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Addio Le Scienze e grazie

Le Scienze come voglio ricordarmeloHo deciso di congedarmi da Le Scienze perché non riconosco più nella sua forma attuale il mensile che ha contributo, tra gli altri, a formare il mio sapere scientifico; lascerò, infatti, scadere il mio abbonamento senza più rinnovarlo dopo quasi trent’anni che seguo la rivista.

Potrei sembrare un vecchio brontolone non al passo con i tempi moderni e con i nuovi paradigmi della comunicazione, come dicono gli auto-proclamati esperti dei new media, e probabilmente lo sono (io brontolone, non loro esperti).

Quando ho iniziato a leggere Le Scienze durante i primi anni del Liceo Scientifico mi trovavo davanti a contenuti non facili da capire, ma sapevo che la scienza non era facile e richiedeva molto sforzo per essere compresa. In quel periodo c’era Scienza e Vita Nuova, molto più divulgativo, che avevo iniziato a leggere avidamente durante la scuola media. Le Scienze all’inizio è stata una sfida dura, ma con il tempo ho apprezzato gli articoli lunghi e approfonditi, alla fine dei quali si poteva dire di avere un’ottima padronanza della materia.

Negli ultimi anni Le Scienze è diventato più divulgativo e più spettacolare: gli articoli si sono contratti, diventando spesso superficiali o incompleti. In un certo senso, Le Scienze di adesso assomiglia fin troppo a Scienza e Vita di quando ero ragazzino. Non mi va bene.

I già citati pseudo-esperti potrebbero dire che non c’è più nessuno che leggerebbe articoli complessi o approfonditi. Non è vero! Se questi “esperti” sono intellettualmente pigri, non significa che anche gli altri lo debbano essere: non tutti si accontentano di un executive summary di 10 righe o di cinque slide di PowerPoint come spiegazione. Qui fuori c’è gente che non smette di chiedere “perché?”, che vuole sapere e non si accontenta di una spiegazione sommaria o di quattro immagini spettacolari. Non è questa la scienza che stiamo cercando.

Si dice che Internet stia uccidendo la carta stampata; in questo caso è la carta stampata a banalizzarsi prima e a commettere un suicidio (premeditato?) poi.

Grazie ancora a Le Scienze per aver contribuito alla costruzione del mio sapere scientifico, a soddisfare alcune mie curiosità e a crearne molte altre; all good things must come to an end e ora si prosegue su Internet.

Questi sono i miei supereroi

Apollo XIIIQuarant’anni fa in queste ore Jack Swigert attivava, su consiglio del controllo missione, il sistema di rimescolamento delle bombole di ossigeno del modulo di servizio dell’Apollo XIII. A causa di una serie di piccoli incidenti capitati alla bombola di ossigeno numero 2, l’attivazione del sistema di rimescolamento ne provocava l’esplosione, annunciata dal comandante Jim Lovell con la famosa frase «Houston, we’ve had a problem here». L’esplosione distruggeva tutto il settore numero 3 del modulo di servizio, comprese le celle a combustibile.

I giorni successivi l’esplosione della bombola di ossigeno sono stati probabilmente uno dei più bei momenti della NASA. Le persone a terra sono riuscite a riportare a casa i tre astronauti (il terzo era Fred Haise) sani e salvi grazie alla loro incredibile competenza e ad un formidabile coordinamento. I tecnici non hanno dato nulla per scontato e hanno dovuto creare da zero una procedura di ritorno a terra basandosi su dati spesso poco certi.

Tra questi val la pena di citare John Aaron, già noto per il suggerimento «SCE to ‘Aux’» che aveva salvato la missione Apollo 12. Dopo l’esplosione, Gene Kranz aveva incaricato Aaron di supervisionare il razionamento dell’energia durante il volo di rientro; una delle sue soluzioni, sebbene contraria alle procedure del periodo, è stata l’idea di attivare la strumentazione all’ultimo momento, per poter disporre di energia sufficiente per azionare i sistemi automatici per l’apertura dei paracadute.

Se non l’avete mai fatto, questo potrebbe essere un buon momento per vedere il film di Ron Howard Apollo 13, che non ha la fedeltà di un documento storico (e non pretende di esserlo), ma è quanto di più vicino ad una narrazione fedele che si possa chiedere ad un film.

Per amor di precisione, la missione è iniziata l’11 aprile 1970 alle 19:13:00 UTC; l’esplosione della bombola d’ossigeno numero 2 è avvenuta il 14 aprile 1970 alle 03:07:53 UTC (55h55m GET); l’ammaraggio è avvenuto il 17 aprile 1970 alle 18:07:41 UTC

Le fontane della scienza

Anche questo post ha un alto livello di geekitudine.

Dopo i video sugli elementi della tavola periodica, l’Università di Nottingham ha attivato un’altra lodevole iniziativa per la divulgazione della conoscenza scientifica: Sixty Symbols.

Questa nuova iniziativa si propone di produrre un video dedicato a sessanta simboli della fisica e dell’astronomia.

Il taglio dei video è decisamente divulgativo e i professori intervistati parlano un buon inglese (britannico, ovviamente).

Da notare che, assieme ai video ospitati da YouTube, sono disponibili su Flickr anche gli schizzi che i professori hanno realizzato durante le loro spiegazioni.

Consiglio vivamente una visita a questo sito.

Dimensions

Dimensions è uno spettacolare film divulgativo di circa due ore dedicato alle dimensioni geometriche e alla quarta dimensione in particolare.

Le immagini del film sono spettacolari per chi ama questo genere di trattazioni. Immaginare un simplex 4D, un ipercubo o figure regolari più complesse a quattro dimensioni non è semplice, tuttavia la chiarezza delle spiegazioni e l’ausilio della grafica portano l’appassionato quanto più vicino possibile ad una buona comprensione dei solidi a quattro dimensioni.

L’approccio è decisamente divulgativo, il ritmo della narrazione è deliberatamente lento senza essere noioso per consentire allo spettatore di assimilare i concetti attraverso le animazioni.

Il documentario si apre con i concetti base di coordinate su una sfera per poi estendere il concetto alla proiezione stereografica, fondamentale per la comprensione dei solidi a 4D. La narrazione prosegue con l’utilizzo della proiezione stereografica per rappresentare oggetti 3D familiari per poi passare agli oggetti a quattro dimensioni, utilizzando una notevole quantità di esempi.

Fino a questo punto il documentario dovrebbe essere fruibile anche a persone con una conoscenza da scuola media inferiore, i capitoli successivi necessitano almeno della conoscenza dell’analisi matematica di base. Dimensions compie, infatti, un excursus nei numeri complessi e nella rappresentazione grafica degli insiemi di Julia e di Mandelbrot con immagini spettacolari (altro che FRACTINT nei primi anni ‘90!).

I capitoli successivi spiegano l’utilizzo fibrazione per rappresentare in tre dimensioni la rotazione di tori e sfere quadridimensionali: la visualizzazione della proiezione 3D della rotazione di un toro 4D che provoca il rovesciamento del toro come un guanto mi ha colpito non poco. Questi sono due capitoli abbastanza tosti.

L’ultimo capitolo è fruibile da tutti e spiega in maniera semplice come si può provare un teorema geometrico e la differenza tra teorema ed assioma.

Dimensions regala due ore di sense of wonder a quattro dimensioni, una sensazione non comune.

We Came in Peace For All Mankind

Here Men From The Planet Earth First Set Foot Upon the Moon, July 1969 A.D.

We Came in Peace For All Mankind.

Sono le parole scritte sulla targa che da 39 anni è sul nostro satellite naturale. L’anniversario della prima passeggiata sulla luna potrebbe cadere ieri o oggi, dipende dal fuso orario di chi lo festeggia. Come Paolo ha segnalato, la NASA ha pubblicato moltissime foto delle missioni Apollo: sono l’una più bella dell’altra; avendo tempo, bisognerebbe da guardarle tutte, quantomeno per rendere onore a chi ha lavorato per la riuscita di quel progetto e anche per capire che alcune volte il sense of wonder riusciamo a tirarlo fuori anche noi, senza andarlo a cercare nei libri di fantascienza.

Mala tempora currunt per la NASA che non riesce a rimpiazzare lo shuttle e lancia progetti a lungo termine, sperando che qualcuno li concluda. Temo che sia finito il periodo di persone che avevano l’orgoglio di osare, di metterci la faccia e di lavorare insieme per un fine superiore. Invece ci troviamo impantanati nell’era dei rapporti trimestrali, degli amministratori delegati che ragionano solamente con i fogli di Excel e con i report a breve all’azionariato, il quale non capisce (perché interessato solamente alla speculazione a breve) che un anno di investimenti potrebbe portare ad un lustro di guadagni.

Negli anni ‘60 un’intera nazione si era mobilitata per raggiungere una meta ed è riuscita, nonostante il fatto che solamente due anni prima Virgil “Gus” Grissom,  Ed White e Roger Chaffee abbiano perso la vita nel modulo comando durante un’esercitazione. Sarebbe bello vedere entro pochi anni un intero pianeta che si mobilita per raggiungere un’altra meta (o anche la medesima) e riesca a raggiungerla.

Da ultimo (perché ultimi sono) un pensierino di commiserazione ai lunacomplottisti, a cui dedico questo video segnalato da Paolo.

The Periodic Table of Videos

The Periodic Table of VideosQuesto è un post ad alto livello di geekitudine.

The Periodic Table of Videos è un sito curato dall’Università di Nottingham che sta pubblicando un video per ciascun elemento della tavola periodica. I video sono interessanti e narrati con linguaggio comprensibile (per chi comprende l’inglese, ovviamente), ma senza castronerie scientifiche. Di tanto in tanto ci sono inserti divertenti o spettacolari; chi non vuole far passare tutti gli elementi (male!) e vuole vedere solamente gli esperimenti interessanti può clickare il link Features nella home page del sito. Alcuni di questi esperimenti mi hanno ricordato la rubrica Will it fizz or will it bang? di Brainiac.

The Periodic Table of Videos è un sito in cui un appassionato di scienza come me inizia dall’idrogeno e non smette finché non ha visto tutti i video; sebbene il mio riferimento online per gli elementi chimici rimanga Web Elements, The Periodic Table of Videos ha un alto livello divulgativo e permette di vedere in video alcuni elementi allo stato puro difficilmente reperibili.

Aggiunta. Dopo aver visto tutti i video, devo andare a Ytterby.