Scriveva Guy Debord ne La società dello spettacolo:

Lo spettacolo, come la società moderna, è nello stesso tempo unito e diviso. Come questa, esso edifica la sua unità sulla lacerazione. Ma la contraddizione, quando emerge nello spettacolo, è a sua volta contraddetta per un rovesciamento completo del suo senso; di modo che la divisione mostrata è unitaria, mentre l’unità mostrata è divisa.

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Dalla home page di Repubblica.it:

Il premier: “Mai detto Camere inutili da Pd comportamento ignobile” 
Il Cavaliere se la prende con D’Alema e la Finocchiaro: “Mi attribuiscono frasi mai dette, sono stalinisti”. Fini aveva ribadito: “Anche sulla riduzione del numero di deputati e senatori decide il Parlamento”

Non ne posso più. Sempre la solita solfa del teatrino della Politica-Spettacolo. 
Tutto ciò, alla vigilia di una tornata elettorale, non fa che aumentare un senso di nausea i cui primi conati affondano nella notte dei tempi, quasi quindici anni fa, quando siamo piombati senza accorgercene in questo cortocircuito perverso, in un cui l’indignazione è diventata solo un’etichetta o, peggio ancora, uno sport nazionale: l’ennesimo strumento di un controllo mediatico che trae linfa vitale dalla sua illusoria inespugnabilità.

E poi il solito giochino di alzare polveroni politici in cui si confonde tutto il resto. Abbiamo un premier condannato in primo grado. In un Paese civile affronteremo il problema, ma a noi piace la stessa, ripetuta farsa di Peppone e Don Camillo. 

Mi ero ripromesso di non scrivere più di queste cose, anche perché il “cortocircuito” di cui sopra porta a una nausea fisica. Ma qualcosa, dentro di me, mi dice che una cazzo di soluzione ci deve pur essere; e questa non può essere trovata se continuiamo a dormire il nostro sonno senza sogni.

“El sueño de la razón produce monstruos”. Il sonno della ragione produce mostri, diceva Goya