Archive for the ‘donne’ Category

The Leftovers

Posted on Luglio 29th, 2014 in Televisione, Uncategorized, donne | No Comments »

Ho visto i primi tre episodi della nuova serie The Leftovers e sono rimasta disgustata. Malgrado la buona volontà degli attori le storie fanno schifo.

C’è un sentimento che proviene dall’esperienza dell’11 settembre: ricordare i propri morti, onorarli, non lasciarli andare, trasformarli in eroi e vivere come se fossero ancora con noi. Questo secondo me denota un’incapacità a gestire le emozioni e le esperienze, a elaborare il lutto e ad accettare la realtà della vita. Una caratteristica della cultura americana. Il mito del grande pioniere del passato d’altronde si basa sull’idea che con forza e coraggio si possano cambiare le cose, trasformare la propria vita e riuscire ad avere successo lì dove gli altri falliscono. Ma un avvenimento come quello raccontato nella serie, dove l’1% della popolazione scompare misteriosamente, non lo si riesce ad accettare, non lo si può cambiare e quindi la società americana entra in crisi.

Secondo la serie quasi ogni famiglia ha avuto una persona scomparsa al suo interno e questo rende tutti molto solidali anche se ci sono tensioni su come affrontare questa perdita: c’è chi organizza parate commemorative (il sindaco), chi denuncia i criminali scomparsi insieme alle persone innocenti (il prete), chi cerca di sopravvivere malgrado la terribile perdita (una donna) ecc.

Il protagonista maschile, lo sceriffo della città, ha perso la moglie non perché è scomparsa ma perché si è unita a un gruppo organizzato come una setta e formato da dissidenti che organizzano contro-proteste allee parate commemorative ecc. Vivono come in una comune ma hanno regole abbastanza strette, come per esempio mantenere il silenzio, che per me personalmente sarebbero fin troppo difficili e icnomprensibili da seguire. Purtroppo dopo aver visto solo tre episodi non si riesce bene a capire quale sia il ruolo di questa chiamiamola ’setta del silenzio’ ma non credo che lo capirò a breve perché non ho intenzione di continuare a seguire la serie, neanche per dovere di cronaca, mi ha disgustato troppo.

Intorno allo sceriffo ruotano alcuni personaggi femminili molto interessanti che tradiscono fin troppo bene il concetto che i media americani e i produttori hanno delle donne in questo momento. La moglie dello sceriffo per esempio, benché interpretata da una bravissima attrice, è costretta al silenzio e comunica con gli altri dentro e fuori la setta solo con bigliettini scritti a mano. Il personaggio è chiaramente una donna di mezza età con figli adolescenti e capita spesso che il ruolo delle donne mature nella società americana venga sminuito perché ridotto al silenzio. Se non hai il diritto alla parola non puoi esprimere quello che pensi e quello che provi e quindi conti meno di niente. Questo significa anche che le donne dopo una certa età, quando non sono più fertili, non contano più, non rivestono più alcuna importanza, sono fantasmi bianchi che non sono più neanche in grado di sussurrare.

La figlia invece è la tipica adolescente americana, quindi ribelle e non ancora ben inserita nella società patriarcale. Va in giro con l’amica a combinare guai malgrado le raccomandazioni del padre, lo sceriffo, e il loro rapporto in un certo senso mi ricorda un po’ quello di Twilight.

L’episodio che vede protagonista Christopher Ecclestone nella parte di un prete che deve trovare soldi per ricomprare la propria parrocchia che gli viene espropriata mi ha convinto che la serie è un completo fallimento. La stupidità della trama è un insulto all’intelligenza del pubblico e poco può fare il nostro ex-Doctor Who per risollevare le sorti della storia. Non c’è proprio niente da fare, non c’è via di scampo.

Conclusioni: guardate la serie solo se non avete proprio niente altro da guardare e soprattutto se avete una gamba rotta e siete immobilizzati a letto.

The Bridge

Posted on Luglio 29th, 2014 in Televisione, Uncategorized, donne | No Comments »

Sono riuscita a guardare alcuni episodi di The Bridge sia nella versione originale svedese che in quella americana e ho notato alcune differenze che secondo me sono molto importanti.

Prima di tutto la protagonista femminile svedese non è una ex-modella splendida diventata attrice come nella serie americana. In secondo luogo la sua vita quotidiana al di fuori dell’ufficio viene mostrata con molto più realismo, senza pregiudizi e senza compromessi dettati dal desiderio di auto-censurarsi per poter andare in onda in prima serata. Per esempio in un episodio l’investigatrice svedese viene mostrata prima che si stimola le parti intime in modo molto esplicito e poi va in un bar a rimorchiare un uomo con cui passa la notte felicemente. I due vengono mostrati in vari stadi di nudità. La mattina dopo l’uomo se ne va sconvolto perché la donna, che non riesce a dormire, si mette a lavorare guardando delle foto di cadaveri sul suo computer. Non tutti possono reggere alla vista e certamente lei non è una donna comune.

Il modo di lavorare negli uffici, intendo il rapporto tra colleghi, le relazioni umane, sono molto più realistici nella serie svedese, mentre la versione americana la sento un po’ più distante, mi tocca di meno. Questo realismo diventa molto crudo ed emotivamente pesante  in alcuni episodi quando persone innocenti rimangono uccise senza che l’investigatrice svedese e la sua squadra possano fare qualcosa per salvarli. La morte, l’impossibilità di riuscire a salvare tutti malgrado gli sforzi, rendono la serie molto vivida e rimane nella mente per molti giorni dopo aver visto un episodio. Peggio di alcune scene viste al telegiornale.

Questo crudo realismo è totalmente assente nella versione americana, dove tutto sembra artisticamente orchestrato, gli eventi sono edulcorati e le emozioni censurate.

Il mio pensiero è che la televisione svedese e scandinava in generale abbia deciso di seguire la lezione dei suoi grandi registi cinematografici del passato guardando in faccia la dura realtà senza retrocedere neanche di fronte all’evento terminale della vita.

La televisione americana, benché si stia lentamente smarcando dai vecchi cliché hollywoodiani, non riesce comunque ancora a dimenticarli e il realismo, che pure dopo l’11 settembre ha caratterizzato una vasta produzione televisiva e cinematografica, non ha ancora raggiunto i livelli che affrontiamo qua in Europa. Gli americani hanno paura fi affrontarre faccia a faccia certi argomenti e le loro narrazioni sembrano sempre edulcorate. Il realismo d’altronde non lo si può affrontare solo con la conta dei cadaveri alla fine di un episodio, ci vuole ben altro.

Trecce olimpiche

Posted on Febbraio 16th, 2014 in donne | No Comments »

A causa di una malattia che mi ha bloccato a letto, sto seguendo le olimpiadi alla TV dalla mattina alla sera in modo quasi ossessivo. Ci sono molti sport femminili che io non sapevo neanche esistessero e sono strabiliata da quante donne ci siano a gareggiare. In Italia lo sport femminile in televisione non esiste o nel migliore dei casi viene relegato in orari assurdi che non permettono una visione tranquilla e rilassata a chi il giorno dopo deve alzarsi alle 6:00, come me.

Mi scorrono davanti immagini televisive di donne splendide, in gran forma, più o meno giovani, più o meno esordienti, sorridenti sia che vincono sia che perdono, che si abbracciano al traguardo anche se sono arrivate ultime. Io tanto spirito olimpico non lo avevo mai visto. Nei loro occhi vedo la gioia, la tenacia, la determinazione. E poi vedo tante belle trecce o ciuffi di capelli di ogni sfumatura di colore che fuoriescono dal casco protettivo. Trecce che volano nel vento, nei salti a testa in giù, tra le porte delle discese. Tanti capelli lunghi ben curati che prima non si erano mai visti. Sono cresciuta guardando le donne olimpiche dell’est europeo prima della caduta del muro e all’epoca le donne non si riusciva proprio a distinguerle, erano armadi esattamente come gli uomini, non mi piaceva affatto lo sport fatto così. Adesso invece è una gioia. Sono tutte donne normali, si vede che sono grandi atlete ma hanno dei corpi dai movimenti armoniosi che esprimono gioia e bellezza, niente a che vedere con il passato.

Sono molto contenta di questa olimpiade dove le donne sono donne e non dei mostri costruiti a tavolino per vincere. Questo dovrebbe essere un incentivo a tante ragazze a praticare lo sport, dove finalmente si può rimanere se stesse e ed esprimere le proprie qualità.

Akta Manniskor

Posted on Dicembre 31st, 2013 in Televisione, donne | 1 Comment »

Si tratta di una serie di fantascienza svedese che ho iniziato a guardare da poco, naturalmente in originale con i sottotitoli dato che la serie non l’ha ancora comprata nessuno.

Conosco la cultura scandinava solo per i mobili, qualche gruppo musicale ogni tanto, un grande regista e naturalmente i gialli che sono esplosi di recente grazie al gusto noir aggiornato che noi (e per fortuna gli americani) non siamo in grado di riprodurre. Nessuno però pensava che gli scandinavi fossero in grado anche di creare fanatascienza innovativa.

Questa nuova serie è la versione europea di “Almost Human” e mostra la nostra società in un futuro non molto lontano in cui gli androidi sono pienamente inseriti nel tessuto sociale, lavorano nelle fabbriche, fanno le badanti, sono cameriere, sono oggetti sessuali ecc. Mentre Almost Human è la classica serie poliziesca in cui hanno importanza le indagini e il modo in cui i protagnisti le portano a termine, in Akta Manniskor, che in svedese significa veri umani, viene mostrato il rapporto quotidiano di questi androidi con le famiglie dove lavorano o con i colleghi nelle fabbriche. Il problema è che alcuni di questi androidi hanno acquisito autocoscienza e quindi si sono dati alla macchia per sfuggire allo spegnimento e alla riprogrammazione.

Il ritmo di questa serie è molto più lento e riflessivo rispetto alla serie americana, le inquadrature sono fatte di sguardi, accenni di emozioni o mancanza di emozioni, risposte imbarazzate, tensione sessuale o odio per le macchine, rabbia e disprezzo. In pochi episodi è stata mostrata tutta la gamma di risposte emotive degli umani verso gli androidi, mentre per gli androidi abbiamo visto il dramma di una condizione da schiavi attraverso gli occhi di un androide danneggiato, su su fino a una versione autocosciente che ha imparato a uccidere.

Nella serie svedese ci sono poi molti più personaggi femminili rispetto a quella americana a riprova che la Scandinavia, pur non essendo il paradiso delle donne, è comunque più avanti rispetto a noi in Italia e agli americani. Inoltre malgrado venga posto il problema dell’androide femmina come schiava sessuale, non è centrale nella storia, è soltanto uno dei tanti temi affrontati e alla fine le “androide” hanno gli stessi problemi di tutti gli altri androidi.

Dal punto di vista visivo questa serie è straordinaria. Gli androidi sono mostrati sotto una luce pastello e un trucco sul viso che crea l’illusione della plastica. Tutti hanno degli occhi azzurri molto finti per aumentare l’effetto di artificiale, ma la cosa più incredibile è che gli attori sono veramente bravi e si atteggiano e si muovono come se fossero dei manichini dotati di movimento, senza per questo sembrare meccanici.

Penso che questa serie svedese sia molto più sofisticata e profonda nei temi affrontati e nell’approccio visivo rispetto alla serie americana Almost Human che invece è molto basica e nelle trame imita e ricrea temi già affrontati da mille altri cop show.

Consiglio di vedere questa nuova serie, ne vale veramente la pena, ma se non siete abituati state attenti allo shock dello svedese, riuscirete a capire qualche parola ogni tanto solo dopo alcuni episodi ma per fortuna ci sono i sottotitoli.

Un Felice Anno Televisivo a tutti!

Agents of SHIELD

Posted on Novembre 17th, 2013 in Televisione, donne | No Comments »

Attenzione SPOILER!

Sto guardando con molta trepidazione gli episodi di questa nuova serie che sinceramente mi sembra la migliore nel panorama televisivo autunnale.

Ci sono personaggi femminili molto interessanti, a volte leggermente stereotipati: l’agente cinese dall’oscuro passato, la scienziata molto dolce che fa tenerezza, la hacker alternativa che non si sa mai da che parte sta. D’altronde anche i personaggi maschili sono leggermente stereotipati, ma questo non toglie nulla al gusto di guardarsi la serie.

L’episodio più recente che ho visto è “The Hub”. Devo dire che è stato notevole vedere Coulson rendersi conto di non potersi fidare ciecamente del sistema come aveva fatto fino ad allora. La sua frase magica è stata per tutto l’episodio “Trust the system” ma poi quando ha capito che il sistema lo stava tradendo e con lui i membri della sua squadra, ho visto nei suoi occhi il segno del dubbio, un dubbio che ha rimesso in discussione tutte le sue certezze, compresa Tahiti, “a magical place”. Mi viene in mente il motto di X-Files, “Trust no one”. Da questo momento in poi le cose nella serie non saranno più le stesse perché Coulson guarderà alle sue missioni e allo SHIELD con crescente scetticismo e il pubblico sarà tutto con lui. Non so, forse ho una mentalità complottista ma fino ad ora nella mia vita non sono mai riuscita a trovare una organizzazione, di nessun tipo, che non mi abbia tradita o delusa in qualche modo e solo nei più stretti membri della mia cerchia di parenti e amici ho trovato supporto e conforto. Quindi capisco il desiderio di Coulson di creare una squadra che sia soprattutto una famiglia in opposizione a una organizzazione lontana e burocratica che persegue solo i propri obiettivi senza riguardo per le necessità individuali.

Approvo la direzione che sta prendendo la serie; riesco a capire le motivazioni dei personaggi e non ho alcun problema a identificarmi con uno o due di loro. Fino ad ora la serie per me è un successo.

Qualcuno conosce “Guardians of the Galaxy?”

Posted on Giugno 1st, 2013 in Uncategorized, cinema, donne | No Comments »

Vecchi fumetti a me sconosciuti (ma questo è facile, io non leggo mai fumetti) stanno facendo parlare molto di se da quando è in pre-produzione un film tratto dalla serie. “Guardians of the Galaxy”. Ma chi li conosce, chi sono questi guardiani della galassia. Mi toccherà fare delle ricerche e leggerli. Non tanto perché vogliono farne un film, quanto per il numero di attrici eccezionali che stanno reclutando. La prima di cui ho saputo è Zoe Saldana, vista in Avatar e in Star Trek dove interpreta una  Uhura fidanzata di Spock. Il suo personaggio sarà un’aliena dalla pelle verde. Mmm, mi ricorda qualcosa. Poi scopro che Glenn Close interpreterà il capo dei guardiani della galassia, un ruolo simile a quello di Samuel L. Jackson/Nick Fury negli Avengers. Oggi scopro anche che la cattiva principale sarà interpretata da Karen Gillan, una delle companion di Doctor Who.

Le riprese dovrebbero iniziare alla fine di giugno con una uscita nelle sale programmata per agosto 2014, ma io non riesco ad aspettare, l’attesa sarà troppo lunga. Caspita, queste notizie sono incredibili. Speriamo che i ruoli vengano scritti con criterio e non usando vecchi clichè, ma Glenn Close non avrebbe accettato la parte se non fosse stata di suo gusto e quindi c’è speranza.

Nel film naturalmente non ci sono solo donne, c’è un folto gruppo anche di attori uomini, ma in questo momento non riesco a pensare a loro, vedo solo alcune attrici eccezionali recitare in ruoli importanti in un film di azione/avventura. Non tutto è perduto per il genere femminile.

Oblivion odia le donne

Posted on Aprile 14th, 2013 in cinema, donne | 3 Comments »

Attenzione, spoiler come se piovesse!

Ho visto il film Oblivion con Tom Cruise e diretto da Kosinski che aveva già diretto con successo Tron: Legacy. Il film è chiaramente un veicolo per Tom Cruise, che evidentemente sa segliersi bene i film di fantascienza. Se poi le protagoniste femminili sono totalmente insignificanti meglio ancora.

Per tutto il primo tempo del film Cruise è l’unico uomo della storia ed è affiancato da una compagna, Victoria, che segue ciecamente gli ordini di un capo missione, Sally, chiaramente anche lei donna. Jack, il personaggio di Tom Cruise, è uno che quando c’è da disobbedire non se lo fa ripetere due volte e si getta a capofitto nelle avventure anche quando gli viene tassativamente proibito dal comando. Per tutto il primo tempo Jack disobbedisce agli ordini perché li giudica stupidi e inopportuni, sono gli ordini di due donne che cercano di controllare la sua vita. Anche quando cerca di ricordare una partita di football americano disobbedisce agli ordini castranti delle due donne. Sono due str*§&e che non vogliono fargli esprimere tutta la sua vera natura di uomo. Ecco il messaggio del primo tempo.

La scena più terribile è quando lui vuole essere gentile con Victoria, le dà il vasetto di fiori e lei glielo butta giù dal terrazzino, ci sono rimasta di sasso. Jack poi ogni tanto sparisce e si rifugia in una specie di valle dell’eden dove ha costruito una capanna e dove si ritira con le cose che trova in giro, libri, dischi, oggetti. Victoria naturalmente non vuole che lui se ne vada in giro e sparisca. È la classica immagine della moglie castrante che vuole controllare il marito e lui scappa per rifugiarsi in un mondo da uomini, dove può sentirsi il re del mondo lontano da donne invadenti. Jack è uno che non solo si diletta di sport ma anche di poesia, che lo aiuta a dare un senso alla sua vita. Victoria invece è quanto di più lontano ci possa essere dalla poesia, è una persona bidimensionale che segue gli ordini ciecamente e lo tradisce porprio quando avrebbe dovuto sostenerlo. Bel modello di moglie davvero.  Questo tipo di rapporto mi ricorda molto Fahrenheit 451.

Non parliamo poi di Sally che è la tipica capo-missione che non capisce niente perché non è sul campo ma vuole le cose fatte anche a costo di un sacrificio personale. Veramente un bel film femminista questo.

Nel secondo tempo del film, scopriamo “la bella addormentata” interpretata da Olga Kurylenko che ha bisogno di essere risvegliata e protetta per tutto il resto del film. Un personaggio di poche parole, nel senso che dice solo un paio di battute per tutto il film, poi le sparano e viene salvata dal suo eroe, poi lei vuole morire con lui ma lui invece la inganna e la porta alla sua capanna segreta (perché tanto quello che vogliono fare le donne non conta, io sono un uomo e so io cosa è meglio per te), così lei si trasforma nella donna che aspetta il marito a casa con la figlia che nel frattempo ha avuto, e poi scopriamo che dell’eroe “ci sono molte copie” e quindi eccola sistemata con un nuovo clone di Jack, tanto uno vale l’altro. Adamo, Eva e il frutto del loro amore per ripopolare la terra, un vero film biblico-apocalittico.

Nel secondo tempo poi scopriamo altre cose interessanti contro le donne. Sally in realtà non esiste ma è espressione della volontà di alieni invasori. Quindi non solo era un capo-missione arrogante e insopportabile ma era il modo con cui gli alieni controllano i cloni di Jack e Victoria. Un personaggio più negativo di così non si può. Non solo l’unica donna in una posizione di comando è caratterizzata come assolutamente negativa ma è anche il vero nemico.

Gli Scavenger poi sono principalmente uomini. Gli unici sopravvissuti della terra sono comandati da un anziano militare e da un giovane militare che prende il suo posto alla fine del film. Insomma non solo i cattivi sono tutti donne ma i buoni sono tutti uomini, compreso Tom Cruise e l’unica donna buona è quella che fa la moglie e madre a casa.

Che io nel 21° secolo sia costretta a guardare film misogini fino a questo punto è veramente inaudito. Quando ho deciso di andare a vedere Oblivion al cinema sapevo che il film sarebbe stato un film interamente incentrato su Tom Cruise ma non credevo che sarei stata sottoposta a messaggi così chiaramente  anti-donne. In questo film l’unico personaggio femminile buono è quello che ti aspetta a casa con i figli dopo che hai salvato il mondo. Più arretrato di così non si può. Vergogna Tom Cruise e vergogna Kosinski e chi ha scritto la sceneggiatura. Un film così spettacolare e visivamente meraviglioso rovinato da un’arretratezza culturale che arriva al Neanderthal. Puàh!

Fantascienza inglese senza donne

Posted on Marzo 30th, 2013 in Televisione, Uncategorized, donne | No Comments »

A volte mi domando che ci stanno a fare le donne nel mondo se poi l’unica cosa che riusciamo a fare e che la società ci permette di fare è stare fuori a guardare cosa fanno gli uomini senza avere la possiblità di entrare anche noi.  L’esclusione, che sia volontaria o accidentale, fa sentire inutili, è frustrante e impedice di realizzare un proprio progetto di vita.

Possiamo capire quindi come si devono sentire le sceneggiatrici inglesi, a cui, volontariamente o accidentalmente, è stato impedito di scrivere storie per le serie nuove di Doctor Who. Negli ultimi giorni c’è stato grande movimento nella rete perchè all’improvviso si sono accorti tutti che tra gli sceneggiatori di Doctor Who non c’è stata neanche una donna almeno dal 2008. Non ne sono affatto sorpresa. La fantascienza è sempre stata dominio maschile ed è stato molto difficile farsi prendere sul serio in questo campo. Non è un caso allora che le donne abbiano invaso altri ambiti come per esempio quello dei vampiri e del fantasy in generale che per un sacco di tempo sono stati considerati con snobismo da chi leggeva Asimov. Solo che adesso Asimov è scomparso dagli scaffali delle librerie e guarda caso il 90% di quello che si trova è composto da storie di vampiri e di fantasy scritte da donne e con protagoniste donne.

Doctor Who, naturalmente, essendo un sopravvissuto della fantascienza classica con astronavi, robot, Dalek e mostri alieni vari, non può che continuare nella tradizione ed escludere le donne. Per fortuna le Companion sono state scelte con maggiore oculatezza negli ultimi anni e hanno avuto pari dignità nelle storie trasformandosi in partner e collaboratrici di tutto rispetto anche se non ho mai amato le Companion che si innamorano del Dottore e rimangono al suo fianco fino al sacrificio personale. Molto rétro. Puàh!

Sinceramente non sapevo dell’assenza di sceneggiatrici in Doctor Who perché se una storia è bella lo è indipendentemente dal genere di appartenenza dello scrttore/tttrice. Sta di fatto però che mi ero accorta di certi problemi riguardanti le Companion, come appunto sempre il fatto che si innamorano del Dottore, una cosa che dopo un po’ viene a noia e che se può essere giustificato dalla presenza di interpreti del Dottore particolarmente affascinanti per altri non vedo proprio come gli venga in mente. Ma poi  i personaggi femminili, che siano tra i buoni o tra i cattivi non sono mai del tutto soddisfacenti, eccetto poche eccezioni come River Song, ma anche qui c’è da discutere, perché anche lei è o è stata o sarà coinvolta sentimentalmente con il Dottore. Sembra che il Dottore sia l’unico uomo degno di questo nome e che l’unico desiderio di qualsiasi donna che incontra è di unirsi a lui in senso biblico. Un po’ riduttivo. Anche i dialoghi tra donne si riducono a considerazioni sul Dottore e non ci sono mai argomenti seri di discussione, che ne so, quelli classici della fantascienza: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, qual è il significato della vita oltre a 42, quale problema personale (che non sia il mio amore per il Dottore) devo risolvere prima di poter sconfiggere i nemici insieme a lui ecc. Cose così insomma, quelle descritte nel mito dell’eroe di Joseph Campbell per esempio. Ma forse il viaggio dell’eroe è appunto per definizione dell’eroe e non ha niente a che vedere con l’eroina, il cui unico scopo nella vita sembra sia di portarsi a letto l’eroe.

Come al solito le donne sono cittadine di serie B e vengono escluse sistematicamente dai ruoli dietro la macchina da presa e davanti hanno solo ruoli tradizionali, anche se brillanti.

Niente di nuovo.

Ecco gli indirizzi degli articoli sull’assenza di sceneggiatrici in Doctor Who:

http://blogs.indiewire.com/womenandhollywood/hall-of-shame-the-producers-of-dr-who

http://www.guardian.co.uk/tv-and-radio/tvandradioblog/2013/mar/27/doctor-who-female-writers

http://io9.com/doctor-who-really-does-need-more-female-writers-461257152

http://stelladuffy.wordpress.com/2013/03/26/dr-who-and-the-missing-women/

Fantascienza italiana senza donne

Posted on Marzo 25th, 2013 in cinema, donne | No Comments »

Al Photoshow di Milano ieri  24 marzo ho assistito alla presentazione di un film di fantascienza italiano. Il titolo è “New Order”, scritto e diretto dal giovanissimo Marco Rosson, con protagonista un carismatico Franco Nero. La trama è abbastanza conosciuta: in un mondo devastato da una nuova pestilenza che ha ucciso il 90% della popolazione, uno scienziato (Franco Nero) e pochi sopravvissuti cercano di trovare una cura o un vaccino per salvare l’umanità. I dettagli della storia non li conosco e ho potuto vedere solo alcuni minuti del film senza audio. Purtroppo in questi minuti non è apparso alcun personaggio femminile anche se nella lista degli attori figura una attrice italiana, ma non so che parte abbia. Non sono affatto sorpresa anche perché la presenza di un attore del calibro di Franco Nero fa oscurare tutti gli altri. New Order è un film indipendente della durata di 90 minuti, costato 37.500 euro (un dato confermato dal regista), girato in Italia con macchine fotografiche reflex Canon, in particolare la 7D e la 5D, ecco quindi spiegato il motivo della promozione al Photoshow.  Data la mia passione per il video girato con le reflex non posso che essere contenta che questa tecnologia permetta alle nuove generazioni di entrare nel mondo del cinema anche se dalla porta di servizio.

Sono solo un po’ delusa che gli stereotipi di genere non permettano neanche alle nuove generazioni di creare personaggi femminili che siano persone e non personaggi di sfondo. Mi rendo conto che avere nel cast un attore come Franco Nero è il sogno di ogni giovane regista indipendente ma possibile che non ci sia una attrice italiana del suo calibro? In grado poi di creare un personaggio carismatico?

Non lo so, rimango sempre perplessa e delusa dal cinema in generale e dal cinema italiano in particolare, che insegue solo l’ultimo paio di tette arrivato dall’Europa orientale o dal Brasile in cerca di fortuna. Non ci sono attrici italiane brave?

Wonder Woman fan film

Posted on Febbraio 28th, 2013 in cinema, donne, webseries | No Comments »

Non è proprio un film ma un trailer di un film su Wonder Woman che è possibile vedere a questo link

http://vimeo.com/60594348

Il trailer è ottimo. Ci sono i nazisti, i bracciali che respingono i proiettili, il costume dell’attrice è qualcosa di pietoso ma il modo di presentare il personaggio è assolutamente giusto. Ormai chi ha più bisogno degli Studios di Hollywood quando il talento e il genio sono sempre più spesso altrove?

Dopo lo schifo di pilot prodotto poco tempo fa, questo trailer è come un bicchiere di acqua fresca in mezzo al deserto.

Complimenti agli autori e all’attrice.