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Il codardo potere di dire «NO!»

Tutti bravi a dire «NO!»

No a questo, no a quell’altro… Al massimo un «Sì, ma…» o un odiosissimo «Io non ne capisco nulla, però secondo me…»

Quando viene chiesta un’alternativa al «NO!» o si sentono discorsi avulsi dalla realtà oppure «Non compete a me trovare soluzioni». Però ritieni che ti competa frapporre degli ostacoli, eh, coniglio che non sei altro?!

Ciascuno ritiene che non sia necessaria una competenza specifica per opporre un veto, mentre sia fondamentale per proporre una soluzione. Forse perché l’ignoranza è più diffusa della competenza.

È la differenza che corre tra distruggere e costruire: anche una masnada di barbari è capace di distruggere, ma ci vuole un gruppo motivato e ben coordinato di persone competenti per costruire.

Ciascuno scelga da che parte stare.

Ma sei proprio sicuro?

Sei sicuro?

Quella sopra è la parte di un questionario di profilazione di un panel a cui ho tolto alcuni gadget grafici per renderlo meno riconoscibile.

Solamente se si seleziona la prima risposta, “1″, appare un popup come quello riportato.

Perché? Cosa c’è di tanto sconvolgente in una famiglia con un singolo componente da richiedere un popup di conferma?

Augurio corporativo

Andrea Giuricin commenta su Chicago Blog i recenti eventi dei controllori di volo spagnoli.

Siccome siamo in periodo natalizio e la tradizione della political correctness vuole che in questo periodo si sia più buoni del solito, ne approfitto per fare un augurio sincero.

Spero di tutto cuore che tra le migliaia di persone bloccate in Spagna ci siano degli Italiani membri delle corporazioni locali, che non elenco solamente per evitare di tralasciarne qualcuna.

Questo piccolo disagio non vi farà certo capire l’importanza di un libero mercato, perché non volete capirla, ma servirà come piccola pena per dimostrare che, in fondo, in pochino di giustizia c’è.

Tanti auguri.

Ho mangiato un formaggio scaduto da 40 giorni

E, dopo 48 ore abbondanti, non mi è successo nulla.

Trattavasi di Alpino Osella acquistato in un supermercato ben prima della data di scadenza, conservato in frigorifero (no frost, per la precisione) nella sua confezione integra e consumato 40 giorni dopo la data di scadenza impressa sulla confezione.

Dirò di più: quel formaggio mi piace maggiormente dopo la data di presunta scadenza, è più di un anno che lo mangio scaduto.

Ci sono alimenti che vanno consumati rapidamente, come, a titolo di esempio, il latte fresco, il mascarpone, il pesce. Su questo non ci sono dubbi.

Ce ne sono altri che non capisco perché abbiano una data di scadenza. Cosa succede al sale da cucina o al bicarbonato di sodio per uso alimentare dopo che scadono? Si trasformano misteriosamente in cianuro di potassio? Esplodono? Si avventano contro di me con intenti omicidi?

Quanto sopra non di certo per invitare i tre lettori di questo delirio ad ignorare le norme di igiene alimentare; ma fermarsi ogni tanto e chiedersi se abbia un senso tutto quello che viene scritto sulle etichette di quello che comperiamo potrebbe portare a qualche scoperta divertente, come la variabilità della scadenza delle bibite.

Regolamenti…

Contesto: servizio di dettatura telegrammi via telefono.

- Destinatario?

- Carlo e Alice Rossi.

- Mi dispiace non si possono mettere due nomi come destinatario. Il telegramma deve essere personale.

- Famiglia Rossi.

- Sì, Famiglia Rossi si può mettere. Se vuole aggiungo anche Carlo e Alice.

- Grazie.

Pensionati ninja

Cerco di andare al supermercato quando c’è meno gente possibile, ma ogni tanto capita di essere costretto ad andare a metà mattina dopo la visita ad un cliente per risparmiare tempo.

I supermercati cittadini dalle 10:00 alle 11:30 sono pieni di casalinghe combattenti e pensionati ninja.

Sono persone che, viste al di fuori di quel contesto, appaiono (e probabilmente sono) miti come agnellini e non farebbero male a nessuno. Hanno una famiglia e probabilmente figli o nipoti a cui sicuramente vogliono in mare di bene.

Ma quando entrano nel supermercato si trasformano.

Ti colpiscono ripetutamente con in carrello per passare (e si incazzano pure se glielo fai notare!), se lasci il cestino in coda alla cassa per prendere un articolo fronte corsia a due metri da lì lo scalciano via e ne prendono il posto (salvo fare i finti contriti se glielo fai notare) e ti prendono a spallate per rubarti il posto alla bilancia della verdura mentre stai pesando i vari sacchetti.

Sono dei veri guerriglieri, non guardano in faccia a nessuno e quando lo fanno ti guardano in cagnesco come se gli stessi per rubare il portafogli; pur di risparmiare trenta secondi spezzerebbero le ossa a chi sta loro vicino.

Evitate i supermercati cittadini la mattina, se tenete alla vostra pelle.

Storiellina

C’era una volta una fabbrichetta che faceva bene il suo lavoro, produceva beni ed era in espansione.

L’espansione comportava più costi del personale; il neoassunto general manager decise di chiamare una grande società di consulenza per condurre un’analisi.

Al termine dell’analisi, la grande società di consulenza dimostrò, slide di PowerPoint alla mano, che il problema era il costo del personale e propose di sostituire il personale con dei robot.

La fabbrichetta riusciva a produrre più del doppio di prima, il margini erano aumentati, la proprietà era felice e il general manager soddisfatto, ma i suoi fogli di Excel rivelavano ancora troppi costi e la cosa lo preoccupava.

Il general manager decise, quindi, di convocare di nuovo la grande società di consulenza, gli spiegò il problema e commissionò una nuova analisi.

Dopo i primi momenti di perplessità, i professionisti della grande società di consulenza analizzarono per filo e per segno tutta la contabilità con potenti software di data mining e di reporting.

La loro conclusione alla fine era chiara, come dimostravano le slide di PowerPoint: i costi derivavano dai contratti di manutenzione dei robot, che necessitavano di personale altamente specializzato per la manutenzione. La soluzione proposta fu di sostituire i costosissimi robot con dei normali operai, che potevano essere riposizionati nelle varie aree della fabbrica senza bisogno di riprogrammazione da parte di tecnici specializzati.

Il general manager decise, quindi, di smantellare i robot e di assumere gli operai. I costi erano scesi, la proprietà era felice e il general manager soddisfatto, ma…

Luigi Rosa

Quand’è la fine del mondo informatico?

Mentre si assiste ad un proliferare di idioti (o profittatori) millenaristi, ci sono (e ci sono state) molte date epocali per l’informatica che potrebbero portare alla fine di piccoli mondi. Quelle passate non hanno, per evidenti ragioni, portato alla fine di nulla di critico, per il fatto stesso che siamo qui a parlarne.

Ecco alcune chicche, con l’aiuto di quelle segnalate da SANS.

  • 1/1/1992 - Gli orologi degli Olivetti M24 tornano al primo gennaio 1984 perché l’orologio interno del computer conta solo fino a 4096 giorni dal primo gennaio 1984. G.Koll ha scritto un’utility da mettere nel CONFIG.SYS per spostare la finestra di altri 4096 giorni, quanto è stato sufficiente per un mio cliente per usare il suo M24 per alcuni anni ancora, ma chi lo usa ancora il 18/3/2003 ha un’amara sorpresa…
  • 9/9/1999 - Sull’onda del futuro problema dell’anno duemila, qualcuno sostiene che i sistemi basati su AS/400 si fermino in questo giorno perché nelle maschere di input viene utilizzato il 9 come marcatore del numero. Peccato che per fermare un AS/400 ci voglia ben altro.
  • 1/1/2000 - Che sia o no l’inizio del nuovo millennio (onestamente: chissenefrega), il mondo ha continuato a funzionare con problemi assolutamente trascurabili. Se questo sia avvenuto grazie o nonostante gli sforzi messi in campo non lo sapremo mai. Peccato.
  • 10/1/2010 10:10:00 - Il momento dell’apocalisse informatica: in binario 1010011010 (rappresentando la data in ISO, omettendo però il millennio) equivale a 666. Tipico esempio di come uno voglia “far venire i conti” con poderose arrampicate su superfici vetrose riflettenti.
  • 12/12/2012 - Presunta fine del computo dei giorni del calendario Maya, una popolazione che aveva costruito un’aritmetica complessa sulla base della superstizione che, se non ci fossero stati numeri per indicare i giorni, il mondo sarebbe finito. Sono finiti male prima i Maya della terra su cui poggiavano i piedi e, comunque, il computo degli anni prevede vari sistemi concentrici di conteggio. Tanta aritmetica per finire abbindolati dai conquistadores spagnoli, ne è valsa la pena? Visto il tambusto che c’è ora su questa superstizione, forse sarebbe stato meglio se gli Spagnoli fossero arrivati prima.
  • 7/2/2036 6:28:16 UTC - L’ultima data esprimibile con l’attuale protocollo ntp, che usa un offset a 64 bit rispetto al 1/1/1900, ma solamente 32 vengono utilizzati per il computo dei secondi.
  • 19/1/2038 3:14:07 UTC - L’ultima data esprimibile tramite i 32 bit con segno dell’epoca UNIX, il cui inizio è il primo gennaio 1970. Diversi tipi o derivati di UNIX hanno diverse date di fine epoca.
  • 31/12/2049 - Dopo questa data i programmi scritti in Clipper 5 potrebbero avere dei problemi. Se li state usando ancora in questa data, avete voi dei problemi.
  • 31/12/9999 - Ultimo anno esprimibile con un numero a quattro cifre.
  • 31/7/31086 2:48:05.47 - Ultima data esprimibile con OpenVMS e Mac OSX.

Ora andate e diffondete il panico. Ricordate che se versate una congrua cifra sul mio conto corrente (coordinate bancarie disponibili su richiesta) potrò fare in modo che la fine del mondo non avvenga.

Annunci desueti

Durante il volo e previa approvazione del personale di volo, possono essere utilizzati [...] computer non collegati con stampanti o con lettori di compact disc.

Questo è uno stralcio dell’annuncio che gli assistenti di volo ripetono durante il rullaggio di ogni volo e che quasi nessuno ascolta, almeno sui voli di linea a breve raggio.

Ho un vago ricordo di stampanti a batteria da collegare ai computer portatili o integrate nei portatili stessi (sì, hanno fatto anche quelli). Ogni volta che sento quell’annuncio mi vedo un distinto tizio in giacca e cravatta che estrae dal taschino una stampante laser dipartimentale a colori e una risma di fogli A4 proprio come Larry Laffer riponeva il bicchierone di soda in Larry II. Credo che a bordo l’unica stampante che possano vedere i passeggeri (posto che ne esistano altre) sia quelle dei POS utilizzati dagli stessi assistenti di volo per tentare di vendervi mercanzia a prezzi imbarazzanti, ammesso che lo facciano ancora nei voli internazionali. I POS sono da considerare computer collegati a stampanti? MAH!

Altrettanto anacronistici sono i CD da collegare ai computer. Forse adesso sono tornati in voga assieme ai PC super compatti; anche il mio portatile DELL permette di utilizzare il lettore/masterizzatore sia connesso nell’apposita bay sia connesso via USB nel caso in cui voglia utilizare floppy e CD, ma e’ un’ipotesi remota, specialmente a trentamila piedi d’altezza.

In ogni modo, a scanso equivoci, eviterò di portare in cabina una stampante IBM a nastro con modulo continuo da 132 colonne, un AS/400 e un jukebox esterno da 128 CD.

Aggiornamento gennaio 2009: ho volato con la nuova Alitalia il giorno dopo la “fusione” e l’annuncio è cambiato. Non so se sia per effetto della nuova compagnia o per diverse disposizioni internazionali.

Beccucci e scadenze

Narra una storiella dell’economia americana che anni fa una ditta di dentifrici, trovandosi in crisi di vendite, abbia chiesto aiuto ai suoi dipendenti. Come vuole il mito americano, è stato uno dei dipendenti a salvare l’azienda per cui lavorava suggerendo di allargare leggermente il beccuccio del tubetto del dentifrico, in modo tale da aumentare la quantità consumata ogni giorno dagli utenti.

Non so quanto sia fondata la storiella, ma è un fatto che da un certo momento in avanti i beccucci dei tubetti di dentifricio abbiano aumentato il loro diametro interno.

Altra storiella, ma questa vera. Qualche giorno fa Chiara, trovandosi a cenare da me, mi fa notare che la CocaCola Light che le ho offerto è scaduta. Effettivamente, non avevo comperato quella bottiglietta il giorno prima (compero la bevanda solamente per lei), ma nemmeno quando si pagava ancora tutto in lire.

Questa mattina al supermercato ho fatto una piccola indagine nella corsia, a me sconosciuta, delle bibite per verificare le date di «consumarsi preferibilmente entro il…». Nel tripudio di colori liquidi degno più di un colorificio che di un reparto di bevande per il consumo umano mi sono concentrato sulle cole. Le date entro cui è preferibile consumare tutte quelle bevande, inclusa la Pepsi, vanno dai dieci ai dodici mesi, con una sola eccezione, la CocaCola, la cui data ultima di consumo preferibile si aggira attorno agli otto mesi.

«È per garantire una miglior qualità del prodotto» risponderebbe probabilmente l’addetto PR della CocaCola se venisse interpellato. A parte una mia limitazione cerebrale che mi impedisce di immaginare come possa peggiorare ulteriormente una CocaCola, Light o classica che sia, mi chiedo come mai la CocaCola sia l’unica tra le cole ad avere una vita di scaffale (shelf life, per i manager rampanti) così bassa.

Come dice Andreotti, a pensar male si commette peccato anche se si rischia di aver ragione, ma a me questa cosa della scadenza così breve puzza un po’…