Questa mattina sulla homepage del Quotidiano della Calabria c’è una felicissima istantanea di Bassitalia. Un ematocrito sociale. Non a caso oggi è in edicola col titolo “Calabria imbrattata di sangue”. Ecco una piccola geografia della ferita aperta che è la mia regione: CrotoneOppido MamertinaFilandariSettingianoSpezzano AlbaneseCrotoneReggio.

Spesso mi trovo a raccontare a persone non del posto di come, in realtà, la Calabria non è il Far West che può sembrare. E non è facile, perché è un concetto forse più complesso e più agghiacciante della violenza in sé. La prima cosa che colpisce lo “straniero” credo sia il pericolo di vita; sembrerà strano, ma vivendo lì non si ha la percezione di essere coinvolti da un momento all’altro in un conflitto a fuoco. Chiodo schiaccia chiodo. Paura scaccia paura. La cura è l’indifferenza: “è sempre stato così”, “lasciate che si ammazzino tra di loro”.

Il Far South è il risultato di una miscela di cultura radicata, media e indifferenza. E non c’è solo il sangue, no: quello è l’aspetto più spettacoloso. Come nel Far West, anche nel Far South a farla da padrone è il caos amministrativo e i cattivi. I buoni chiudono le imposte della casetta del villaggio non solo se due banditi si scontrano nella main street, ma anche se lo stesso gli scarica rifiuti tossici nelle acque, taglieggia le attività commerciali, rompe il cazzo allo sceriffo…

Al di là del facile gioco di parole e dell’indignazione “4 salti in padella”, quel West dell’immaginario e questo Sud reale hanno in comune una parola che è il passato per il primo e il futuro per il secondo: far, lontano. Nell’anno del 150° dell’Unità la separazione silenziosa - lo scollamento, la frattura, la secessione carsica - accelera il suo percorso.