Si tratta di una serie di fantascienza svedese che ho iniziato a guardare da poco, naturalmente in originale con i sottotitoli dato che la serie non l’ha ancora comprata nessuno.

Conosco la cultura scandinava solo per i mobili, qualche gruppo musicale ogni tanto, un grande regista e naturalmente i gialli che sono esplosi di recente grazie al gusto noir aggiornato che noi (e per fortuna gli americani) non siamo in grado di riprodurre. Nessuno però pensava che gli scandinavi fossero in grado anche di creare fanatascienza innovativa.

Questa nuova serie è la versione europea di “Almost Human” e mostra la nostra società in un futuro non molto lontano in cui gli androidi sono pienamente inseriti nel tessuto sociale, lavorano nelle fabbriche, fanno le badanti, sono cameriere, sono oggetti sessuali ecc. Mentre Almost Human è la classica serie poliziesca in cui hanno importanza le indagini e il modo in cui i protagnisti le portano a termine, in Akta Manniskor, che in svedese significa veri umani, viene mostrato il rapporto quotidiano di questi androidi con le famiglie dove lavorano o con i colleghi nelle fabbriche. Il problema è che alcuni di questi androidi hanno acquisito autocoscienza e quindi si sono dati alla macchia per sfuggire allo spegnimento e alla riprogrammazione.

Il ritmo di questa serie è molto più lento e riflessivo rispetto alla serie americana, le inquadrature sono fatte di sguardi, accenni di emozioni o mancanza di emozioni, risposte imbarazzate, tensione sessuale o odio per le macchine, rabbia e disprezzo. In pochi episodi è stata mostrata tutta la gamma di risposte emotive degli umani verso gli androidi, mentre per gli androidi abbiamo visto il dramma di una condizione da schiavi attraverso gli occhi di un androide danneggiato, su su fino a una versione autocosciente che ha imparato a uccidere.

Nella serie svedese ci sono poi molti più personaggi femminili rispetto a quella americana a riprova che la Scandinavia, pur non essendo il paradiso delle donne, è comunque più avanti rispetto a noi in Italia e agli americani. Inoltre malgrado venga posto il problema dell’androide femmina come schiava sessuale, non è centrale nella storia, è soltanto uno dei tanti temi affrontati e alla fine le “androide” hanno gli stessi problemi di tutti gli altri androidi.

Dal punto di vista visivo questa serie è straordinaria. Gli androidi sono mostrati sotto una luce pastello e un trucco sul viso che crea l’illusione della plastica. Tutti hanno degli occhi azzurri molto finti per aumentare l’effetto di artificiale, ma la cosa più incredibile è che gli attori sono veramente bravi e si atteggiano e si muovono come se fossero dei manichini dotati di movimento, senza per questo sembrare meccanici.

Penso che questa serie svedese sia molto più sofisticata e profonda nei temi affrontati e nell’approccio visivo rispetto alla serie americana Almost Human che invece è molto basica e nelle trame imita e ricrea temi già affrontati da mille altri cop show.

Consiglio di vedere questa nuova serie, ne vale veramente la pena, ma se non siete abituati state attenti allo shock dello svedese, riuscirete a capire qualche parola ogni tanto solo dopo alcuni episodi ma per fortuna ci sono i sottotitoli.

Un Felice Anno Televisivo a tutti!