Questione di punti di vista.

Aggirarsi nel tuo quartiere a mezzogiorno può essere un’esperienza parimenti poetica e infernale. Prendiamo gli odori. Quel profumino di pane appena sfornato, il soffritto che trasuda dalle finestre, o i fumi della carne arrostita che invadono la tromba delle scale possono essere elegie alla quotidianità e al ricongiungimento familiare – piatti fumanti, televisori che gracchiano telegiornali – come pure terribili fetori emanati da prigionieri di se stessi e della propria vita quali genitori scoglionati dal lavoro, figli sfavati dalla scuola, guarniti da pietanze preparate col volantino delle offerte dell’ipermercato.

C’è un momento esatto in cui si può switchare da un punto di vista all’altro. Ed è il momento in cui hai la sensazione di vivere imbottendoti di medicine dal sapore orribile, propinate a furia di zuccherini.

Quando lo zucchero finisce e il farmaco si sparge in bocca come un veleno, l’essere umano riprende il suo sapore di carne andata a male, di bistecca dimenticata da Dio fuori dal frigorifero.