Dispossessed. An ambiguos utopia, capolavoro di Ursula K. Le Guin del 1974.
Due pianeti opposti e satelliti uno dell’altro: Anarres e Urras, il primo abitato da una colonia di anarchici, il secondo popolato da ipercapitalisti. Quando la luna si alza nel cielo, da tutti e due i punti di vista, appaiono i fantasmi del diverso, dell’incomprensione, del pregiudizio. Shevek, un fisico anarresiano, decide di sbarcare sulla luna, che poi è il posto da cui sono fuggiti i suoi oppressi antenati. Il romanzo racconta di questo viaggio, dell’antropologia dei due pianeti, della contrapposizione tra individuo e società, delle straordinaria capacità dell’essere umano di creare gabbie, prigioni e muri anche quando sembra non esserci la necessità e/o la possibilità.

Nelle righe che seguono, a parlare è proprio Shevek, rivolgendosi a una folla di reietti di Urras in rivolta. L’edizione da cui è tratto il brano quella Nord del 2007. La traduzione è di Riccardo Valla.

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È la nostra sofferenza che ci porta insieme. Non è l’amore. L’amore non obbedisce alla mente, e diventa odio quando viene forzato. Il legame che ci unisce è al di là della scelta. Noi siamo fratelli. Siamo fratelli in ciò che condividiamo. Nel dolore, che ciascuno di noi deve soffrire da solo, nella fame, nella povertà, nella speranza, conosciamo la nostra fratellanza. Lo sappiamo, perché abbiamo dovuto impararlo. Sappiamo che il solo aiuto per noi è quello che ci diamo reciprocamente, che nessuna mano ci salverà se non tenderemo la mano. E la mano che voi tendete è vuota, come la mia. Voi non avete nulla. Voi non possedete nulla. Voi non siete proprietari di nulla. Voi siete liberi. Tutto ciò che avete è ciò che siete, e ciò che date.

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Non potete prendere ciò che non avete dato, e dovete dare voi stessi. Non potete fare la Rivoluzione. Potete soltanto essere la Rivoluzione. È nel vostro spirito, oppure non è in alcun luogo.