Archive for the ‘Fantascienza’ Category

C’era una volta il futuro di Apple

Posted on Luglio 30th, 2008 in Exposé, Fantascienza | 1 commento »

Nel 1997 Apple era nel momento più buio della sua storia. L’azienda aveva perso gran parte delle sue quote di mercato, il titolo in borsa era ai minimi storici. La gestione Spindler l’aveva affossata, e la gestione Amelio non stava migliorando le cose. Il progetto per il nuovo sistema operativo, Copland, stava crollando sotto il suo peso. Era necessario ricorrere a risorse esterne: acquistare un sistema operativo moderno prodotto da qualcun altro e farlo diventare il nuovo Mac OS. La scelta sembrava già fatta: Jean Luis Gassée con il suo BeOS era già pronto a rientrare trionfalmente in Apple. Ma all’ultimo minuto la scelta cadde sulla NeXT di Steve Jobs. Il resto è storia: lo sa bene chi ha comprato azioni Apple nel 1997 e ora ha un capitale cinquanta volta superiore.

Ma il 1997 che vedrete in questo filmato è del tutto diverso. Un’ucronia, un passato alternativo. È il 1997 visto dal 1987, quando Apple viaggiava a gonfie vele con Steve Jobs e le sue manie fuori dai piedi e il campione dell’acqua zuccherata John Sculley saldamente al comando. In questo filmato, questa “time capsule” realizzata nel 1987, si immagina la Apple di dieci anni dopo. Effetti speciali, computer che parlano, proiettano immagini tridimensionali stile “aiutami Ben Kenobi”, ma sempre nel familiare involucro dodici pollici del Macintosh SE. Tra i personaggi che compaiono nel filmato un magrissimo Steve Wozniak, Sculley e anche Michael Spindler, prima che cominciasse a far danni.

Buon divertimento.

Apple fa ancora i computer

Posted on Giugno 10th, 2008 in Exposé, Fantascienza | niente commenti »

Intitolo questo breve commento sul Keynote di ieri rifacendomi all’articolo di Paolo Attivissimo, che titola Un tempo Apple faceva computer. In realtà l’articolo di Paolo non è polemico come il titolo lascerebbe supporre, e alla fine arriva a una conclusione simile a quella a cui arriverò io.

Il keynote: un po’ sottotono, soprattutto come spettacolo: delle cose presentate sapevamo già quasi tutto - a parte il prezzo - ed è mancato forse un po’ il ritmo. Ma in realtà i keynote della WWDC sono più o meno sempre così; non sono pensati come eventi di marketing, ma come eventi dedicati agli sviluppatori. Steve Jobs è stato poco sul palco, e sebbene sia apparso in forma qualcuno ha fatto notare che è sempre più magro. Del resto non è facilissimo accumulare grassi per un vegano.

Ha un po’ deluso in effetti lo scarsissimo interesse dedicato al nuovo MacOS X 10.6. Che sarà una release senza eclatanti novità che punterà soprattutto a migliorare efficienza e stabilità - e questo ci piace - ma che uscirà solo nel giugno del 2009, a quasi due anni da Leopard, e questo ci piace meno; l’impressione è che davvero tutti gli sforzi siano concentrati solo su iPhone.

La novità veramente importante è stata il ribasso del prezzo dell’iPhone. Che avrà un prezzo massimo di 200 $, dice Jobs (ma in Italia 200 dollari saranno 150 euro iva inclusa o 200 euro + iva?) anche se con questo prezzo sarà ottinibile solo insieme a contratti non economicissimi.

In realtà, quasi tutti gli smartphone - inclusi gli inutilizzabili Nokia basati su Symbian - costano molto più di 240 euro, per cui il prezzo è davvero competitivo. E l’iPhone ha senso solo se si ha una connessione dati senza troppi limiti, quindi comunque, anche con le ricaricabili, sarebbe necessario acquistare costose opzioni dati. Il contratto quindi non è poi così assurdo, a conti fatti.

E i computer?

Sono anni che sento ripetere la solfa che “finalmente il computer sarà integrato con la tv, allora sì che internet avrà successo”. Negli anni è tornata varie volte e più aziende sono fallite pensando che l’idea del secolo era portare il computer nel televisore. Ormai stanno cominciando a capire che forse è il televisore quello che è destinato a sparire, e che il computer ormai è parte della nostra vita come possono esserlo gli occhiali.

Una variante di questa favola è quella che il futuro nel computer era nel telefonino. Col risultato che circolano telefonini che fanno un miliardo di cose che nessuno usa perché sono impossibili da usare. Tuttavia, con palmari e smartphone la cosa è un pochino diversa; iPhone è un passo avanti deciso, e lo dimostrano le statistiche del consumo del traffico: iPhone lo usi davvero per navigare. Gli altri telefoni no.

La differenza a mio avviso è proprio nella mentalità di base. iPhone non è qualcosa che deve cercare di assomigliare ai computer e fare in piccolo quello che i computer fanno meglio. iPhone è un computer con un diverso modo di interagine, con funzionalità diverse. Fa cose che nessun computer fa e alcune le fa meglio.

Ora sono in arrivo decine di telefoni “touch” che consistono in affari con su la solita porcata di Windows Mobile con launcher studiati per assomigliare graficamente a un iPhone; un po’ come mettere un pezzo di cartone nei raggi della bici e far finta che sia una moto. Ma tutti questi aggeggi avranno le loro gatte da pelare, perché sono stati pensati per confrontarsi con un iPhone da 400 dollari. Contro un iPhone che costa la metà che chance avranno?

Science Fiction Masala

Posted on Giugno 4th, 2008 in Fantascienza | 7 commenti »

Che esperienza.

Nei giorni scorsi abbiamo visto un film di fantascienza, il nostro primo film di fantascienza indiano, Koi… Mil Gaya. Davvero interessante, sotto molti aspetti.

Innanzitutto, è interessante vedere uno spaccato di vita quotidiana in India, un paese sul quale tutto sommato sappiamo poco e che rappresenta uno dei paesi cardine del futuro del pianeta. Il film era in lingua originale, e anche ascoltare il parlato è stato già istruttivo: abbiamo scoperto che l’hindi ha una sonorità molto simile al giapponese, ma soprattutto che gli indiani usano continuamente nelle frasi locuzioni inglesi. Non semplici parole, come facciamo noi, ma vera e propria fraseologia. “Good morning”, “what a shame”, “have a nice day” e così via. Soprattutto, mi è parso, quando vogliono dare particolare importanza alla frase; un po’ la mania tutta italiana di arrampicarsi nell’antilingua stile verbale dei carabinieri.

Dal punto di vista cinematografico, la prima cosa che salta agli occhi è il “masala”, ovvero il miscuglio di generi: commedia, fantastico, drammone, e soprattutto l’onnipresente musical. Almeno ogni dieci minuti di film scatta il momento della cantatina e del balletto. Glab!

Un dettaglio già più interessante è il fatto che, sebbene il film avesse ampi debiti verso la cinematografica occidentale (ne parlo più avanti), la trama non risultava affatto prevedibile. Non tanto nello svolgimento generale, quanto nelle piccole cose: quei meccanismi a cui ci si abitua dopo decenni di film americani, per cui sai che un certo fatto è preparatorio a un altro. E invece niente: si carica la tensione, ci si aspetta un certo evento, e invece la scena successiva è già la mattina dopo, col nostro protagonista che si sveglia bello tranquillo. Affascinante…

La storia è un bel “masala” di classici della fantascienza. Inizia con Incontri ravvicinati - con tanto di musichina per comunicare con gli alieni - poi diventa ET, per poi diventare Fiori per Algernon. Se lo si prende con lo spirito giusto il divertimento è assicurato.

L’attore principale, che interpreta il difficile ruolo del ragazzo minorato mentale, è Hritik Roshan; ha solo 34 anni, per cui ha girato finora solo una ventina di film. Ha esordito quando aveva sei anni. Carriera più lunga per Rekha, 54 anni, che interpreta sua madre: 176 film all’attivo, ma ha esordito tardi, a 12 anni. Sì, fa una media di quattro film all’anno per quaranta quattro anni. In India fare l’attore non è un mestiere di tutto riposo.

Il film ha avuto un seguito, Krrish, ed è in produzione il terzo, Krrish 2.

Due chiacchiere con Bruce

Posted on Maggio 9th, 2008 in Delos Books, Fantascienza | 4 commenti »

Bruce SterlingUna bella sorpresa, oggi qui in Fiera a Torino: è venuto a trovarci Bruce Sterling.

Via email lo conosco da molti anni - anzi, è stata la prima persona a cui ho spedito una email, nel 1993; e la cosa incredibile è che il suo indirizzo email dopo quindici anni è ancora lo stesso - ma non l’avevo mai incontrato di persona. Che parola potrei scegliere per definire questo grande guru della fantascienza tecnologica, che ha creato il cyberpunk negli anni ottanta, che ha quasi forgiato una generazione di sistemisti-idealisti con il libro seminale Giro di vite contro gli hacker, che ha curato per anni una column di tendenza sulla rivista più di tendenza che ci fosse, Wired?

Ecco, potrei definirlo con la parola “caciarone”. Si dice caciarone fuori da Milano? Insomma, un simpatico, un chiacchierone, un compagnone. Si è fiondato su Robot dicendo, “ah voi siete anche gli editori della famosa rivista Robot”. Ha apprezzato i titoli della collana Odissea (dove a novembre uscirà il suo romanzo Kiosk), ha chiacchierato del più e del meno. Ora abita prevalentemente a Torino; quando chiedono a lui e a sua moglie Jasmina di dove sono, per non stare a raccontare tutta la storia (lui è di Austin, Texas lei di Belgrado, Serbia) dicono di essere di Torino e questo gli risparmia un sacco di fiato.

Bruce Sterling, il più famoso scrittore di fantascienza torinese.