Il 18 settembre 1970 al Samarkand Hotel, al 22 di Lansdowne Crescent, Londra, moriva James Marshall Hendrix, il dio della seicorde. Qualcuno potrà giustamente sostenere che di chitarristi fondamentali per la storia della musica ce ne sono stati tanti altri e qualcuno fra questi, forse, anche più estroso o tecnicamente più valido di Jimi. Ma bisogna ammettere che nessuno più di lui s’è fatto traghettatore tra due epoche - dal blues a rock’n'roll, dal buio del 50’s alle speranze dei 60’s - e nessun altro come lui ha saputo entrare nell’immaginario facendosi largo a colpi di chitarra.

Oggi, a quarant’anni dalla sua scomparsa, la morte di Hendrix rimane un mistero. Ufficialmente deceduto per soffocamento dovuto al vomito e intossicazione da tranquillanti, negli ultimi anni s’è fatta sempre più strada l’ipotesi di omicidio e del complotto. Hendrix, per via delle sue sostegno al movimento delle Black Panther, avrebbe attirato l’attenzione del Counter Intelligence Program, il programma antisovversivo dell’FBI che l’avrebbe fatto fuori al pari di altri leaderi neri come Malcom X e Martin Luther King.