Attenzione spoiler!

Recentemente ho iniziato a guardare una nuova serie dal titolo “The Black List”, trasmessa ogni venerdì sera alle 21:00 da FoxCrime, canale Sky. Il protagonista, Raymond Reddington, un criminale incallito che sembra conosca i segreti e i complotti di tutto il mondo,  è interpretato da James Spader, attore che conosco perché lo seguo dai tempi di “Stargate”, il film del 1994, e la serie “Boston Legal” dove ha duettato con William Shatner, ma la sua carriera va ben oltre queste mie due citazioni.

Questa nuova serie, The Black List, è molto interessante. In pratica nel primo episodio Reddington si costituisce all’FBI e comincia a collaborare con loro per sgominare tutta una serie di criminali e terroristi che sono riusciti a sfuggire dalle grinfie dell’agenzia. In particolare lavora insieme a una giovane agente appena uscita da Quantico, la profiler Elizabeth Keen interpretata dall’attrice sconosciuta Megan Boone.

L’archetipo dell’agente donna dell’FBI ormai è rappresentato da Jodie Foster che ne ha dato una interpretazione indimenticabile in “Il silenzio degli innocenti” e tutte le attrici oggi si devono confrontare con quel modello e devo dire che l’attrice Megan Boone è un po’ scarsa nella parte e a volte anche un po’ scialba. Comunque vedere la serie in italiano non giova affatto, in genere preferisco vedere i miei telefilm in originale con i sottotitoli dato che gli attori di madrelingua inglese lavorano molto di voce e poco di espressione facciale mentre a volte il doppiaggio è fatto un po’ di corsa.

Il grande mattatore della serie è invece James Spader che con il suo personaggio si può divertire molto. Praticamente Reddington si comporta come uno che conosce i segreti del mondo ed è disposto a rivelarne ogni tanto qualcuno ma solo all’agente Keen con cui sembra avere un attaccamento emotivo ben più profondo di quello normale tra partner di lavoro. Questo collegamento tra i due non è stato ancora spiegato nella serie ma ogni tanto ci sono delle piccole scene, dei riferimenti, delle frasi di Reddington che lasciano trapelare qualcosa dal profondo e dal passato, come echi di una vita precedente di cui la ragazza è l’inconsapevole protagonista. Reddington le ha detto che il suo attaccamento a lei è ricollegabile alla scomparsa del padre e io sinceramente ho iniziato a pensare che sia lui il  vero padre. Infatti si comporta spesso come tale. Vanno in missione insieme sotto copertura e lui uccide una spia cinese che stava per smascherarla. Lei viene rapita e sta per essere sciolta nell’acido e lui arriva di corsa a salvarla siogliendo poi nell’acido il criminale che stava per ucciderla. Insomma si comporta come un angelo custode della ragazza e cerca di aiutarla in ogni occasione, anche con l’omicidio a sangue freddo.

Questa cosa dell’omicidio a sangue freddo mi dà parecchio da pensare. Negli ultimi tempi ho visto alcune serie in cui i protagonisti superano la linea di demarcazione che ha sempre separato in televisione i buoni dai cattivi, i cattivi uccidevano e i buoni li catturavano e li affidavano alla giustizia. Adesso invece c’è molta più ambiguità: i protagonisti delle serie TV non sono più buoni nel senso tradizionale del termine, camminano su una linea di confine e stanno un po’ di là e un po’ di qua. Una volta potevi star certo che un buono non avrebbe mai ucciso a sangue freddo un criminale perchè aveva un codice etico che gli impediva di farlo e che lo rendeva superiore ai suoi nemici, oggi invece i protagonisti come Reddington uccidono un episodio si e l’altro pure. E’ pur vero che Reddington è un criminale e che si comporta come tale ma è il protagonista della serie e non sono abituata all’eroe che uccide in questo modo. Mi è capitato anche in “CSI: Miami” di vedere Horatio uccidere un serial killer pedofilo. Il criminale era appeso a una balaustra e rischiava di cadere nel vuoto ma Horatio non l’ha aiutato benché avrebbe potuto farlo benissimo e l’uomo è precipitato. Non parliamo poi di quello che succede in Dexter, mi è bastato vedere poche scene per vomitare. In questi telefilm vediamo il riflesso di una società che non crede più nella giustizia e nel sistema giudiziario tanto che le persone sono disposte a farsi giustizia da sé, anche con l’omicidio a sangue freddo. Questa è una tendenza che per il momento è solo latente perché appare solo in un pugno di episodi di varie serie TV, ma la cosa rischia di ingrandirsi e allora che tipo di modello comportamentale proporremo ai nostri ragazzi, ai giovani? Quello del vendicatore che uccide i suoi nemici? Quello che spara ai suoi vicini di casa perché fanno troppo rumore?

Sinceramente sono molto perplessa. Sempre più spesso negli ultimi tempi i criminali vengono innalzati al rango di eroi senza per questo modificarne il comportamento, anzi più sono violenti più sono eroici, e spesso la qualità di un telefilm si giudica con la conta dei cadaveri. Disapprovo, preferisco le serie con molti dialoghi e poca azione, ma ormai ce ne sono poche in giro e sono in via di estinzione. La società della violenza ha preso il sopravvento.