Tutt’altro che un un film facile, Inception. Non mi stupisce che Christopher Nolan ci abbia messo dieci anni a scriverlo: intrecciare i fili della vicenda di Dom Cobb - di professione estrattore di sogni, interpretato da Leonardo Di Caprio -  deve essere stato un lavorino niente male, per il regista londinese: per mantenere la coerenza narrativa ed evitare che lo spettatore si bruci il cervello appresso alla complessità del plot (sogni a scatole cinesi) ci vuole inventiva, esperienza e anche parecchio mestiere.

Nello sprawl onirico di Inception azione e dialoghi sono dosati alla perfezione, così come umorismo, sospensione e colpi di scena. In un film così, a farla da padrone è ovviamente il montaggio: serrato e, per fortuna, mai claustrofobico. Effetti speciali mai eccessivi nonostante l’alto budget a disposizione.

Certo la trama si sarebbe prestata a sviluppi ancora più interessanti, come l’approfondimento del rapporto tra sogni e morte o l’espansione del lato cyber-spy sulle connessioni economico-politiche tra corporazioni, ma va bene così: davvero non si può chiedere di più a una pellicola del genere che, alla successive occhiate, promette nuove suggestioni, ora seppellite dal sovraccarico emotivo della prima visione.

Senza ombra di dubbio, tra i migliori film del 2010.

Per chi volesse approfondire, c’è il mirabile articolo di Giovanni De Matteo su Delos.