E’ online il nuovo numero di Delos, con uno speciale su James G. Ballard. All’interno, l’articolo scritto a quattro mani con Giovanni De Matteo in occasione della visione del film The Atrocity Exihibition presso il cineforum milanese di Jarok

Intanto, a completare le riflessioni contenute ne L’algebra del cielo interno, giunge un feedback di Lanfranco Fabriani, che ringrazio: ”Tra i vari simboli citati, viene saltato (o forse incluso per brevità nella Terza Guerra Mondiale) il Pilota del Bombardiere e l’Enola Gay, che vengono citati ripetutamente. In effetti è tutto lì. Senza Hiroshima, TAE non potrebbe esistere. E forse, a prescindere da tutti i racconti e i romanzi del post-catastrofe dove il mondo viene dalla fantascienza immaginato distrutto, ma in cui non si fa mai i conti con le due città interamente cancellate e si tenta di continuare come si è sempre fatto, TAE è uno dei pochi esempi di un autore che si sia posto il problema di come si possa continuare a scrivere dopo Hiroshima e Nagasaki”.

Giusto, anzi giustissimo. Ma all’epoca della stesura, e trattandosi di un’introduzione alla visione di un film, ci siamo concentrati sulla fascinazione mediatica dell’opera; e infatti Giovanni scrive: “La tematica dell’apocalisse è presente, ma nel passaggio al video perde la propria centralità in favore del gioco di specchi con il mondo dei mass media. Almeno a nostro avviso. E ci affascinava l’immagine dell’intersezione tra il sistema dei media e il nostro sistema nervoso”. Ciò non toglie che TAE è uno degli esempi migliori di letteratura del “dopo bomba”. 

Ne approfitto per ringraziare anche Carmine Treanni per aver concesso nuovo spazio all’articolo.