My Future is static
It’s already had it
I could tuck you in
And we can talk about it
I had a dream
And it split the scene
But I got a hunch
It’s coming back to me

Questa strofa dei Sonic Youth viene da Schizophrenia, tratta dall’album Sister. Domanda da dieci trilioni di dollari bucati: chi era lo scrittore ossessionato dalla morte di una sua sorellina ancora in fasce? Esatto, proprio lui, P. K. Dick, che da un mese a questa parte pare seguirmi ovunque, anche nei miei tuffi nel passato. Perché è da lì che ho ripescato la band di Thurston Moore e Kim Gordon.

Avevo abbandonato i Sonic Youth in una di quelle musicassette senza titoli di album né tracklist, quei polpettoni da novanta minuti che ci scambiavamo noialtri adepti del brufolo, quasi quindici anni fa. Li avevo ascoltati distrattamente, senza mai apprezzarli fino in fondo. Adesso che li sto riscoprendo in tutta la loro meravigliosa follia sonora, vengo a sapere che Sister, datato 1987, è un mezzo concept album su Phil Dick, proprio mentre la lettura di una sua biografia, lo propone nello spazio che sta tra i miei occhi e il cervello come un personaggio/idolo/ossessione.

Sincronicità?

Tutto questo mentre nella tracklist di Daydream Nation (l’album successivo, del 1988) fa capolino lo Sprawl di William Gibson. Forse sarà il caso che dedichi un po’ di tempo al profeta del cyberpunk, visto che la mia confidenza con lui non si spinge oltre Neuromante e qualche racconto leggiucchiato qua e là?

I grew up in a shotgun row
sliding down the hill
out front were the big machines
steel and rusty now I guess
outback was the river
and that big sign down the road
that’s where it all started