Da Repubblica.it:

Si chiama Katrina Burgess e la sua storia sta facendo il giro del mondo. Una storia finita bene che ha assunto i contorni di una favola. Katrina, di professione modella, ha rischiato di morire a causa di un incidente automobilistico. Finita con la vettura in un fossato nel Somerset ha riportato gravi lesioni alla schiena e alla colonna vertebrale. La chirurgia ha fatto il resto: Katrina oggi è una delle modelle più ambite (in parte anche per la sua incredibile storia) e lavora grazie a 11 chiodi al titanio che contribuiscono a mantenere attiva e a sostenere la colonna vertebrale.

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La “favola” l’avrebbe potuta scrivere J.G. Ballard. Le sue intuizioni continuano a essere un centro di gravità della quotidianità dei media. Anche se il concetto di celebrità che permeava le pagine di The Atrocity Exihibition e di Crash è svanito da un pezzo: poche sono le concentrazioni durevoli di attenzione su una sola figura (vabbé, ci sono dei casi eclatanti, ma sono in gran parte personalità politiche): insomma, nessuna Jackie e nessuna Marilyn all’orizzonte. La celebrità è diventata un fantasma autonomo, libero di divorare il nostro immaginario. Mi chiedo dove ci porterà l’iperesposizione mediatica, cosa succederà quando varcherà il confine dell’oblio subcosciente. 

Nonostante il fluire del tempo - e il lento mutare dello scenario - il punto di vista di Ballard rimane senza alcun dubbio attuale, solo attutito dal rumore di fondo.

“Quale nuova algebra sarebbe stata capace di dare un senso a tutti questi elementi?”