A pensare alle satiriche gag di Corrado Guzzanti viene sempre da ridere, meno se si legge l’articolo del Guardian che da un po’ di giorni fa il giro del web, creando polemiche sparse qua e là. Fra poco arriverà anche il consueto spreco del 25 aprile, che da giornata della memoria della Liberazione, passerà invece con tutto il codazzo di parole e stronzate assortite.

A tal proposito, ricercando materiale sul compianto J.G. Ballard mi sono re-imbattutto in una sua vecchia intervista del 2006 su XL in cui, incalzato da Valerio Evangelisti, lucidamente osserva:

Pensi che oggi ci sia veramente la minaccia dal fascismo? Dal libro sembrerebbe di sì.
«Non penso che il tipo di fascismo che sta per arrivare sia quello anni ‘30. Non ci saranno stivali militari, Führer che strepitano, niente Sturmtruppen. Non sarà quel tipo di fascismo. Sarà un fascismo da tv, molto light, se è chiaro cosa voglio intendere. Il nostro Führer non sarà come Hitler, sarà più come uno show pomeridiano. Mi pare che voi in Italia abbiate tentato di avvicinarvi un po’ a questo modello con Berlusconi».

Sì. Cosa pensi di Berlusconi?
«Molti commentatori hanno detto: quando Berlusconi era primo ministro c’era un nuovo tipo di fascismo all’orizzonte. Controlla tutte quelle emittenti televisive, tutti quei quotidiani, ecc. Io non so se tutto questo sia vero, ma forse qui c’era l’inizio di qualcosa, l’uso dei mezzi di comunicazione di massa per un nuovo tipo di politica emotiva. Perché questa è la chiave di tutto: le emozioni. Blair lo ha dimostrato. Le emozioni sono sempre con noi. Non pensate mai: è un errore pensare. Usate solo le emozioni. La gente è così [...]».

Dove sta la verità?
Nelle  parole di Ballard, certo, ma anche nella semplice distinzione tra teoria e pratica, un’operazione di buonsenso che ci porterebbe a pensare: l’Italia è in teoria un Paese democratico, nella pratica no.

Soluzioni possibili?
Disintossicarsi dall’antiberlusconismo, come scrive oggi sul suo blog Gery Palazzotto, potrebbe essere utile a uscire dal circolo vizioso. Ma non basta: è fondamentale trovare (troverne di nuovi, riappropriarsi dei vecchi) strumenti per guardare la realtà quotidiana, per avere una visione - non grandangolare, distorta - ma finalmente d’insieme.