Ispirato alla vicenda del carc Parmalat come sintomo dell’attuale crisi globale, Il gioiellino è, in tutto e per tutto, un disaster movie; tra tutte le apocalissi, racconta quella più plausibile: l’olocausto finanziario. All’uscita dalla sala, si ha la sensazione che finiremo peggio dei dinosauri, che non si sono certo estinti per mano di lobby di brontosauri o t-rex oligarchi. Noi sì che siamo una specie intelligente. Chiodo scaccia chiodo. Dog eat dog. Copri il debito col debito. Furbi. Bravi. Applausi. Sipario.

Dopo La ragazza del lago, torna Andrea Molaioli, avvalendosi ancora una volta del talento di Toni Servillo. Il suo personaggio, il ragioniere Ernesto Botta, pare cugino di Titta Di Girolamo. Va bene lo stesso. Non sminuisce affatto il valore di questo film, semmai, aumenta quello della pellicola di Sorrentino. Ottima prova di Remo Girone nei panni di patron Rastelli, boss della Leda (produttrice di latte, derivati, succhi di frutta, merendine e valori), che non sfigura di certo accanto al più strombazzato Toni.

Il gioiellino prova a trasformare in parabola popolare la tragedia finanziaria che stiamo vivendo. Un film necessario. Spero che abbia la giusta diffusione tra il pubblico, se ancora c’è.