Attenzione SPOILER!

Ho visto il primo episodio della nuova serie di JJ. Abrams. I primissimi minuti prima della sigla sembrano un remake di “Robocop”: squadra di poliziotti viene attirata in una trappola, muoiono tutti, se ne salva solo uno ma gravemente ferito. Risorgerà come Robocop oppure no? Niente di tutto questo, nella serie ci sono già dei poliziotti androidi che oltretutto muoiono con molta facilità nelle missioni, come nella scena iniziale.

L’accoppiata poliziotto umano/poliziotto androide mi suona familiare e mio marito che è esperto di sf letteraria mi conferma che è stata introdotta da Asimov nel romanzo “Abissi d’acciaio”.

Andando avanti nell’episodio scopro che la città è identica a quella di Blade Runner anche se si vede che è realizzata con meno soldi. Probabilmente nel futuro usano lo stesso architetto ma con la crisi costruisce palazzi meno imponenti. C’è anche la pioggia e gruppi di gente che gira con gli ombrelli aperti. Mi aspetto di veder volare in cielo un affare che fa la pubblicità alle Colonie Extra Mondo ma non succede, peccato, sarebbe stato divertente.

Infine la scelta dei personaggi e degli attori chiamati a interpretarli mi conferma alcuni sospetti che avevo avuto già in passato su Abrams: ha problemi con le donne e le minoranze etniche, non sa che farsene nelle storie.

Iniziamo dalle donne. La fidanzata del protagonista è misteriosamente coinvolta con la banda dei cattivi ed era presente all’agguato in cui il protagonista umano era stato ferito. La seconda donna che ho visto è una poliziotta che nella storia ha un’importanza marginale. L’ultima è la boss del poliziotto umano, quindi è una che comanda una squadra, ma quante volte negli ultimi tempi abbiamo visto personaggi femminili simili che oltretutto spesso fanno una brutta fine. E’ un nuovo cliché: ce n’era una di colore  in Mentalist ma ha avuto problemi con John il Rosso; in NCIS Jenni si è scavata la fossa da sola cercando vendetta contro “la Grenouille” ma tanto era già malata e sarebbe morta comunque presto; anche in Castle c’è una boss donna, per il momento ancora viva; infine c’è la grandiosa Hetty in NCIS: Los Angeles interpretata dalla premio Oscar Linda Hunt. Forse ce ne sono anche altre ma in questo momento non mi vengono in mente.

Parliamo adesso dei problemi riguardanti le minoranze etniche. L’unico orientale è un medico che esercita la professione più o meno legalmente in un quartiere malfamato. Niente di interessante insomma, anche in Blade Runner c’erano questi tecnici, medici e scienziati sgangherati che producevano cose particolari. ” …. occhi, io faccio solo occhi!” (cit.).

Per quanto riguarda la gente di colore dobbiamo prenderla alla larga e spiegare alcune cose. Andando avanti nell’episodio infatti scopro che il protagonista umano ha dei seri problemi di carattere e anche di comportamento tanto che uccide il suo nuovo partner robotico facendolo cadere dalla macchina in corsa e poi sotto un camion. Mi domando se si può usare il termine uccidere per un robot. Comunque a me la scena del robot sotto il camion mi ha fatto impressione e non mi è piaciuta per niente.

Il secondo partner robotico affidato al poliziotto umano sembra avere maggiori chance di sopravvivenza. Oltre ad essere di colore fa parte della serie DRN, definita “antiquata”. Si pensa subito a uno scassone di macchina invece scopriamo che la sua programmazione è talmente avanzata che possiede emozioni ed è in grado di collegare i dati in suo possesso in modo intuitivo. Gli altri poliziotti robotici sono di una serie più moderna ma meno sofisticati, perché in questo modo sono più controllabili.

Non è la prima volta che vediamo in TV una coppia di poliziotti, uno bianco e uno nero. Mi ricordo che quando ero bambina ho visto una serie degli anni ‘60 molto interessante con protagonisti due agenti segreti della CIA, il titolo era “I, Spy” e gli interpreti erano Robert Culp e Bill Cosby. Negli anni ‘80 non perdevo un episodio di “Miami Vice” con Don Johnson e Philip Michael Thomas, poi ho seguito i film di “Arma Letale” con Mel Gibson e Danny Glover, negli ultimi tempi ci sono i film di “Men in Black” con Will Smith e Tommy Lee Jones. Probabilmente ci sono anche altre serie ma io ho visto solo queste.

Ma torniamo alla nostra serie. Il poliziotto umano è un bianco mentre l’androide è un nero. Che cosa possiamo estrapolare da questa situazione? L’essere umano è la misura di tutte le cose e in particolare nella nostra società il maschio bianco eterosessuale è la norma, il modello a cui devono far riferimento tutti gli altri che di conseguena vengono posizionati al secondo posto oppure ai margini, è il caso delle donne e delle minoranze etniche e questo pilot conferma la regola. Fin qui niente di nuovo. Il problema però è che l’androide è un nero. Come androide non può essere considerato neanche un essere vivente, la sua posizione è al di fuori del genere umano, è un oggetto, simile a un soprammobile parlante, è un essere sacrificabile, come il robot finito sotto il camion. Il poliziotto androide di colore quindi deve provare di essere superiore agli altri modelli e deve anche dimostrare di essere uguale a un essere vivente grazie alla sua programmazione particolare. Mi domando: quante altre volte la gente di colore dovrà dimostrare di essere persone umane e non oggetti o animali nella nostra società? Noi italiani non siamo da meno degli americani, basti ricordare come certi politici trattano un particolare ministro del nostro attuale governo. L’argomento purtroppo è ancora molto attuale.

Le scelte di questa serie hanno delle connotazioni razziali  molto pericolose. Non è possibile stabilire adesso se la scelta di un androide di colore sia casuale o intenzionale, magari la produzione vuole affrontare temi razziali molto controversi e quindi non si può far altro che applaudire, ma se invece non è così si sono presi una bella gatta da pelare.

Un androide costruito per servire gli umani è come uno schiavo meccanico sempre disponibile, far interpretare questo ruolo a un attore di colore potrebbe far acquisire alla serie una connotazione razzista. Gli sceneggiatori si troveranno a camminare sul bordo dell’abisso nei prossimi episodi e dovranno stare molto attenti. Il titolo della serie, Quasi umano, mi fa temere che per quanti sforzi possa fare l’androide, rimarrà sempre e solo quasi umano ma mai umano vero, quindi potrebbe rimanere sempre uno schiavo, una prospettiva terribile.