Nei giorni scorsi tutti i siti tecnologici e Mac hanno riportato la decisione di Apple di proibire ai programmatori la pubblicazione delle lettere di rifiuto di Apple stessa per i programmi per iPhone.

Spieghiamo meglio l’antefatto, per chi non abbia seguito. Chi vuole vendere o acquistare software per iPhone può farlo attraverso un solo canale: l’App Store su iTunes. È una soluzione con pregi e difetti. Pregi: gli sviluppatori hanno una straordinaria vetrina e la possibilità di vendere in modo semplice e efficace. Non sono pochi quelli che si stanno coprendo d’oro con programmini anche piuttosto semplici. Difetti: Apple decide se accettare o no il tuo programma, e se lo rifiuta puoi buttarlo via.

Quando Steve Jobs ha presentato l’App Store ha detto che sarebbero stati rifiutati programmi che infrangevano i contratti telefonici o che mettevano a rischio la sicurezza del telefono. In una situazione in cui Apple si arrogava il controllo totale del mercato software per il suo telefono, la trasparenza sembrava essere d’obbligo.

Tuttavia, nel mondo reale, pare che le restrizioni imposte da Apple si applichino anche ad altri casi. A parte il caso di NetShare, programmino che permetteva il tethering, ovvero l’uso di iPhone come modem per collegarsi in rete con il pc (cosa che ovviamente preoccupa le compagnie telefoniche, perché il traffico generato diventa immediatamente molto maggiore), si sono verificati di recente due casi molto antipatici.

Il primo riguarda un softwarino per la gestione e il download dei podcast, Podcaster, sviluppato da Almerica. Apple lo ha rifiutato con la motivazione “replica le funzioni di iTunes di Apple”. Attenzione, iTunes, per Mac e PC, non del software presente su iPhone che non dispone di nessuna funzione per la gestione dei podcast.

Il secondo è il caso di MailWrangler, di Angelo DiNardi, un semplice applicativo che permette di consultare più accounti di posta di GMail senza dover inserire ogni volta username e password. Non si tratta in realtà di un vero e proprio programma di posta, ma semplicemente di un’utility che fa il login automatico sulla webmail di Google. Un programma che, personalmente, avrei apprezzato molto, visto che ho diverse caselle su GMail, e che trovo il webmail per iPhone di Google più pratico e funzionale del programma Mail di iPhone.

Il rifiuto di Apple è stato analogo: replica le funzioni del programma di posta di iPhone.

Quindi? Apple ha paura della concorrenza e la stronca sul nascere? O semplicemente “non serve”, al contrario delle utilissime sette versioni di emulatori del bicchiere di birra con rutto finale che “arricchiscono” l’App Store?

Due brutti casi, a mio avviso, che Apple si poteva tranquillamente risparmiare. Ma il peggio doveva ancora venire, perché in seguito alle reazioni di riviste e blog, più o meno tutte a favore dei poveri programmatori e contrarie a Apple (dopotutto, in nessuno dei due casi le scelte di Apple sono state a favore dell’utente), la reazione è stata la peggiore: Apple ha ricordato seccamente ai programmatori che anche le lettere di rifiuto di Apple ricadono sotto il “non disclosure agreement”, e quindi non possono in nessun caso essere pubblicate.

MailWranglerFossero almeno ben chiari i principi su cui si basa Apple. Sappiamo per esperienza diretta di software rifiutati in base a dettagli tecnici quando decine di programmi esattamente identici erano già stati accettati. Sappiamo che le motivazioni del rifiuto arrivano dopo diverso tempo, e sappiamo che è praticamente impossibile chiedere in anticipo se un progetto sarà considerato accettabile o meno, o discutere dopo le motivazioni per cercare un accordo. Apple è sempre stata un’azienda famosa per comunicare poco e solo quando vuole lei, e la gestione dell’App Store non fa differenza.

Ricapitolando: una persona o un’azienda investe tempo e denaro a imparare a programmare per iPhone, a sviluppare un progetto, lo cura, ci mette dentro fatica e passione, e quando è pronto lo presenta a Apple, dove un ragazzino brufoloso qualsiasi a seconda di come gli gira può rifiutarlo e mandare a monte tutto il  lavoro di mesi. E zitto, non osare lamentarti.

L’odiata Microsoft non è mai arrivata a questi livelli, ci sembra.

Devo dire che speravo che questa reazione fosse la solita da solerte ufficio legale, e che sarebbe arrivata magari da Jobs un qualcosa che rimettesse le cose a posto. Ma sono passati diversi giorni e non è accaduto.

Almeno questo ha risvolti positivi per gli utenti? Quando si parla di Windows Mobile spesso si critica il fatto che il software in vendita non ha controllo e spesso finisce per “impestare” il telefono e renderlo instabile e inutilizzabile. Ma il software per iPhone è così migliore? A guardare l’App Store, dopo sei mesi dal lancio, troviamo che una buona percentuale del software offerto è roba peggio che amatoriale, di qualità molto scadente. Alcuni tipi di programmi sono replicati all’infinito: ci sono una dozzina di lettori RSS, per esempio, solo un paio dei quali realmente decenti (consiglio Feeds, e sconsiglio NetNewsWire, che su Mac è ottimo mentre su iPhone è inutilizzabile), ci sono decine e decine di Sudoku, di solitari di carte, di lampade notturne (programmi che non fanno altro che accendere il monitor con fondo tutto bianco: utile, certo, ma uno bastava).

Tra poco uscirà G1, il primo telefono basato su Android, il sistema operativo per smartphone di Google. Anche lì c’è un App Store - stesso nome, evidentemente Apple ha dimenticato di registrare il copyright - gestito da Google. Ma la grande G ha già fatto sapere che il suo App Store non imporrà nessun tipo di approvazione preventiva. Da parte Apple invece l’ultima notizia è che un editore ha dovuto annullare la pubblicazione di un libro sulla programmazione per iPhone, a causa delle regole di segretezza della Apple. Se voi foste uno sviluppatore e doveste decidere quale SDK mettervi a studiare, a questo punto cosa scegliereste?