“Osservazione.

La visione multischermo ha una sua probabile origine nella tecnica del cut-up di Burroughs che suggeriva di rimescolare parole e immagini in modo da sfuggire all’analisi razionale e permettere l’infiltrazione di sprazzi sublininali di futuro…

Un mondo esotico e incombente, su cui si getta uno sguardo obliquo.

Nelle animazioni computerizzate anche i cereali per la colazione sono pregni di una futuribilità allucinogena; i canali musicali convogliano tracce informative che eludono ogni presentazione lineare e implicano scelte personali illimitate… Stabiliti questi punti di riferimento, si può discernere una visione del mondo che emerge fra il rumore bianco dei media”.

Alan Moore via Ardian Veidt, Watchmen.

* * *

Emersione, dopo tre giorni intento a respirare l’aria della graphic novel di Moore & Gibbons.  Non l’avevo ancora letto; il volume dei Watchmen sonnecchiava sul mio comodino da mesi. Ho colto al volo l’occasione dell’uscita del film nelle sale. Che dire? Capolavoro. Di quelli che non incontri spesso durante il tuo percorso di lettore. Complesso, controverso, politicamente scorretto. Narrativamente eccezionale, fusione quasi perfetta di registri e stili differenti. Fumetto o letteratura? Che importa se il risultato è questo?

Le mie aspettative riguardo al film di Zack Snayder sono pari a zero. Per rendere un’opera così complessa non basta un film solo. Mi aspetto - almeno questo - una buona resa visiva e, soprattutto, che rimanga inalterato o almeno percepibile il senso rivoluzionario dell’opera di Moore & Gibbons.

Vada come vada, spero in ogni caso che, con l’occasione dell’uscita del film, a qualcuno venga voglia di prendere in mano la graphic novel.

Ne riparleremo dopo la visione.