Partorita dalla fervida fantasia di Richard Matheson nel lontano 1956, la tragedia di Scott Carey - rimpicciolire di tre millimetri al giorno a causa di un’esposizione radioattiva - abita di diritto l’immaginario collettivo da parecchi anni e il romanzo che la racconta, The incredible shrinking man, è un classico della fantascienza nera. Storia cupissima e claustrofobica, nata nel pieno della paranoia da Grande Bomba, rimane di grande interesse anche oggi, ampiamente digerito il sense of wonder originario.

Tre millimetri al giorno è un grande romanzo psicologico - «Il pensiero era davvero la sua dannazione: non  avere coscienza di niente, mio Dio, di niente, strapparsi via il cervello, via…» - un countdown che cavalca onde di entropia neurale, una lotta per la sopravvivenza del pensiero razionale sul limite del punto zero psichico. Per tutta la storia il grande nemico del protagonista ridotto a dimensioni lillipuziane è un ragno, col quale imbastisce una lotta che sa di epica e di mito; così mi sono messo a cercare in rete di aracnoidi e inconscio, imbattendomi in uno stracitatissimo, calzante (e tutto da verificare) passo di Carl Gustav Jung: «Il ragno come tutti gli animali a sangue freddo o come tutti quelli che non hanno un sistema nervoso cerebro-spinale, ha la funzione nella simbologia onirica di rappresentare un mondo psichico che ci è estraneo al massimo». In definitiva, un inner space pre-Ballard.

In questo senso, anche una perfetta parabola politica: un mondo psichico che ci diventa sempre più estraneo, tre millimetri al giorno, da quindici anni. Siamo già abbondantemente sotto lo zero.