«La vita non è altro che il risultato naturale di un’assurda, e talvolta persino triviale, concatenazione di eventi».

Sul romanzo fiume di Murakami Haruki sono state scritte un’infinità di recensioni e opinioni, spesso con polarità opposte. Data la varietà di temi – sociale, romantico, psicologico, fantastico, metaletterario – e lo stile al contempo puntuale e velato, era quasi inevitabile. 1Q84 potrebbe apparire come il classico romanzo che si fa Dio e divide i lettori tra fedeli adoratori piegati sulle ginocchia e iconoclasti armati di mazza, pronti a distruggere la statua della Divinità. Peccato, perché volendo insistere sulla metafora spirituale e filosofica, si può affermare che Murakami ha scritto il romanzo agnostico per eccellenza: pieno zeppo di dubbi e sfumature. Un inno alla sospensione del giudizio.

Molti hanno individuato il nodo centrale nella storia d’amore tra i due protagonisti Tengo e Aomame ma, a ben vedere, il tema che attraversa tutto il romanzo è la ricerca. Dell’amore, certo, ma anche spirituale, psicologica, politica, letteraria. La ricerca non assoluta, ma costante, di nuovi punti vista sulla realtà. E la ricerca cos’è, se non il moto proprio del dubbio? Ed ecco spiegata la Q del titolo: question mark, il punto interrogativo.

Anche e soprattutto per 1Q84, vale l’assunto di Aschenbach/Mann: «Gli uomini non sanno perché conferiscono gloria a un’opera d’arte. Tutt’altro che intenditori, credono di scoprirvi mille pregi per giustificare tanto consenso; ma il motivo del loro plauso è qualcosa di imponderabile: la simpatia». Simpatia che può essere intesa come la maniera meno obiettiva per esprimere un giudizio, oppure come affinità che, nel caso di Murakami e del suo (e nostro) tempo, è totale.