Ian McDonald ci porta in pellegrinaggio tra i templi del buddhismo del Daishi assieme a Ethan Ring, in un Giappone cyberpunk diviso tra bande di ribelli akira e agenzie di sicurezza iperorganizzate. Ethan è un grafico che ha visto Dio - o il Male - in dei font (i frattori) che hanno il potere di manipolare, piegare e controllare la volontà di chi li guarda. Un potere enorme e tutto concentrato nelle mani di una sola persona. Mr Ring è un pellegrino sulla via della dannazione.

Forbici vince carta vince pietra è un Faust fantascientifico, pop e stiloso al punto giusto, in cui convivono anime, thriller, spy e anche love story, spalmato su un nastro di carta e inchiostro molto breve. Ironico e ammiccante, lo stile di McDonald ben si allinea con lo scenario, confezionando un romanzo breve -  o racconto lungo, fate voi - pieno zeppo di suggestioni politiche, religiose, estetiche e sociologiche tipiche di quel cyberpunk che ha squassato la scena sci-fi tra 80’s e 90’s. Una buona storia, tutto sommato, con dei picchi notevoli e qualche calo di tensione.

Il personaggio più riuscito è Luka Casipriadin, l’esperta di realtà virtuale che intreccia una storia d’amore con Ethan SuperUomoSuoMalgrado. È suo lo sguardo più lucido sul mondo, come sue sono le battute e le puntate migliori, come questa cartolina spedita a filistei e sacerdoti dell’arte di ogni epoca: “Amo quello che faccio, e amo la ragione per cui lo faccio. Non piegherò la testa infilandola tre volte nella merda davanti all’ideologia del mese. Loro [i suoi colleghi di corso, NdA] si preoccupano o di farsi rivolgere la parola dalla gente giusta o di farsi notare dai tutor giusti; o, se sono tutor, pensano ad andare alle feste giuste, all’integrità del cazzo, all’originalità, all’arte del cazzo”.