È scrivendo che si diventa scrittoranti.

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Avevo in programma la lettura degli Esercizi di stile di Raymond Queneau da una quindicina d’anni: da quando il professore di chimica al liceo arrivò in classe e li lesse - random - tra sghignazzi, risate e giubilo collettivo. La più bella lezione di chimica della mia vita, senza ombra di dubbio. Ad anni di distanza, dopo aver fatto un giro completo nel centinaio di variazioni sullo stesso tema che compongono il libro, posso dire che sì, anche quel giorno - e nonostante la deviazione apparente dalla materia prevista dal ministero per quella ora scolastica - ho assistito a una lezione di chimica. Di chimica letteraria perché, com’è noto, Queneau di diverte a smontare il testo e la scena  di partenza (due uomini sulla piattaforma di autobus che hanno un diverbio e l’osservatore che rivede più tardi uno dei due contendenti a colloquio con un amico) in atomi ed elementi di una tavola periodica sintattica che annuncia infinite variazioni.

Scrive Stefano Bartezzaghi, che ne ha curato l’ultima edizione Einaudi del 2008: “Fra tautologia e ripetizione si inscrive la possibilità di una differenza, data dall’invenzione: lo stesso tema non è ripetuto all’infinito da un coro unisono, ma diventa l’occasione di un dispiegamento di voci. La ripetizione («uno dei fiori più odoriferi della retorica», I fiori blu) diventa un’arma contro la tautologia: trasforma il romanzo in una forma musicale, rende il testo oggettivo cancellandone l’autore, assume significati rituali, può impregnare di sé tutti i livelli della composizione letteraria: dal livello del fonema, dove la ripetizione diventa seduzione sonora, al livello della parola, della frase, delle strutture narrative e ideologiche”.

La traduzione di Umberto Eco sta al gioco (gioco nel significato ludico, ma anche come “spazio tra elementi”) e adatta alcune variazioni alla tradizione linguistica e letteraria italiana. Queneau invita anche il lettore sul campo aperto che sono gli Esercizi di stile, non solo a decifrare gli enigmi retorici, ma a continuare lui stesso, su qualsiasi piano (sintattico, semantico, vattelappesca…)

Uno splendido punto di vista sul mondo e un trattato sulla libertà della parola: e dato che la parola è il frutto prediletto (oddio, forse lo era…) che l’uomo ha colto dal giardino della sua evoluzione, anche un trattato sulla libertà dell’uomo. E di questi tempi in cui “libertà” è una parola stuprata, usata e abusata (pensate ai partiti politici: Futuro e Libertà, Sinistra Ecologia e Libertà, Popolo delle Libertà, Scivolailcetriolo e Libertà…), gli Esercizi di stile possono essere una valida medicina all’intorpidimento delle sinapsi. Non chiamateli “Esercizi di Libertà”, però…