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Pioneer One

Pioneer One Pioneer One è una serie di fantascienza prodotta in maniera indipendente con microfinanziamenti e distribuita con licenza Creative Commons.

È un modo innovativo di fare… di fare… non so come definirlo. “Televisione” non è adatto perché il pilot si scarica con bit torrent. “Telefilm” forse, se si prende solamente il concetto di immagine in movimento che racconta una storia spezzata su più episodi, ma l’analogia non va molto più in là perché non c’è la componente televisiva. Non è rispettata nemmeno la durata canonica dei telefilm americani: il pilot dura poco più di 30 minuti. Tanto non deve stare in uno slot di un network televisivo.

La storia (che non rivelo qui) è interessante e ben costruita. Diversamente da altre produzioni di Hollywood, non vengono messe sul tavolo tante informazioni per poi, magari, perderle per strada. Qui la narrazione è più ligia ai canoni aristotelici, forse più “teatrale”, forse anche per la carenza di fondi. Tuttavia, questa apparente limitazione permette di concentrarsi sul tema della narrazione, senza troppi infodump o pretesti narrativi per introdurre il cast.

In tema, un sistema di stabilizzazione della macchina da presa nelle riprese fisse (o presunte tali) sarebbe stato auspicabile; sarebbe stato sufficiente anche un treppiede al posto della telecamera a spalla. Altra cosa da ridurre è, a mio avviso, l’eccesso di controcampi fatti con lo spostamento rapido della telecamera, che dopo poco iniziano a dare un attimino fastidio.

Il debutto della serie è avvenuto nei network p2p di bit torrent; ieri la distribuzione ha toccato i 21.000 seed. Questo potrebbe essere una parentesi sperimentale oppure l’inizio di un nuovo modo di fare intrattenimento, che taglia fuori i canali ufficiali. Nel secondo caso sarà una bella lotta.

Aggiornamento del 24/6: questo articolo di fantascienza.com riporta un’intervista al regista del pilot.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

Star Wars in Concert Circa trent’anni fa ero uno dei tanti bambini che assisteva alla proiezione di un film che avrebbe cambiato definitivamente il suo immaginario fantastico. La combinazione di immagini sul grande schermo e la musica davano vita ad uno spettacolo unico, che avrebbe definito il modo di fare cinema di fantascienza da lì in avanti, creando anche l’industria degli effetti speciali.

Trent’anni sono passati e ieri pomeriggio al come-si-chiama-adesso-il-Forum di Assago ho potuto assistere ad uno spettacolo che non avrei mai immaginato di poter vedere fino a pochi anni fa.

Lì davanti a me c’era un’intera orchestra sinfonica, con tanto di coro, una scenografia d’effetto e uno schermo largo quasi quanto il palco. Questa è la premessa di Star Wars in Concert.

Quello che è veramente Star Wars in Concert varia da persona a persona e ieri c’era un campionario molto assortito, che andava dal bambino delle elementari all’azzimato pensionato accompagnato dalla consorte che, alla vista della bacheca dei prop, ha perso l’autocontrollo e si è comportato esattamente come il bambino di cui sopra.

L’emozione di sentire dal vivo quelle note che ci accompagnano da anni è difficile da descrivere; a questa si aggiunge anche il fatto di avere Anthony Daniels lì davanti sul palco che accompagna la narrazione musicale con interventi di grande qualità recitativa.

Per anni quelle note sono uscite dal registratore a nastro, dallo stereo di casa, dal riproduttore CD, dal player MP3… ma questa era la prima volta che si sono potute ascoltare dal vivo quelle note che fin’ora per noi avevano nomi tipo Fox Fanfare, Main Titles, Cantina Band, Imperial March, Across the Stars, Duel of the Fates, The Desert And The Robot Auction, Yoda’s Theme, The Throne Room, End Titles…

Un’emozione così potrebbe essere superata solamente dal Maestro Yoda che suona alla porta di casa.

Foto e altri commenti più razionali li trovate sul blog di un amico che era seduto dietro di me.

CAPRICA

CAPRICA

The function of science fiction is not always to predict the future but sometimes to prevent it.

(Frank Herbert)

Finalmente un bel telefilm di fantascienza!

Stavo un po’ perdendo la speranza di riuscire a vedere qualcosa di intelligente, qualcosa che non fosse la solita storia ritrita dell’utopia futuribile, ma qualcosa che ci mette in guardia.

Premetto da subito che non ho visto Battlestar Galactica: mi sono fermato a tutti gli episodi della prima gloriosa serie e qualcuno di quello schifo di Galactica 1980. I primi approcci con Battlestar Galactica mi hanno lasciato un po’ freddino, quindi non ho continuato.

Ronald D. Moore si riconferma un ideatore vulcanico, probabilmente l’avremmo dovuto sospettare quando è stato allontanato dalla produzione di Star Trek. Abbiamo visto com’è andata per l’uno e per l’altro.

Il primo impatto è senza dubbio quello visuale. C’è un sapiente utilizzo dello schermo wide e un giusto uso dei terzi, che rompono definitivamente lo schema delle inquadrature centrali televisive, con un effetto nettamente cinematografico. Certe cose non erano certamente possibili quando la maggioranza dei televisori era 4:3. Molto interessanti anche le luci: anche in questo caso il loro utilizzo è decisamente cinematografico e per nulla televisivo.

L’ambientazione è quella di una città in cui la tecnologia è presente ma non incombente. Un po’ come se una persona degli anni ‘50 vedesse le scene di una metropoli attuale.

I personaggi mi hanno colpito in maniera assolutamente positiva: in Caprica per ora sono tutti cattivi, nel senso che non c’è il buono di riferimento per giustificare i personaggi antagonisti. Ovviamente il mio personaggio preferito è Daniel Graystone, ma mi sembra quasi inutile dirlo.

La storia è quella che colpisce favorevolmente. È una di quelle storie che ti sollevano per le palle, ti sbattono contro il muro, ti tirano calci nelle costole quando sei a terra finché non ti sei svegliato e non stai capendo quello che succede. Sono le storie grandiose della vera fantascienza, che non terminano in un capitolo o in 44 minuti di trasmissione, ma che non vengono nemmeno inutilmente diluite in uno sterminio di alberi un cui in 100 pagine non succede assolutamente nulla. La ciliegina sulla torta è che qui viene tirata in ballo anche la religione e se ne vedono veramente delle belle…

Pian piano…

Un anno e mezzo fa circa mi ponevo la domanda se servissero ancora DVD a cui anche S* aveva dato la sua risposta.

Pare che, finalmente, qualcosa si stia muovendo: Paramount Digital Entertainment (PDE) e Kingston hanno siglato un accordo per la distribuzione di contenuti multimediali su memorie a stato solido. Fuori dai tecnicismi: film su chiavette USB.

Finalmente.

Qualcuno in California deve aver capito che se le major non mettono i film su chiavette USB e assimilati, lo fanno i cosiddetti pirati. HARRRRRRR!!!

C’era stata un’avanguardia poco tempo fa: l’ultimo (per ora) film di Star Trek era stato reso disponibile su una chiavetta USB “da collezione” (qualsiasi gadget di Star Trek, anche il più becero, è identificato con questo termine), ovviamente pieno di DRM, ma è anche legittima la scelta, per ora.

La speranza è che questo genere di supporto prenda piede e ci si liberi da oggetti inutilmente ingombranti e delicati come i lettori di supporti ottici rotanti.

L’ombra di Star Trek

Ovviamente sono andato a vedere l’ultimo film di Star Trek, ma ho aspettato un giorno e mezzo per poter digerire la visione prima di scrivere qualcosa.

JJ Abrams è un uomo di marketing dello show biz, l’ha dimostrato in varie occasioni ed è un furbacchione. Fino a un mese dal lancio del film ha spergiurato che non fosse un reboot della serie per avere il consenso dei fan più convinti (gli unici che pendevano dalla sue labbra da un anno e mezzo), che saranno pure dei rompicoglioni, ma sono anche quelli che tengono vivo il franchise con la partecipazione alle convention o con l’acquisto di merchandise spesso di pessimo gusto, ma tant’è: al cuor non si comanda.

Ad un mese dal lancio, JJ ha cambiato registro perché doveva rivolgersi a quanta più gente possibile e ha scoperto le carte. Un vero maestro della comunicazione, non c’è che dire: in altre epoche avrebbe avuto un posto di rilievo in un regime totalitario. Ma basta parlare di JJ.

Il film è simile a tanti altri del suo periodo, troppo simile. È spettacolare, scenografico, ci sono gli effetti della ILM, un combattimento con le spade, un vecchio saggio con le orecchie a punta, un pianeta di ghiaccio con dei mostri e una base… Dove ho già visto tutte queste cose in un film? Fosse stato girato qualche anno prima, avremmo avuto decine di scene in bullet time, ora abbiamo due ore di finti lens flare, anche quando non c’è nessuna sorgente luminosa che possa provocarli, ma tanto sono aggiunti in digitale.

Non si può dire che sia un brutto film, ma manca l’essenza di Star Trek. Mancano i messaggi al di là della spettacolarità, mancano i personaggi che non siano le caricature di quelli della Serie Classica, manca soprattutto uno spirito di corpo tra i marinai dell’Enterprise, che in questo film vanno d’accordo quasi solamente quando si baciano. Certo, non si può pretendere profondità da un film i cui dialoghi a volte sfiorano l’idiozia: «Io sono sulla navetta, tu no» «Io sono sull’astronave, non sono sulla navetta» «Ma tu dovresti essere sulla navetta non sull’astronave» «Invece sono sull’astronave e tu è bene che resti sulla navetta» «Ma se tu resti sull’astronave, non potrai più essere sulla navetta!» «Sono sull’astronave perché il mio posto è qui» (manco fosse una canzone dei Pooh). L’avevamo capito da subito che una era sulla navetta e l’altro sull’astronave senza bisogno che ce lo dicessero i dialoghi; dopo la seconda battuta in molti hanno sperato che Nero sparasse un siluro alla navetta per porre fine a questo strazio di dialogo. Purtroppo il nemico anche questa volta è un incapace, probabilmente è una clausola contrattuale. In undici film di Star Trek ci sono stati probabilmente tre cattivi decenti (V’ger, Khaaaaaaan e Gorkon Chang), forse è il tristo fato dei film della serie.

Molti si sono entusiasmati per le citazioni di altri film (altra moda del momento: i film che citano gli altri, praticamente dei patchwork cinematografici), ma Star Trek ci aveva abituato ed essere la fonte ciò che veniva citato per la profondità dei temi, peccato.

Quarant’anni fa Star Trek è stato ciò che, in un panorama di telefilm di pura azione, ha trattato lo spettatore da essere senziente; vent’anni dopo il franchise è riuscito in un’altra missione simile perché aveva ancora molto da dire a chi stava ad ascoltare. Evidentemente adesso Star Trek non riesce più in questa missione e lascia, fatalmente, lo spazio ad altri perché, come in biologia, se si lascia un vuoto, altri lo riempiono.

HyperB5

HyperB5HyperB5, la risorsa italiana su Babylon 5, si rinnova passando da documenti HTML statici ad un motore di visualizzazione dinamico basato su PHP e MySQL.

La notizia per me è ancora più bella in quanto Steve, il curatore del sito, ha deciso di adottare il motore di visualizzazione di HyperTrek, disponibile gratuitamente con licenza GNU GPL.

Non è certo mia intenzione pormi al livello di gestori di contenuti quali, a titolo di esempio, WordPress o Joomla, in quanto il motore di HyperTrek è assai specifico e ottimizzato per guide su serie televisive. Il motore di HyperTrek manca di un sistema di gestione dei contenuti degno di questo nome, che esiste e fornisco tranquillamente su richiesta ma non è affatto di qualità pubblicabile (ci sto lavorando per metterlo online senza vergognarmi).

Inoltre il motore di HyperTrek non è deliberatamente collaborativo, nel senso che non si basa né sul concetto di wiki dove tutti possono scrivere (e cancellare) né sul concetto di blog dove tutti possono commentare (e spammare). Probabilmente questa è una limitazione, ma non è nemmeno detto che tutti i siti del web debbano sempre e comunque permettere i commenti di ogni visitatore, anche perché chi gestisce il sito potrebbe non avere tempo per vagliare i commenti.

I due punti forti, a mio avviso, del motore sono la modularità con cui si possono costruire le pagine di diverso layout e il fatto che il motore di visualizzazione acceda in sola lettura all’archivio dei dati, rendendo poco efficace qualsiasi tentativo di SQL injection che sfrutterebbe eventuali problemi di sicurezza del motore.

Steve sta ancora lavorando alla conversione delle pagine HTML, lavoro che so essere molto lungo e oneroso. Consiglio ogni tanto di passare a dare un’occhiata alla nuova versione del sito e segnalare eventuali imprecisioni ai gestori, aiuto sempre apprezzato da chi tiene alla qualità dei contenuti di ciò che pubblica.

Uova Fatali

Image of Le uova fatali

La sera del 16 aprile 1928 Vladimir Ipat’evic Pérsikov, professore di zoologia della IV Università statale e Direttore dell’Istituto Zootecnico di Mosca, entrò nel suo studio annesso all’Istituto di via Herzen. Accese il globo smerigliato sospeso nel centro del soffitto e girò lo sguardo intorno. Come il principio della spaventevole catastrofe va ricercato appunto in quella sera infausta, così il professore Pérsikov, sì proprio lui, deve essere considerato la causa prima della catastrofe stessa.

Uova fatali di Michail Bulgakov (pure il nome in cirillico, tiè: Михаил Булгаков) è un breve racconto scritto nel 1925 e ambientato pochi anni più in là.

Il racconto ha un gusto che ora definiremmo forse steampunk, ma credo abbia un certo rilievo per la data in cui è stato scritto. La storia narra del professor Pérsikov che scopre per puro caso un metodo per aumentare lo sviluppo degli embrioni animali al prezzo dell’aumento della ferocia dei medesimi. Con queste premesse è facile intuire l’evolversi della storia, ma rimane un raccontino gradevole da leggere.

Qualcuno forse ricorderà l’omonimo sceneggiato della RAI degli anni ‘70 diretto da Ugo Gregoretti tratto, appunto, da questa storia.

Se vi capita sotto mano il libercolo dateci un’occhiata.

ParanoidLinux

ParanoidLinux is an operating system that assumes that its operator is under assault from the government (it was intended for use by Chinese and Syrian dissidents), and it does everything it can to keep your communications and documents a secret. It even throws up a bunch of “chaff” communications that are supposed to disguise the fact that you’re doing anything covert. So while you’re receiving a political message one character at a time, ParanoidLinux is pretending to surf the Web and fill in questionnaires and flirt in chat-rooms. Meanwhile, one in every five hundred characters you receive is your real message, a needle buried in a huge haystack.

Quando Cory Doctorow ha scritto questo brano di Little Brother, Paranoid Linux era solamente una sua invenzione funzionale allo svolgimento del racconto. Qualcuno, però, ha pensato di trasformare la finzione in realtà, così lo scorso maggio è nato il progetto ParanoidLinux.

Per qualche mese il progetto ha cercato una propria identità e ora sembra che l’abbia finalmente trovata. Pochi giorni fa, infatti, nel blog del sito è stato pubblicato l’annuncio del raggiungimento di una alpha-alpha release. Purtroppo non è ancora possibile scaricare un ISO, bruciarlo su un CD e avviare una copia di ParanoidLinux, ma almeno il team ha delineato un percorso.

La privacy è un diritto imprescindibile di un cittadino, sia questa nei confronti di entità private o nei confronti di organizzazioni pubbliche o governative che non hanno uno scopo definito per violarla. Esiste, infatti, una linea netta tra la raccolta di dati per una legittima indagine da parte delle forze di polizia e una raccolta di dati indiscriminata, aprioristica, non garantita da un mandato di un giudice e senza uno scopo dichiarato. Va inoltre ricordato che il motto «chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere» è tipico delle forze di polizia politica dei regimi totalitari.

Ben vengano, quindi, queste distribuzioni e ogni tipo di software che alzino delle barriere per proteggere i dati informatici di ogni cittadino, così come le mura di casa proteggono i cittadini dallo sguardo di chicchessia.

Quando avete un momento libero, scaricate GnuPG (è disponibile anche una versione italiana del sito) e imparate ad utilizzarlo. Questa è la mia chiave pubblica.

Singularity Sky

Image of Singularity Sky

The day war was declared, a rain of thelephones fell clattering to the clobblestones from the sky above Novy Petrograd.

Inizia proprio con una pioggia di telefoni il bel romanzo di Charles Stross che ho appena finito di leggere.

Stross è il solito vulcano di idee, riesce a rendere non noiosa una storia che, dopotutto, è un classico della space opera e aggiunge ogni tanto delle note veramente spassose. È un tomo cospicuo, se lo si paragona alle altre opere di Stross, ma, dopotutto la storia regge, anche se ogni tanto ci sono dei cali, quasi fisiologici. Ancora una volta, ho apprezzato la bassa prevedibilità di ciò che sta per succedere nel corso della narrazione.

Singularity Sky è anche hard science fiction e potrebbe causare problemi a chi disdegna deliberatamente l’aspetto scientifico della fantascienza. Dal mio punto di vista non credo sia un problema, non di più di quanto si possa apprezzare l’aderenza alla storiografia in un romanzo storico.

HyperTrek

HyperTrekPiccolo spazio pubblicità.

In agosto ho aggiornato il motore di HyperTrek, che ora è alla versione 2.0. La novità più evidente è il cambio della grafica standard: ho voluto un po’ decostruire l’interfaccia e togliere filetti, sfondi, retini e ammennicoli vari, vuoi perché oramai ce ne sono troppi nei siti, vuoi perché spero che una grafica così leggera sia più fruibile dai dispositivi portatili. La nuova grafica è figlia dell’uso massiccio di DIV e SPAN al posto delle tabelle, che sono state ridotte al minimo indispensabile. Le immagini della nuova grafica sono opera del vulcanico Sat’Rain, impagabile collaboratore del sito. Questa scelta mette a disagio chi usa ancora Internet Explorer 6, ma spero che gli utenti di questo browser pieno di vulnerabilità note a tutto il mondo aggiornino velocemente il loro programma.

L’altra novità è l’introduzione delle skin, ovvero la possibilità di cambiare aspetto dell’interfaccia in tempo reale. Sat’Rain ha disegnato a tempo di record una skin per i nostalgici conservatori amanti della vecchia grafica del sito. e probabilmente altre sono in arrivo. Rimanete sintonizzati.

La pagina delle news è finita nel riciclatore dei byte perché non ricade negli scopi di HyperTrek quello di fornire notizie dell’ultim’ora. Al suo posto ho creato un aggregatore di notizie che controlla ogni ora vari feed RSS dedicati a Star Trek e riporta le ultime notizie sulla pagina principale del sito. Questa soluzione asincrona (il task che scarica e analizza i feed RSS non è quello che visualizza le pagine) permette di eliminare la noiosa attesa che si aveva con la versione precedente quando la pagina di apertura del sito era rallentata dal caricamento delle notizie di altri siti.

Noterete anche che è sparito il parametro ndx dall’URL delle pagine del sito. Nella nuova versione l’indice da visualizzare viene gestito attraverso una sessione PHP. Questo permette di uniformare i link anche a favore dei motori di ricerca. Sempre in tema di uniformità, tutti i link che hanno come destinazione hypertrek.org vengono rediretti su hypertrek.info.