Da quando nel ’54 Jack Finney scrisse The body snatchers, il romanzo ha avuto diversi adattamenti cinematografici – ricordiamo il celebre L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel e Ultracorpi: l’invasione continua di Abel Ferrara – persino delle parodie (Totò nella luna, di Steno) e una grande varietà di interpretazioni: da un riflesso del maccartismo che soffocava gli Stati Uniti in una morsa paranoide, fino a letture psicanalitiche o simil-freudiane.

Leggendolo ora, in questo losco passaggio temporale dominato dai media, viene a galla un aspetto interessante sull’invasione dei baccelli/parassiti venuti dallo spazio per prendere il nostro posto: gli ultracorpi e la comunicazione di massa.

Nel romanzo di Finney la sostituzione avviene senza che nessuno se ne accorga e, in pratica, alla luce del sole. I giornali in qualche maniera la annunciano, anche se dedicandogli – inconsapevolmente – piccole colonne sulla cronaca locale, notizie bollate come semplici stranezze. La realtà si rivolta come un calzino e dolce è naufragare nel mare della confusione:

Avevamo sotto gli occhi la prima pagina del San Francisco Chronicle, e i titoli, che parlavano di rapimenti, omicidi e violenze, della corruzione degli amministratori pubblici, ci parevano tutte cose comprensibili e normali, quasi piacevoli.

La realtà della cronaca dunque è un’altra, più familiare. Qualcosa di cui riconosciamo il volto, rassicurante fino al paradosso. Comunicare in questa situazione è un bel guaio, anche se resta una condizione fondante della nostra specie. Banale, sì. Ma quei Cosi lo sanno bene. Cominciano a farci paura sul serio quando si impossessano dei centralini telefonici.

Così, saltando di palo in frasca mi trovo a pensare: qualcuno avrebbe dovuto impedire a quell’altro Coso di impossessarsi dei “centralini” di tutta Italia. Qualcuno chi, poi? Noi? Una banda di alieni bolscevichi o una falange leghisti col forcone? Dàbliu Vi?