31 agosto, l’estate volge al termine, le ferie al capolinea, le città tornano a riempirsi e l’aria al mattino comincia a farsi frizzante. È tempo di mercato: mentre quello del baraccone calcio si chiude ufficialmente, è in pieno svolgimento la tratta degli esseri umani che coinvolge il personale precario della scuola pubblica. Si montano i tendoni della fiera: la speranza di lavorare di queste persone è sospesa tra i tagli ai posti e le graduatorie permanenti per le immissioni in ruolo che stabiliscono l’ordine di scelta delle supplenze. I giorni delle nomine sono teatri di guerre fra poveri, immensi carnai dove queste persone sono costrette a sgomitare per un posto e a calpestarsi a vicenda. C’è chi è allatta il bambino, chi chiama i carabinieri, o più spesso l’avvocato, chi sviene, chi si dispera.

I precari della scuola in questi giorni affinano le armi, si preparano, perché quando sarà il momento di scegliere non ci si può far trovare impreparati. È uno studio laborioso, fatto di incrocio di dati e graduatorie, di calcoli e supposizioni, di studio sulle mappe per individuare la posizione degli istituti. Ieri ero in una di queste centrali operative con due insegnati precarie, chine sulle mappe a preparare il loro piano di guerra.

La vita del precario è fatta di continui ribaltamenti di fronte e colpi di scena, come in un romanzo thriller, solo che il più delle volte queste sono storie che non divertono nessuno. Il colpo di scena è stato la pubblicazione della scelta delle sedi degli immessi in ruolo. Risultato: tutto da rifare per le mie amiche precarie, tutto da aggiornare. Mi sono messo in un angolo e le ho osservate e ascoltate. Quello che segue sono le loro parole, raccolte in presa diretta e fissate su un foglio bianco sul mio laptop.

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Bologna, martedì 31 agosto, due giovani insegnati precarie cercano di leggere il proprio destino nelle viscere della burocrazia. Due computer ronzano. L’aria è satura del fumo delle sigarette fumate e delle parole che fluiscono alla stessa velocità dei pensieri.
- Come? Borgo Tossignano?
- IC9? No! Hanno preso le due vacanti di Bazzano, San Pietro in Casale.
- Lo sapevo che la prendeva perché l’anno scorso… Quindi avanzo di un posto perché è una passata nella zerosessanta?
- Minerbio era una vacante.
- Vai col sostegno, vai. Sono in ordine alfabetico.
- Media Cavour. Media Bazzano. Rolandino Pepoli: ce ne sono disponibili due e tutte e due andate via.
- Si trova nella prima pagina.
- Aspetta un attimo scusami. Ci sono pure gli spezzoni. Facciamo una fotocopia.
- No, aspetta che lo scarichiamo e lo stampo da qui.
Parte la stampante, vomita tabelle, nomi e codici. Cibo per le supposizioni.
- Aspetta un secondo. Ruolo? In che data è uscito?
- Boh! A tempo indeterminato primo grado, educazione fisica, italiano, ADM, da pagina dieci a pagina tredici.
- Se l’anno scorso se sono passati quattro di ruolo perché questa è passata terza? Prendi la graduatoria, non è lì? La tipa è assente anche l’anno scorso.
- Ti rendi conto questa qui, che pensava di non essere a ruolo… le è venuto un coccolone.
- Spilla tutto sennò ci imbrogliamo. Ripetiamo quella del sostegno. Segna questa di Bazzano. Stavi dicendo la Rolandino Pepoli due disponibilità, poi ci sono due cattedre disponibili a San Pietro in Casale, Poi c’è…
- Dimmi il nome della scuola. Lusvardi, Monte San Pietro.
- Dov’è Monte San Pietro?
- Nella penultima pagina.
Fine della registrazione in presa diretta.

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Più tardi, vedendomi scioccato da queste scene di panico e dal profluvio di parole e codici, le mie amiche confessano: - E pensa che noi sappiamo di lavorare, in ogni caso. Per noi è solo un problema di sede. Pensa a quanti in questi giorni resteranno tagliati fuori.
- Già, parecchi. Anche gente con più di dieci anni di servizio.

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Seconda serata, quando il minor numero di persone lo può ascoltare, il tubo catodico ci porta in casa le parole di Giacomo Russo, il precario palermitano che dal 18 agosto fa lo sciopero della fame e ha guidato la protesta dalla Sicilia fin sotto Montecitorio. Ieri l’hanno dovuto portare in ospedale, le sue condizioni fisiche sono, manco a dirlo, precarie. Ma non le sue parole, che parlano al cuore e alla mente: “Sono d’accordissimo con le mobilitazioni di massa, figurarsi, ma per i giorni a venire lo sciopero della fame continuerà. L’ho detto: chiedo alla Gelmini un pubblico dibattito sull’efficacia della sua riforma, il ministro deve spiegare agli italiani la bontà dei suoi tagli. Così milioni di genitori comprenderanno quale sciagura si sta abbattendo sulla vita dei propri figli. Noi veniamo da questa scuola pubblica e la difendiamo. Ci riteniamo teste pensanti, quelle che questo Paese non vuole più”.
Il Ministro ancora non ha accettato il confronto.

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Ninna nanna ISTAT: un giovane su quattro è disoccupato.
Buonanotte…