Hard Boiled è, fino a questo momento, la cosa più violenta che abbia letto. Un’ultraviolenza talmente spinta che si ha la netta impressione che le tavole del duo Frank Miller & Geof Darrow la suggeriscano soltanto, raffigurando solo il 10% del totale che impatta contro la corteccia visiva.

Questo fumetto è un esempio magnifico di crossover postmoderno (forse proto-connettivismo?) in cui si fondono cyberpunk, horror e hardboiled, appunto. Abbiamo multinazionali pervasive, cyborg impazziti, una città sommersa dal kipple, visioni di smembramenti, spine dorsali, materia grigia e budella, impermeabili, cravatte e pistole. Rapporto uomo/macchina, società degradata, popolo cannibale, identità sgretolate e un po’ di psichedelia. Non chiedo di più.

Come al solito però, le famigerate idee destroidi di Miller, richiamate da qualche svasticuccia infrattata qua e là e da spaventose accelerazioni di iper-americanismo, potrebbero fare leggere tutto come una rottura nostalgica, morale e bigotta dell’american dream. Niente di più facile, credetemi. Per la serie: “guardate com’eravamo, my friend, e in quale merda potremmo finire se non conserviamo a dovere il nostro establishment“.

Ma questa è solo una chiave di lettura. Personalmente, me lo sono goduto come un grande crossover di cui sopra, cercando di mondarmi il più possibile dalla morale bigotta che si annida sull’altra riva del fiume.