Credevate l’american dream morto e sepolto? Magari spazzato via dalla crisi economica, ridimensionato? Macché. Il sogno pare vivo e vegeto e The fighter, pellicola diretta da David O. Russell, è sugli schermi a dimostrarlo.

Il film - che s’è ciappato due statuette Oscar (miglior attore e migliore attrice non protagonista a Christian Bale e Melissa Leo) - racconta la storia di Mickey Ward (Mark Wahlberg) e Dicky Eklund (C. Bale) e delle loro ascese e discese dalla provincia fino ai ring migliori del mondo, tra insicurezze, crack, lavoro sodo e microcriminalità.

Forte di un ottimo montaggio di drammaticità e conflitti annaffiati di rock’n'roll, The fighter costringe gli occhi e le viscere a restare attaccate allo schermo, riuscendo anche a calpestare il sensato dubbio preconcetto di trovarsi davanti l’ennesimo Rocky (anche se ambientazione ed estrazione sociale del protagonista sono gli stessi).

Ma quando poi ci si accorge che è della provincia che parla - e alla provincia dell’Impero che si rivolge - ecco che si smette subito di ragionare come un rettile. La sottile idea del “anche tu che sguazzi nella merda hai la tua possibilità” blocca la digestione del film. Non dico che viene da rimettere, ma la digestione rallenta e il giudizio rimane sospeso.