Entries Tagged 'telecomunicazioni' ↓

Frammenti di FidoNet

La mia esperienza telematica inizia nel 1986 quando a Pavia eravamo un cinque o sei ad avere il modem: ci scrivevamo tra di noi sulle tre BBS della città e poi ci trovavamo la sera a bere una birra assieme.

Dalle BBS locali alla FidoNet il passo è stato breve e dalla fine di quell’anno è iniziata la mia avventura online, interrotta per un solo anno, il 1988, per il servizio di leva.

FidoNet è stata una palestra e una grande fonte di esperienza, ma soprattutto un posto dove ho trovato tantissimi amiche e amici. FidoNet aveva un sistema di messaggistica privata (la NetMail o Matrix) e uno di messaggistica pubblica tematica (la EchoMail, o le “aree echo“); più avanti aveva anche un sistema di distribuzione file. Una piccola Internet, insomma.

I messaggi di quel periodo sono per la quasi totalità spariti come lacrime nella pioggia. Qualcuno l’ho salvato e ho ritrovato quei file qualche giorno fa. Li ho catalogati alla meno peggio e li ho messi in linea qui. È una testimonianza frammentaria di quello che siamo stati, per far capire a chi non c’era che Internet per non è stata solamente la “versione 2.0″. La connessione è un po’ lenta perché quel server è su un’ADSL che sta facendo trasferimento dati inerenti il mio lavoro. Portate pazienza.

Addio 100344,447

Un altro pezzo di storia della telematica se ne va.

America OnLine ha staccato la spina di CompuServe, la prima vera rete telematica globale ad accesso commerciale.

Fino all’esplosione di Internet, CIS era la rete telematica globale dove ci si scambiavano messaggi privati, si accedeva a forum pubblici e si potevano guardare gli oggetti in vendita presso alcuni negozi online. Moltissime aziende americane avevano un recapito su CIS ed era, quindi, più facile contattarle per via telematica.

Un abbonamento a CIS non era esattamente a buon mercato, tantopiù che in Italia bisognava chiamare i nodi internazionali di Milano o Roma che andavano alla vertiginosa velocità massima di 2400 BPS, motivo per il quale in tutto il mondo CompuServe era noto anche come CI$.

L’esperienza non era interattiva come quella attuale, ma avveniva tramite un client che scaricava in cache messaggi e altri dati e si connetteva solamente dietro richiesta.

CIS e GEnie erano i due servizi commerciali online più grandi e diffusi prima di Internet, che in Italia hanno avuto come pari McLink., basato sul software scritto da Bo Arnklit.

Ovviamente a fianco a questi c’erano anche servizi non commerciali quali FidoNet, Sublink e altri, ma questa è un’altra storia.

Addio, quindi 100344,447, non ti usavo più da moltissimi anni, ma sei stato uno dei miei tanti indirizzi telematici dell’era pre-Internet.

Il cioccolato e la cacca

Negli ultimi sette giorni ho interagito con due call centre differenti.

Il primo mi ha risposto in un tempo ragionevole, la persona era gentile, cordiale, con un tono di voce gioviale e non solo ha risposto ad ogni mia domanda, ma ha anche proposto soluzioni alternative che non conoscevo, guidandomi verso la scelta giusta. Molto probabilmente la società a cui fa capo questo call centre si beccherà 25/30€ in più al mese per un servizio che è stato esaurientemente illustrato dall’operatore.

Il secondo call centre mi ha fatto aspettare oltre quindici minuti; chi mi ha risposto aveva una voce assonnata e svogliata e un atteggiamento indisponente che lasciava trasparire fin troppo bene la voglia di chiudere rapidamente e di levarsi di torno questo stracciapalle. Ho inoltre scoperto che un suo collega un mese prima mi aveva dato notizie false facendomi percorrere una strada inconcludente che non ha risolto il problema perché anche lui a suo tempo non aveva ascoltato ciò che gli veniva spiegato e aveva agito in maniera arrogante. Quasi sicuramente la società a cui fa capo questo call centre riceverà una lettera di disdetta dal titolare del servizio, che si è sentito sentito raggirato una volta di troppo. Di più, detto titolare acquisterà un servizio analogo dalla società di cui all’esempio precedente.

Le due società in questione sono Vodafone e Telecom (servizio Alice Business). Lascio ai miei due lettori il compito di indovinare a quale delle due si applicano le storie citate in questo post.

Come cambia il lavoro

Mi riferisco al mio lavoro, quello del consulente IT.

Quando ho cominciato, un ufficio era d’obbligo perché Internet andava nella migliore delle ipotesi via ISDN (le linee fisse erano prerogative aziendali) e non era diffusa in maniera capillare; parimenti, il telefono cellulare aveva ancora qualche problema e non solamente di costo. Anche i computer portatili imponevano una serie poco accettabile di compromessi con cui gli smanettoni non riuscivano a convivere. Quindi il lavoro consisteva nel vivere in ufficio (con i problemi connessi allo spostamento casa-ufficio) dove si svolgevano le attività di sviluppo e assimilati e si andava dal cliente per qualsiasi tipo di attività.

La proliferazione delle ADSL e della telefonia mobile migliora notevolmente la vita dei consulenti, almeno la mia. L’ufficio non è più necessario, ci si basa su uno o più server costantemente collegati ad Internet per i vari servizi, quali la mail e il repository dei dati e dei programmi, e il numero di telefono dell’ufficio inizia con un 3. Lo small office diventa, quindi, home office, con rischi (autoschiavitù in primis) e benefici del caso. Tuttavia in questa fase Internet è ancora un po’ lenta per certe attività, che richiedono necessariamente un intervento fisico.

Pian piano anche i portatili diventano computer con cui si può lavorare decentemente, perciò quando si va dal cliente è possibile portarsi dietro l’ambiente di sviluppo e le chiavi SSL per collegarsi in VPN da altre parti. Il passaggio da POP3 ad IMAP, favorito dall’aumento della velocità delle connessioni e dalla diminuzione dei costi di storage, permette di avere tutta la propria mail sempre disponibile, che si operi dal PC di casa, dal portatile o dalla webmail. Di fatto con questo passo ci siamo slegati anche da una posizione fisica fissa, sia essa l’ufficio o la casa: più di una volta mi è capitato di lavorare in posti che prima solamente nelle pubblicità americane era possibile.

Credo che adesso, se le compagnie telefoniche UMTS ci assistono, siamo all’inizio di un nuovo cambio di prospettiva. Questo weekend ho cambiato il cellulare, vecchio oramai di tre anni, e ho preso un Nokia E71. Quello che ho in mano è un computer a tutti gli effetti (di cui parlerò in dettaglio in un successivo post) con un client mail, un client SSH, una VPN (da testare), un client Windows Terminal (questo devo ancora installarlo) e una connessione 802.11. Una volta che riuscirò a mettere assieme i pezzi e ad avere un contratto dati con Vodafone che non mi costi come una quota di maggioranza nell’azienda telefonica, potrò risolvere piccoli problemi presso i clienti che ora mi obbligano a dire «quando mi collego alla Rete leggo la mail e ti risolvo il problema». Per ora il terminale UMTS non può sostituire un portatile, ma permette di non essere sempre obbligati a portare con sé un portatile per svolgere alcune funzioni basilari sui server che si amministra.

Rimane, certamente, il problema dell’autoschiavitù, ma credo che in questo momento pochi sarebbero felici di tornare a lavorare come dieci/dodici anni fa quando bisognava saltare in macchina per una qualsiasi fesseria che ora risolviamo collegandoci in VPN e in remote desktop o in SSH.

Le infrastrutture

La storia di questo post ha come protagonista una media impresa manifatturiera sita nel cuore della pianura padana; limiterò i dati identificativi al minimo per vari motivi, non ultimo dei quali il fatto che il caso esposto è comune a molte aziende.

Questa azienda produce beni ad alta qualità nel proprio settore e li esporta in tutto il mondo. La sede attuale è invariata da dodici anni e sono circa sei anni che dispone di una linea ADSL con l’incumbent italiano; con il trascorrere del tempo la linea Internet è diventata sempre più importante, visto il prevalere dei rapporti con l’estero e l’introduzione di nuove tecnologie.

La sede, va specificato, non si trova in mezzo alla campagna, ma nella cosiddetta zona artigianale di una cittadina di circa quindicimila abitanti. A fianco ai capannoni del nostro esempio ci sono molti altri capannoni in attività da anni e un piccolo centro commerciale.

Da due mesi a questa parte l’ADSL è diventata (per citare un classico) goffa o erratica come un fulminatore e non è certo un servizio per tempi civilizzati (sempre per mantenere la medesima metafora). Nella migliore delle giornate, funziona solamente la mattina, per crollare appena dopo pranzo e riprendersi la notte. Quando va male, sta giù per qualche giorno.

Gli operai sono intervenuti più volte e tutto quel che sono stati in grado di fare è stato sostituire il cavo che va dalla chiostrina stradale agli uffici. Nell’ultimo intervento hanno cambiato anche la chiostrina presente in ditta installandone una prelevata probabilmente dal museo della SIP. Ovviamente gli operai hanno dato la colpa al router ADSL, ma anche l’apparato da loro consigliato non ha migliorato la situazione.

Da notizie ottenute per vie traverse abbiamo appreso che gli apparati elettronici siti nella centrale di riferimento sarebbero obsoleti e la situazione potrebbe peggiorare con l’aumento della temperatura. Inoltre pare che il cavo multicoppia che va dalla chiostrina stradale alla centrale sia deteriorato e necessiti di una sostituzione. Queste sono però informazioni ottenute in via non ufficiale di cui non ci sono riscontri. In ogni modo sono problemi di chi fornisce il servizio ed emette regolarmente fattura per lo stesso.

Non c’è da stupirsi, quindi, se Stefano Quintarelli, per citare un nome non del tutto a caso, insiste nel suo blog sull’importanza dell’infrastruttura; purtroppo quando nei notiziari si parla dell’incumbent italiano si citano sempre cifre astronomiche, movimenti societari e assimilati, ma si dimentica chi è in trincea tutti i giorni a combattere con un’infrastruttura fatiscente, operai volonterosi ma demotivati o privi di risorse e call centre che si ricordano dei clienti solamente quando devono rifilare nuovi servizi.

Grazie, Telecom!