“Detesto passare per profeta: sono uno che sommando due e due dice che fa quattro”.

Leonardo Sciascia, L’Espresso, 20 febbraio 1983

Confesso che ci sono rimasto un po’ male a leggere questa frase, arrivata proprio mentre mi trovo a imbastire una serie di post sulla natura profetica del pensiero di Sciascia. Ma aveva ragione, l’uomo di Racalmuto, eccome. A che servono, i profeti? Esseri che fluttuano tra la mitologia, la religione e la sintesi socio-politica. Idoli. Santini. Come certi intellettuali:

“[...] Se qualcuno mi corre dietro chiamandomi “intellettuale”, non mi volto nemmeno. Mi volto - e rispondo - se mi si chiama per nome e cognome: ma a patto, si capisce, che le domande abbiano un senso; che non siano dettate da imbecillità o malafede; che non riguardino cose da me già dette, e cioè già scritte. Il ripetere può essere di giovamento agli ignoranti; ma nell’ambito della carta stampata, di coloro che vi lavorano, l’ignoranza - anche se c’è - non è da ammettere, come non è ammessa di fronte alle leggi”.

Sciascia scrive queste righe in aperta polemica col figlio del generale Dalla Chiesa che l’accusava di prese di posizione irrispettose del lavoro del padre. Non entro nel merito della questione specifica - perché non ne ho gli strumenti e cioè approfondite conoscenze dei fatti - ma ritorno a quella iniziale, quella di “Sciascia profeta intellettuale”.

Il suo pensiero, leggendo le righe che qui ho riportato, è chiaro. E ancor di più mi appare cristallino leggendo gli articoli raccolti in A futura memoria; Sciascia non parlava mai credendo di aver ragione - e quindi né da un pulpito né da una cattedra - ma prendeva una posizione e prendendola creava contraddizioni, discussione e non solo rumore di fondo.

E cercando di approfondire uno di questi paradossi razionali (difficile, durissimo, come quello dell’effettiva utilità dei pentiti) che mi sono imbattuto nell’articolo di Leonardo Guzzo nel quale, come sempre mi accade con qualsiasi “ragionamento sciasciano”, dal particolare di una discussione aperta si dipana una verità di fondo: “Contro l’assalto delle ondate emotive, delle mode e delle campagne politiche, Sciascia cerca di difendere la purezza e l’equilibrio dell’idea di giustizia, esercitando – a volte fino all’eccesso – il senso critico”.

“Contro l’assalto delle onde emotive”.

I profeti possono cadere, è vero, ma certi sentieri rimangono segnati contro le insidie del tempo e della falsa memoria.