosa. Adesso che la Marvel ha capito l’importanza del pubblico femminile cerca di ingraziarselo con prodotti studiati ad hoc, ma a me sembra che stiano cercando di farlo nel modo sbagliato.

Nell’articolo su questi due romanzi viene detto che le storie saranno incentrate sulla difficoltà per questi due personaggi femminili di trovare il Principe Azzurro e di mantenere una relazione a lungo termine senza uccidere accidentalmente il proprio partner, come potrebbe accadere a Rogue, per esempio.

Sono basita. Certamente anche gli eroi uomini hanno di questi problemi, ma non sono mai fondamentali nelle storie. La loro missione nella vita è fare del bene e ogni tanto salvare il mondo dalla distruzione. Basta pensare a Spiderman, Superman, Batman, gli stessi X-Men e gli eroi Marvel in generale. Le loro difficoltà nascono spesso dall’interno, come superare le propie debolezze, come trovare la forza per andare avanti, quale significato dare alla propria vita, quali sono le priorità, le responsabilità verso il mondo che danno i superpoteri. Solo dopo aver superato un certo grado di analisi introspettiva gli eroi sono in grado di vincere i cattivi e di essere quegli eroi che tutti noi amiamo. Per loro a volte è impossibile avere a fianco una persona da amare e che li ricambi, altre volte è una necessità assoluta, ma spesso i problemi di relazione vengono risolti in una B-story rispetto alla storia principale che riguarda la salvezza del mondo.

Invece in questi due romanzi su Rogue e She-Hulk sembra che il rapporto con l’altro sesso sia fondamentale nelle storie. Mi riservo di dare un giudizio definitivo solo dopo aver letto i due romanzi e non solo sulla critica di un giornale, ma certamente il fatto che le storie sulle donne vengano relegate nel ghetto dei romanzi rosa è una strategia totalmente sbagliata. Perchè invece non approfondire le storie di questi personaggi nelle collane di fumetti già pubblicati? Molti produttori americani pensano che le donne non abbiano problemi a leggere o a guardare storie di uomini, ma sono convinti che un uomo non leggerà mai una storia e non guarderà mai un film dove è protagonista una donna. Tutto questo è sbagliato. Se la storia viene scritta bene nessuno farà caso al genere del/della protagonista perchè il pubblico non avrà alcuna difficoltà ad immedesimarsi con i suoi problemi esitenziali, che sentirà comunque vicini e riconoscerà come propri.

La Marvel deve fare ancora molta strada per capire le donne.

Ecco il link all’articolo che ho letto

http://www.guardian.co.uk/books/2013/feb/13/she-hulk-superheroes-chick-lit-marvel

Contro il “ciarpame senza pudore”

Posted on Marzo 31st, 2010 in libri | No Comments »

Recentemente ho potuto mettere le mani su un libro molto interessante scritto da Anais Ginori (giornalista de La Repubblica) dal titolo “Pensare l’impossibile: donne che non si arrendono”. La scrittrice mostra nel libro come ci siamo illuse che il femminismo avesse conquistato degli spazi vitali, avesse messo dei paletti per delimitare i successi raggiunti e che questi successi fossero stati finalmente accettati dalla società e dagli uomini. Noi quarantenni siamo cresciute credendo che avremmo avuto le stesse opportunità di lavoro e di realizzazione personale (oltre la sfera familiare) dei ragazzi, ma adesso nel 2010 scopriamo che la realtà è ben diversa e ci siamo finalmente rese conto che la strada è tutta in salita e che in molti campi siamo state ricacciate indietro nei ruoli tradizionali di moglie, madre o puttana (ma oggi si dice escort) imposti dalla società patriarcale. Siamo vittime di un’opposizione energica da parte del maschilismo di ritorno, quello che le femministe anglosassoni definiscono col termine sintetico di “backlash”.
Il libro di Anais Ginori parla di molte cose grazie a una serie di interviste-inchiesta a personaggi come Emma Bonino, Daniela Del Boca, Luisa Muraro, Sofia Ventura, Lorella Zanardo, Emile-Etienne Baulieu (il creatore della RU486) e molti altri. Con loro affronta il problema del “velinismo” che è diventato la mortificante immagine mass-mediatica più diffusa delle donne e di come questo fenomeno stia influenzando le scelte delle nostre figlie, oltre naturalmente a servire come criterio selettivo per l’entrata in politica. Mostra l’ipocrisia del linguaggio sulle escort. Esprime condanna verso l’integralismo religioso cattolico che vorrebbe vietare la pillola abortiva RU486, disponibile in tutto il mondo da anni. Condanna la pornografia e in particolare le serie italiane dedicate agli stupri. Protesta sul sessismo in politica e sul lavoro. Discute dei record negativi dell’Italia riguardo alle donne: l’occupazione femminile è ferma al 47% (record negativo europeo) mentre nelle classifiche sulla parità dei sessi (del World Economic Forum) siamo dietro paesi come l’Uganda.
Attraverso le interviste dell’autrice scopriamo cos’è che ci fa sentire male nella nostra vita ma che non eravamo riuscite a mettere bene a fuoco. Scopriamo anche cosa fanno le altre per contrastare tutto questo “ciarpame senza pudore” e come fare resistenza perché non è più possibile andare avanti così. Resistere e dire di no, protestare e cambiare tutto quello che si può. Questi sono gli obiettivi delle donne intervistate nel libro e che possono diventare anche i nostri. Il senso di rassegnazione che sentiamo va distrutto. Abbiamo smesso di indignarci, ma non è più possibile ignorare. Il tempo del silenzio è finito. Ragazze mie, rimbocchiamoci le maniche, il lavoro delle femministe non è mai finito, anzi è appena iniziato.

ANAIS GINORI
PENSARE L’IMPOSSIBILE - DONNE CHE NON SI ARRENDONO
FANDANGO LIBRI
ISBN 978-88-6044-143-0
ANNO DI PUBBLICAZIONE: MARZO 2010