Per chi non se ne fosse accorto, negli ultimi tempi pare che la giustizia italiana si stia dando parecchio da fare contro i cosiddetti pirati. Sono scattati una serie di provvedimenti che hanno portato prima alla chiusura del sito Colombo, uno dei più noti aggregatori di bit torrent italiani, e verso la metà di agosto all’oscuramento, su ordinanza di un giudice di Bergamo, del famoso sito The Pirate Bay.

In cosa consiste l’oscuramento: ai provider italiani viene chiesto di modificare i propri dns in modo che l’indirizzo piratebay.org e qualcun altro collegato non vengano risolti, e che l’indirizzo ip del sito risulti irraggiungibile.

Diciamo subito che questo misure sono facilmente eludibili:se un utente non usa i dns del suo provider ma, per esempio, OpenDNS (consigliabile anche per molti altri motivi), aggira facilmente la prima parte del provvedimento; e la seconda l’ha aggirata PirateBay cambiando indirizzo ip al volo dopo poche ore.

Le reazioni che leggo sul sito del Partito Pirata, che fa riferimento all’omologa organizzazione svedese nata attorno al sito, mi lasciano un po’ perplesso. L’ordinanza del giudice viene contestata in base al fatto che, secondo loro, Pirate Bay non viola i diritti d’autore, perché ospita solo file torrent che sono a tutti gli effetti solo dei link che rimandano a file distribuiti sui computer degli utenti. C’è inoltre un gran affermare che il Partito Pirata non vuol mettere in cattiva luce la FIMI e altre organizzazioni simili, che il Partito Pirata condanna lo scambio di materiale protetto dai diritti d’autore, e così via.

O insomma, che razza di pirati fifoni abbiamo davanti? Si combatte la causa del no copyright facendo finta di non voler infrangere il copyright? Ha senso contestare tecnicamente una sentenza facendo affermazioni in parte contrarie ai propri principi?

In effetti, la posizione del Partito Pirata, come pure quella del PiratPartiet svedese originale, non è chiarissima. Se all’atto della sua fondazione il PiratPartiet si dichiarava apertamente contrario ai trademark, al momento di stilare il proprio programma politica questa posizione è stata decisamente smussata. Forse è giusto così, ma è possibile combattere battaglie politiche con idee così così?

Negli ultimi anni l’offensiva dei proprietari di copyright sta diventando sempre più invadente, limitando sempre di più le possibilità degli utenti, cercando di vendere tutto ovunque sempre per qualsiasi uso, ed espandendosi anche a settori che non dovrebbero essere posti sotto copyright. È una guerra che a mio avviso è determinante per il futuro della cultura, e va combattuta con tutte le armi. Incluse le idee radicali: perché spesso solo se pretendi 100 ottieni 10.

Poi ovviamente la mia posizione, come penso quella di tante altre persone di buon senso, è un po’ una via di mezzo. Se è giusta la difesa dei diritti dell’autore, è anche giusta la difesa della diffusione della cultura. La cultura deve circolare, per il suo stesso bene. Una dimostrazione immediata la danno, per esempio, quegli sport che sono spariti dai canali televisivi generalisti per finire solo sui canali a pagamento, pendendo drammaticamente in popolarità.

La musica, il software e gli altri prodotti culturali devono circolare in una certa misura liberamente, per potersi far conoscere. Se nessuno li conosce, nessuno li acquisterà.

C’è di più. Se si vuole che la gente acquisti, bisogna saper vendere. Troppo spesso i prodotti regolarmente acquistati sono meno fruibili di quelli che circolano piratati. Basti pensare a cd con protezione della copia, software che richiedono dongle o inserimento di cd, dvd con spot antipirateria obbligatori (ma perché rompete le scatole a me, che ho comprato il dvd?) prima di poter vedete il film.

Di più. Da vent’anni esiste internet, le informazioni circolano rapidamente. Perché uno spettatore italiano dovrebbe aspettare da sei mesi a un anno per vedere le puntate del proprio telefilm preferito andate in onda in USA? Capisco che debba aspettare se le vuole in italiano, ma se le vuole in inglese perché non vendergliele subito?

Insomma, il punto è che l’unico modo serio di combattere la pirateria è quello di dare modo alla gente di non doverla usare. Offrite prodotti a prezzi ragionevoli, vendeteli subito ovunque, e fare in modo che sia facile comprarli, scaricarli e usarli. Vedrete come calerà la pirateria.