Dopo aver visto al cinema, domenica, Ultimatum alla Terra versione 2008, con Keanu Reeves, stasera mi sono visto la versione del 1951. In questi giorni ho letto in giro vari commenti sul tenore: “ah che orrore questi remake! C’era proprio bisogno di rovinare un capolavoro come Ultimatum alla terra?”

La versione 2008 del film è effettivamente un po’ un disastro, accumula buchi di logica, errori scientifici, comportamenti irrazionali dei personaggi, melensaggine e superficialità. Ma la versione del 1951 era davvero questo grande capolavoro, o forse chi la esalta non fa altro che esaltare un ricordo dell’infanzia?

The Day The Earth Stood StillBene, da tempo sostengo che i film di quest’epoca, con poche eccezioni, sono sopravvalutati oltre ogni ragionevolezza, e sono convinto che sia anche il caso di Ultimatum alla Terra.
Diciamo innanzi tutto che si tratta di un film estremamente naif, a livello di favoletta per bambini. Non c’è un minimo di tentativo di essere realistici. E non parlo dell’astronave plasticosa o del robot con la tutina argentata; parlo di come si comportano le persone, i militari, gli agenti del governo; di come parlano le persone.

Una nota di passaggio: fa un po’ impressione vedere la gente che fuma in continuazione, e tutti gli uomini in giacca cravatta e cappello (anche quello che legge il telegiornale, in studio, ha il cappello in testa) e le donne tutte rigorosamente con gonne svolazzanti da ballo e tacchi alti.
Francamente dubito che gli Stati Uniti fossero così, anche se era il 1951.

Il punto di partenza è lo stesso: Klaatu viene sulla Terra, un pianeta che gli alieni conoscono come notoriamente violento e bellicoso, ed esce dall’astronave senza la minima protezione. La prima cosa che fa è infilare una mano nella tuta per tirare fuori dalla tasca un aggeggio che sembra un’arma, in modo da essere sicuro che gli sparino all’istante.
Tra l’altro se avesse avuto davvero quell’aggeggio nella tasca della tuta si sarebbe visto un mostruoso rigonfiamento puntuto sul petto, ma forse ha tasche tipo Eta Beta.

Come c’era da aspettarsi un militare gli tira una revolverata, agitando la pistola mentre spara con un gesto tipo “film di cowboys” (non avrebbe centrato neppure l’oceano Pacifico sparando a quel modo). Qualcuno che riprende il mitare per aver sparato senza che gliel’avessero ordinato? Macché. Calmi come se andassero a fare un picnic i militare si avvicinano all’alieno caduto, ci manca che fischiettino.

A quel punto il robot Gort giustamente si altera un pochino, e comincia a far guizzare il suo raggio disintegratore dal ciclopico occhio. Adesso che dovrebbero sparare, i militari invece stanno a guardare: in una scena che dura tre o quattro minuti Gort inquadra ora il fucile di un militare, ora un cannone, ora un carroarmato, ora un altro fucile. Se la prende comoda, tanto nessuno prende l’iniziativa di rispondere al fuoco.

Klaatu se sta sdraiato per un po’ - evidentemente era stanco del viaggio - dopodiché dice a Gort di darsi una calmata e si rialza bello fresco. Ritornano gli allegri militari, chiacchierano con Klaatu come se fosse un vecchio commilitone che non vedevano da tempo e lo accompagnano all’ospedale.

Qui Klaatu viene ospitato in una bella cameretta. Qualche scienziato che venga non dico a studiarlo, ma a fargli magari qualche domanda? No. Arriva solo un calmo signore di mezza età rappresentante del governo, ovviamente col suo bel cappello e la valigetta. Chiacchierano amabilmente come se Klaatu fosse l’ambasciatore del Re d’Inghilterra, e poi se ne va tranquillamente. Non viene offerto il tè con i pasticcini, ma d’altra parte è in questi dettagli che si vede la differenza tra i film americani e quelli inglesi.

A questo punto Klaatu decide di andarsene per i fatti suoi. Se ne va a spasso per Washington insieme al ragazzino, che ovviamente lo porta al cimitero alla tomba di suo padre, poi a vedere il monumento di Lincoln, e infine a casa dello scienziato, che non ascolta Bach ma vorrebbe porgli migliaia di domande, come John Cleese nel remake. Nel frattempo vediamo la madre del ragazzo che deve decidere se sposare il bellimbusto di turno, ma già sappiamo che non lo farà perché destinata a invaghirsi repentinamente quanto assurdamente di Klaatu.

Durante la notte scopriamo che l’astronave aliena è stata messa sotto custodia: ci sono ben due soldati due a fare la guardia. Klaatu fa i segnali in codice morse a Gort con una torcia elettrica e il robottone si mette in moto. I due militari invece di dare l’allarme o quantomeno di mettersi al riparo si avvicinano timidamente al robottone, il quale ovviamente spara il suo raggetto e li disintegra.

Il giorno dopo Klaatu viene individuato e alla fine ucciso dai militari, che dopo aver seguito la macchina palleggiandosela via radio per tutto il tragitto, la cosa migliore che sanno fare è sparare appena lo vedono scendere dal taxi. Gort non la prende bene, fa fuori altre due sentinelle altrettanto tonte (no, dopo quanto accaduto la sera prima la guardia non era stata rafforzata) e si mette in marcia probabilmente per distruggere la Terra. Ma arriva la madre del ragazzo, che appena vede Gort muoversi inizia a urlare come da contratto in tutti i film anni cinquanta; per fortuna non sviene. Probabilmente per l’epoca una novità dirompente. Invece, si calma di botto per pronunciare, senza il minimo tremore nella voce, la fatidica frase “Klaatu Barada Nikto”.

L’indomani tutti gli scienziati si danno appuntamento per fare il loro convegno sul prato davanti all’astronave. Nonostante il fatto che ogni notte vengano fatte fuori due sentinelle, nessuno ha pensato di impedire happening pubblici attorno al veicolo alieno. Arrivano i militari che con molta grazia e gentilezza spiegano agli scienziati che forse sarebbe bene spostare l’evento in altro luogo, ma in quel momento Klaatu esce dalla nave. E lì giù col suo bel pistolotto. Se non smetterete di fare la guerra, verremo noi che siamo pacifici e vi distruggeremo tutti. Decidete un po’ voi. Dopo di che se ne va. The End.

La lettura di questo film ha senso soltanto sullo strato più superficiale, quello della favola. Siamo al livello di Cappuccetto Rosso. Se appena ci si comincia a fare qualche domanda il castello crolla inesorabilmente. Com’è possibile che il lupo abbia inghiottito la nonna senza masticarla? Non si può chiedere. Se Klaatu è venuto per fare il suo discorso a tutti gli uomini, perché si accontenta di farlo solo davanti a pochi scienziati? Non poteva dire quello che doveva dire fin dall’inizio? Visto che ne ha il potere non potrebbe distruggere tutte le armi del pianeta col suo raggetto? Se hanno il potere di bloccare l’elettricità su tutto il pianeta (bloccando anche tutte le auto: evidentemente nel 1951 in USA le automobili avevano già l’iniezione elettronica, altrimenti non si spiega perché un motore a scoppio dovrebbe venire bloccato dalla mancanza di elettricità), che bisogno c’è di distruggere la Terra per evitare che causi danni alle altre civiltà della galassia? E a cosa sono servite in definitiva tutte le avventure che ha Klaatu durante il film?

Nel remake un minimo di senso c’è: quello di far capire all’alieno che gli esseri umani sarebbero qualcosa di più di quello che appaiono visti da fuori. Debole, ma almeno è qualcosa. Nel film originale tutt’al più per Klaatu arrivano solo conferme che gli umani sono idioti e sparano regolarmente prima di parlare.

Se la trama ha poco senso, i personaggi ne hanno ancora meno. Se le decisioni del governo nel remake appaiono artificiose e non giustificate, nel film originale sono assurde e sconclusionate. Klaatu, la donna, il ragazzo, i vari esponenti del governo si muovono come burattini che seguono una sceneggiatura che li sbatacchia come marionette appese a un filo, del tutto privi di una propria logica, di una propria coerenza di comportamento.

Il messaggio di fondo è di una banalità sconcertante anche per l’epoca, all’inizio della guerra fredda. La pace viene imposta ai terrestri da una potenza aliena che dispone di una potenza bellica più grande: in sostanza una situazione analoga a quella dei pacifici e saggi Stati Uniti che portano pace e democrazia invadendo con le loro truppe la Corea, o il Vietnam, o l’Irak.

Ultimatum alla Terra versione 2008 è senz’altro un film inutile e mal riuscito. Ma certo non pecca di lesa maestà nei confronti di un capolavoro immortale del cinema di fantascienza. Pecca se mai nell’aver voluto rispolverare un filmetto ingenuo e superficiale che faceva meglio a starsene nel dimenticatoio e a godersi l’alone di mito che solo gli anni trascorsi, e nient’altro, possono avergli fatto meritare.